Charlie Hebdo: la guerra che nessuno vuole

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 08 gennaio 2015

Mercoledì 7 gennaio, durante l'attentato terroristico alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo, hanno perso la vita 12 persone. Altre 4 sono in pericolo di vita. L'azione, di presunta matrice islamica, veicolerà l'odio sui musulmani che vivono in europa, temono alcuni commentatori. Altri ci ricordano di mantenere uno sguardo critico - e satirico - sull'Islam. 

Dennik N - Slovacchia: adesso non si seguano i predicatori antiislamici

Il quotidiano indipendente Dennik N teme che l'attentato parigino possa portare acqua ai mulini di coloro che predicano l'odio contro l'Islam: "Si potrebbe reagire decurtando la libertà ed esercitando la repressione secondo il principio della colpa collettiva. [...] È esattamente così che si muovono gli estremisti come il populista ceco Okamura o il movimento tedesco Pegida, che si serve della delusione e della frustrazione della Germania dell'est per mascherare i propri obiettivi fascistoidi. Una reazione di questo tipo, però, danneggia una società libera in maniera decisamente più pesante rispetto alla minaccia islamica.  [...] Giudicare gli uomini soltanto a causa delle loro credenze o della loro nazionalità, così come discriminare coloro i quali vogliono vivere in accordo con i principi dello stato di diritto democratico, assicura ai fanatismi islamici una crescente adesione. Tutto ciò trasformerebbe la società occidentale in un sistema autoritario". (08.01.2015)

Milliyet - Turchia: l'attentato parigino danneggia l'Islam

Anche se la pubblicazione delle vignette su Maometto è offensiva, l'attentato terroristico ai caricaturisti francesi non serve in alcun modo la causa islamica, si rammarica il quotidiano conservatore Milliyet: "In tutto il mondo si diffondono ondate di pregiudizi contro l'islam che, come uno Tzunami, colpiscono milioni di fratelli e sorelle musulmani. Il risultato dei pregiudizi è l'isolamento. Per questa ragione, i musulmani sono costretti a soffrire e a vivere in condizioni precarie, sotto pressione. [...] Se semplicemente non fossero mai state fatte caricature e disegni sui profeti dell'islam, capaci di provocare i musulmani a quel modo. I cristiani vedono in modo differente i loro profeti. Essi permettono addirittura che degli attori nudi rappresentino Gesù su un palcoscenico. [...] Questa è la concezione di libertà che hanno i cristiani. Ma è corretto considerare l'islam attraverso la stessa lente? Evidentemente no. Tra cristiani e musulmani ci sono enormi differenze culturali, religiose e di mentalità" (08.01.2015)

Le Figaro - Francia: La guerra è arrivata in Francia

Con l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, la guerra contro il terrorismo si è spostata dal vicino oriente e dall'Africa fino al cuore della Francia, afferma il quotidiano conservatore Le Figaro, esortando al contrattacco: "In tempo di guerra, la priorità numero uno è rimanere uniti. [...] Poi bisogna armarsi. Prima di tutto, sul piano morale: come possiamo difendere i nostri valori se non siamo convinti della loro superiore dignità? E poi, sul piano politico e giuridico: per troppo tempo, accecati da un perverso umanismo e da un eccessivo anti-razzismo, siamo stati indulgenti con i nostri peggiori nemici. Questi 'bambini perduti della jihad', questi fanatici, che infuriano sul web e cospirano apertamente contro la nostra nazione e la sua sicurezza. [...] Dobbiamo agire contro di loro. Senza alcuna debolezza o titubanza. La guerra è arrivata. E noi dobbiamo vincere" (07.01.2015)

De Standaard - Belgio: Dopo l'attentato, ancora satira

É necessario indagare sulle cause della radicalizzazione dell'islam, afferma il quotidiano liberale De Standaard dopo l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo. Abbandonare la satira sarebbe tuttavia un segnale sbagliato: "Dobbiamo cercare, con molta franchezza, di chiarire le ragioni per cui la battaglia si sia spostata in Europa. Dobbiamo riconoscere che discriminazione, esclusione e sentimento di spregio esistono, e giocano un ruolo importante nella radicalizzazione che stiamo vivendo. Se non facciamo questa analisi, saremo ancora impotenti di fronte al prossimo attacco.  Al contempo, dobbiamo difendere la nostra libertà con le unghie e con i denti e continuare a fare satira senza pudore. Su quelli che tagliano la gola e crivellano di pallottole altre persone, ma anche sulle paure che noi stessi abbiamo. In quanto europei, non potremmo reagire meglio a questa sete di sangue se non continuando a ridere." (08.01.2015)

Corriere della Sera - Italia: il diritto di criticare l'Islam

Durante il loro attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, i terroristi hanno più volte scandito le parole "Allah è grande". L'Islam si presenta a tutti gli effetti come una minaccia. Questa l'analisi di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera: il problema è dell'Islam, "cioé di un insieme di religione, di cultura e storia, riguardante in totale circa un miliardo e mezzo di esseri umani, dove nel complesso (nel complesso, perché vi sono anche le eccezioni e sarebbe da stupidi ignorarle) vigono regole diverse e - questo è il punto decisivo - perlopiù incompatibili con quelle che vigono in quasi tutte le altre parti del mondo. [...] Non basta: un insieme di religione, cultura e storia dove pressoché ognuna di queste cose è largamente suscettibile di essere percepita o interpretata come blasfemia, come una bestemmia contro l'Onnipotente da pagare con la morte.  [...] Se l'Islam è questo, allora noi vogliamo avere la possibilità di criticarlo come ci pare e piace: come abbiamo imparato a criticare il Cristianesimo, il Buddismo e mille altre cose. Possibilimente avendo diritto a non rischiare con ciò la vita: diritto che tra l'altro ci piacerebbe vederci anche riconosciuto da più di qualche voce autorevole in quel mondo. " (08.01.2015)

Kurier - Austria: i musulmani europei si devono difendere

Il Kurier ritiene che, dopo l'attentato di Parigi, i musulmani europei dabbano mostrare maggiore tolleranza: "I musulmani devono sopportare le critiche alla loro religione. Coloro che vedono subito una provocazione, laddove la pacificità del Corano viene messa in dubbio, devono imparare a sviluppare una cultura del dialogo più aperta. La scorsa estate, durante un'intervista al Kurier, il politologo musulmano Hamed Abdel-Samad ha sottolineato che «all'interno della sfera politica islamica non c'è nessun'ala moderata». E ancora: «Per noi musulmani non è determinante la vittima, quanto l'autore del crimine. Se questo è musulmano, lo accettiamo». Nel frattempo, l'egiziano si deve nascondere. Non conosciamo ancora gli autori dell'attentato di Parigi, ma molti elementi fanno pensare che coloro che hanno sparato siano musulmani radicali. Anche se l'idea di un califfato su scala planetaria appare del tutto delirante, a quanto pare i pazzi che combattono per essa non sono soltanto in Siria o in Iraq. Noi ci dobbiamo difendere da tutto questo, ma anche i musulmani che vivono in Europa si devono difendere". (08.01.2015)

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