Charlie Hebdo: non si può morire di satira

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2015

Oggi tutti sono Charlie. Ma da domani cosa ne sarà della satira e della censura?

Dodici morti, otto feriti di cui cinque in condizioni disperate. Per ora questo è il bollettino dell’attacco, di ormai appurata matrice terroristica, di cui è stata vittima la redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo alle ore 11 di mercoledì 7 gennaio. Durante la mattinata, alle 10 circa, mentre era in corso una riunione di redazione, tre uomini incappucciati hanno fatto irruzione nello stabile armati di kalashnikov uccidendo otto persone della redazione tra cui Stephan Charbonnier, in arte Charb, e i tre tra i più importanti vignettisti: Bernard Verlhac (Tignous), Jean Cabut (Cabu) e Georges Wolinski, amico personale del disegnatore italiano Milo Manara, oltre a due agenti, il portiere dello stabile e un ospite della riunione. Il prossimo volume conteneva una recensione dell’ultimo libro di Michel Houellebecq, Sottomissione, fortemente criticato da parte della comunità islamica per i suoi contenuti. Per questo motivo, lo scrittore è stato messo sotto scorta e la sede della casa editrice che ha pubblicato il libro evacuata in via precauzionale. Nella mattinata del giorno successivo, alle ore 8, nella periferia Sud della capitale, c’è stata un’altra sparatoria a Porte de Vincennes. Nella giornata di venerdì le forze speciali dell’esercito francese hanno trovato e ucciso tre sospetti attentatori: i due fraelli franco-algerini reduci dalla guerra in Siria, Chérif e Said Kouachi (32 e 34 anni), e Amedy Coulibaly, ritenuto responsabile della successiva sparatoria a Porte de Vincennes. I primi due avevano cercato riparo in uan tipografia a Dammartin, il terzo in un negozio kosher di Parigi. Gli ostaggi, il cui numero differisce tra 6 e 15 a seconda delle fonti, sono stati liberati e tra loro ci sarebbero almeno quattro vittime, come confermato dal Presidente Hollande.

Cos'è Charlie Hebdo? Qual è il ruolo della satira?

La testata, nata nel 1969, nasce come una sorta di Linus transalpina (con tanto di strisce dei Peanuts). Dal 1981 al 1992 il giornale chiude i battenti per difficoltà economiche, riattivandosi con uno stile satirico molto più lisergico ed irriverente, spesso nei confronti di confessioni religiose (come la copertina di questo Natale con una versione "rivisitata" della natività) e non senza divergenze interne sulla linea editoriale. L’attentato arriva dopo numerose minacce che il giornale aveva subito negli anni, a partire dal 2006 e dopo un attacco incendiario subito cinque anni dopo, quando una molotov venne lanciata nella sede della redazione e il sito venne oscurato e sostituito da una foto de La Mecca. Questo non è il primo caso nella storia recente di attentati o minacce da parte di gruppi di fondamentalisti islamici contro gli autori di opere ritenute offensive. Il regista Theo Van Gogh, autore del film Submission (omonimo del libro di Houellebecq), fu ucciso da Mohammed Bouyeri, estremista islamico del Gruppo Hofstad; nel 2010 furono gli autori della celebre serie animata South Park, Matt Stone e Tray Parker, ad essere minacciati dal gruppo Revolution Muslim, fortunatamente senza alcuna ritorsione effettiva.

L’attentato ha naturalmente mobilitato i vertici istituzionali di ogni paese che hanno espresso solidarietà alla Francia, oltre che comuni cittadini, che hanno organizzato in numerose città manifestazioni di piazza per ricordare le vittime. La satira, anche e soprattutto quella più forte e sprezzante, è sempre stata un’arma e un’anticipatrice di cambiamenti storici nella coscienza comune, sin dai tempi della Rivoluzione Francese, dove proprio a Parigi, gli eventi del 1789 furono preceduti da pubblicazioni satiriche clandestine sulla famiglia reale ed a favore della Repubblica.

Bisognerebbe riflettere sul ruolo socio-culturale della satira e, finalmente, permettere ai creatori di agire senza limitazioni e non utilizzare questa vicenda per trasformarsi nei liberali e progressisti dell'ultim'ora quando, una volta che #jesuisCharlie smetterà di essere un tender topic, questo paese tornerà presto ad essere quello che ha costretto Lutazzi, Biagi ed altri a ritirarsi dalle scene televisive e che obbliga chi fa satira a temere di essere denunciato o addirittura censurato.

L'effimera metamorfosi liberal-progressista dell'opinione pubblica

Prima ancora di quanto si immagini, ci si accorgerà che tutto è tornato come prima ed una parte significativa delle persone che oggi esprimono cordoglio domani ricomincerà a non sopportare la visione di una puntata di South Park, la lettura di un articolo di Hunter S. Thompson o di chiunque adotti uno stile simile, una vignetta di Charlie Hebdo che magari prende in giro il Cristianesimo. Con questo non si afferma che sia giusto essere progressisti e sbagliato non esserlo, o amare la satira lisergica e sbagliato non aprezzarla; quello che si intende dire è che sembra inutile vestirsi da Montagnardi quando si è sempre stati degli anonimi Girondini, solo per cavalcare l'onda e guadagnare potenziale consenso, cercando disperatamente qualche scampolo della luce mediatica che illumina il palco della tragedia. Da domani Charlie Hebdo e tutti quelli come loro dovrebbero essere più liberi, affinché questo giorno rappresenti un nuovo inizio e non un catalizzatore di odio.

Astenendoci da analisi su una questione dove il biasimo e la rabbia verso gli attentatori e la solidarietà verso le vittime appaiono lapalissiani oltre che inevitabili, vogliamo invece riflettere sui possibili risvolti politici da evitare, per non trasformare il sangue di geni della vignetta come Cabu in un vessillo di odio interculturale, religioso e razziale nelle mani dell’estrema destra xenofoba, che ha già provato di non disprezzare l’occasione per cavalcare l’onda della rabbia popolare - basti pensare che la leader del Front National, Marine Le Pen, ha annunciato di voler indire un referendum per la reintroduzione della pena capitale in Francia, abolita nel 1981.

La redazione di CaféBabel Napoli si stringe intorno alla vittime, auspicando che nulla possa mai più fermare la libertà di espressione, e con essa il diritto di critica e satira in ogni sua forma, né con la morte né con altre forme di violenza.