C’erano una volta le buste di plastica

Articolo pubblicato il 11 aprile 2005
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Articolo pubblicato il 11 aprile 2005

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L’esperienza irlandese relativa alla lotta contro i rifiuti “selvaggi” ha ottenuto un successo tale che molti paesi dell’Unione pensano di prenderla come modello. Ecco come.

Il 4 marzo 2002, il Ministro irlandese dell’Ambiente, Dempsey fa parlare di sé annunciando la sua battaglia contro i “rifiuti selvaggi”, vale a dire, contro tutti i tipi di imballaggio disseminati lungo le strade. Viene imposta una tassa di 15 centesimi per ogni sacchetto di plastica utilizzato nei supermercati, una misura che mira a ridurre il numero di sacchetti che, trasportati dal vento, sfigurano la campagna irlandese. Per poter fare tutto questo, è necessario costringere il consumatore a cambiare atteggiamento. Soprattutto, facendogli perdere l’abitudine di poter disporre gratuitamente di tutti i sacchetti che gli pare e incoraggiandone, in seguito, il riutilizzo.

Tre anni più tardi, i risultati si fanno vedere: non c’è quasi più nessun sacchetto di plastica nei supermercati, tutti sostituiti da buste di carta o da borse riutilizzabili. Secondo le indagini del ministero, nei tre mesi successivi all’introduzione della tassa, il numero dei sacchetti di plastica sul mercato è diminuito del 90% e l’imposta dei 15 centesimi ha reso più di 13,5 milioni di euro. Proventi che sono andati ad alimentare delle infrastrutture di riciclaggio.

Copiando s’impara

Senza pretendere di poter annoverare l’Irlanda tra quei paesi nordici tradizionalmente attenti alla tutela del proprio ambiente, questa “success story” irlandese porta con sé dei suggerimenti ad altri paesi dell’Unione europea. Due anni dopo, Dublino assiste a una serie di delegazioni parlamentari provenienti da tutti gli stati europei desiderose di conoscere i dettagli di questa misura. Lo scorso dicembre, Malta ha deciso di ispirarsi a questo provvedimento. Da parte sua, il Parlamento scozzese sta attualmente studiando una proposta di legge che abbia lo scopo di imporre una tassa di 10 pennies per ogni sacchetto di plastica utilizzato. Infine, i responsabili di Bruxelles – Propreté, l’organizzazione che gestisce il sistema obbligatorio di tritatura dei rifiuti nella capitale europea, ritornando anch’essi da un soggiorno nell’Eire hanno preso in considerazione la possibilità di istituire nella cpitale belga il sistema adottato dall’Irlanda. I problemi ambientali, quindi, non sono impossibili da risolvere, ma non basta la buona volontà. La tassa esorta i cittadini consumatori, visto che incita gli utenti a livello finanziario affinché cambino le loro abitudini.

Tuttavia, molti governi rimangono ancora refrattari all’idea di imporre un cambiamento nel comportamento in maniera “autoritaria”. Ancor di più quando si tratta di imporre un carico finanziario supplementare all’industria nazionale. I paesi europei sono, in generale, importatori di sacchetti di plastica realizzati in Asia. Se l’effetto della tassa è di sfibrare il mercato, non ha conseguenze economiche a livello nazionale troppo eccessive. Tuttavia, il provvedimento non include anche altri tipi di rifiuti. L’esperienza irlandese in questo campo rimane tuttavia istruttiva.

Un danno chiamato chewing-gum

Il 25 marzo scorso, il nuovo ministro dell’ambiente irlandese Dick Roche, ha messo fine alla suspence: non imporrà una tassa unilaterale su ogni pacchetto di chewing-gum venduto in Irlanda, nonostante le somme esorbitanti dissipate dal municipio di Dublino per pulire le 500 tonnellate di gomma da masticare gettata ogni anno per le strade dell'Irlanda giustificherebbero ampiamente questo provvedimento.

Al posto di una tassa imposta al consumatore, il ministro preferisce passare al settore industriale coinvolto, con un accordo che implichi il pagamento di un’imposta fissa da parte del produttore di chewing–gum che finanzierà delle campagne di sensibilizzazione e di pulizia. È importante la sfumatura tra i due sistemi perché l’obiettivo prefisso è diverso secondo i casi.

Mentre la tassa sui sacchetti di plastica aveva lo scopo di scoraggiare il loro utilizzo, la misura presa riguardo alle gomme da masticare vorrebbe evitare che si ritrovassero incollati sul selciato una volta consumati.

Il problema dei rifiuti selvaggi è un problema di comportamento e di educazione. L’industria, nel caso in cui possa contribuire a livello finanziario per lo sviluppo delle pratiche, non può tuttavia impedire ai cittadini di continuare ad usare i sacchetti di plastica o a gettare i chewing-gum masticati per terra. Una tassa diretta sul prodotto avrebbe così la tendenza ad aggravare il problema perché dopo essersene liberati, i cittadini comincerebbero a pensare che il problema dei rifiuti non sia più di loro competenza.

Sembra quindi che gli strumenti economici messi in atto per affrontare la problematica dei rifiuti debbano essere adatti agli obiettivi da perseguire: ridurre l’utilizzo di prodotti nocivi per l’ambiente o, meglio, gravare sul comportamento dei consumatori.