C'era una volta Ustica, l'Isola del Baseball 

Articolo pubblicato il 28 maggio 2015
Articolo pubblicato il 28 maggio 2015

In una piccola isola del Meditarraneo, all'inizio degli anni '70, si diffonde un fenomeno insolito che durerà per più di trent'anni: la baseball-mania. Quell'isola è Ustica, soprannominata "L'Isola del Baseball", e questa storia ce la raccontano Stefano e Mathia Coco nel documentario Ustica, gli anni del diamante, finanziato con il crowdfunding. 

C'è un luogo, nelle pagine dell'Odissea, in cui Ulisse giunge dopo aver visitato il paese dei Lestrigoni: è l'isola di Eea, casa della maga Circe, la femme fatale ante litteram che trasformava gli uomini in maiali. Molti credono che quel luogo sia Ustica, un'isoletta a 67 km a nord-ovest di Palermo, nota per le sue grotte e per la strage del 1980. I greci la chiamavano Osteodes - L'ossario” - per i resti dei mercenari che vi sarebbero stati deportati dai Cartaginesi, o dei naviganti che, ammaliati dal canto delle Sirene, finivano per schiantarsi sulle coste frastagliate dell'isola. 

Ma c'è un'altra storia, molto più recente rispetto a quella narrata da Omero, ambientata a Ustica. Una storia che ha inizio nei primi anni '70 e che parla di sport.

Baseball-mania

Tra il 1971 e il 2005, infatti, nella piccola isola del Mediterraneo si sviluppa un fenomeno straordinario, un insolito esempio di contaminazione culturale: la baseball-mania, la passione per uno sport che ha niente o poco a che fare con le tradizioni locali, “invade” un'isoletta con una superficie di poco più di 8 km quadrati e un migliaio di abitanti, e ne condiziona usi e costumi. Al punto da dettarne il soprannome: “L'Isola del Baseball”.

A raccontarci questa storia è il documentario Ustica, gli anni del diamante, realizzato da Stefano e Mathia Coco, due fratelli palermitani vissuti nell'isoletta siciliana fino all'adolescenza, e prodotto dalla Riccio Blu, la casa di produzione videofotografica che hanno fondato da meno di un anno insieme ad altri nove giovani professionisti.

«Io e Mathia siamo cresciuti in quell'atmosfera, il fenomeno del baseball a Ustica era nella sua fase più brillante e per molti anni anche noi abbiamo praticato questo sport – ci racconta Stefano Coco, 28 anni, videomaker - Col passare del tempo abbiamo coltivato le nostre passioni legate al documentario, alla fotografia, e raccontare questa storia così particolare e vissuta in prima persona è divenuta una conseguenza naturale di questo percorso». 

Nel suo momento culmine, la piccola isola del Mediterraneo ospitava due società sportive - l’Ustica Baseball Club e l’Ustica Softball Club - entrambe nelle rispettive massime serie nazionali, e inviava la sua punta di diamante, Clelia Ailara, alle Olimpiadi di Sydney del 2000, tra le fila della Nazionale Italiana di Softball.

Un fenomeno diventato “sociale”. Per più di trent'anni, in una comunità di circa mille abitanti, il baseball ha smesso di essere solo uno sport per essere molto altro: un modo di socializzare, un modo per portare in giro il nome dell'isola, un modo per conoscere altra gente, altri posti, per evadere dall'inevitabile monotonia di una vita trascorsa in un microcosmo ristretto. In questo senso la storia di Clelia Ailara è emblematica. Il sottotitolo potrebbe essere “da Ustica a Sydney”: classe '72, prima usticese a partecipare alle Olimpiadi, catapultata da una parte all'altra del mondo, dall'Olanda al Giappone, dal Belgio al Canada.

Raccontare la Sicilia

Il lavoro di realizzazione di Ustica, gli anni del diamante è iniziato l'anno scorso, con la raccolta di tutta la documentazione necessaria (vecchie fotografie, video in super8 o vhs, documenti e cimeli). E' ancora work in progress ma ha già ottenuto il patrocinio di CONI, Comune di Ustica, Area Marina Protetta di Ustica e Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica.

«Di grande aiuto nel ricostruire la storia è stato Vito Ailara, presidente dell’Ustica B.C. e storico promotore del baseball sull’isola – spiega Stefano –. Ma il sostegno è arrivato da tutta la comunità usticese, che si è mostrata completamente disponibile ed entusiasta dell’iniziativa. Adesso, dopo aver realizzato alcune interviste e il trailer, con la Riccioblu abbiamo lanciato un crowdfunding online per far fronte alle spese necessarie alla produzione dell’intero film documentario». (Chiunque può effettuare una donazione qui prenotando una copia del documentario).

La Riccio Blu è una delle tante realtà nate dalla voglia dei giovani siciliani di restare nella propria terra. Una terra difficile, piena di contraddizioni ma anche di storie insolite e “cinematografiche”, come quella che Stefano e Mathia Coco hanno deciso di raccontare.

«Anch’io – racconta Stefano - come molti miei coetanei, ho studiato fuori e ho deciso di tornare non appena finita l’Università. Sappiamo tutti quanto sia difficile per i giovani rimanere in questa terra, ma sappiamo anche quanto sia dura allontanarvisi. La Sicilia è una terra che ha bisogno di essere raccontata, ha bisogno di far conoscere le sue bellezze oltre che le sue criticità, soltanto così riusciremo a valorizzarla e cambiarla. Nella nostra terra esistono molte realtà virtuose, spesso portate avanti da giovani che non si sono arresi, e noi, grazie al nostro lavoro, abbiamo la fortuna di conoscerle e raccontarle».