Centri di reclusione per stranieri: circolare, i cancelli si stanno per chiudere! (3/3)

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2015

In seguito alla presentazione all’Assemblea nazionale di un progetto di legge sul diritto d’asilo, i riflettori tornano a puntare su un elemento chiave delle politiche migratorie europee: i centri di detenzione per gli stranieri. 

Quali sono le possibili alternative alla detenzione dei migranti?

La coalizione internazionale contro la detenzione (IDC) sviluppa e promuove delle alternative alla reclusione che rispettino i diritti fondamentali dei migranti. IDC propone vari modelli aperti che, pur non prevedendo la detenzione, servano a disciplinare il ritorno in patria dei migranti. Per convincere gli stati della validità di queste alternative, IDC sottolinea il fatto che esse sono meno costose ed altrettanto efficaci rispetto ai centri chiusi. IDC quindi non mette in discussione il paradigma secondo cui gli individui in stato di irregolarità devono necessariamente essere espulsi e rimandati al proprio paese d’origine.

Aprire le porte dei centri chiusi

Secondo la rete Migreurop, i numeri degli immigrati detenuti in Europa si aggirano intorno ai 600.000 ogni anno. La campagna Open Access Now, lanciata nel 2011 dalle reti Migreurop e Alternatives Européennes, mira alla chiusura di tutti i campi di stranieri, dentro e fuori i confini europei. Queste reti chiedono inoltre che la società civile e i media possano accedere liberamente ai luoghi di detenzione.

Nella maggior parte dei paesi UE, il permesso di accedere ai campi è in realtà limitato a giornalisti e associazioni. Molto spesso è difficile entrare in contatto con i detenuti. Solo i parlamentari godono del diritto di visita e sono diversi i deputati e i senatori francesi che non esitano a fare delle trasferte "a sorpresa" nei centri. Uno degli strumenti predisposti da Migreurop nel quadro della campagna Open Access Now è la mappa interattiva Close the Camps, che registra i diversi campi e fornisce informazioni su ciascuno di essi. La mappa permette anche di visualizzare e comprendere come l’evolversi di queste strutture condiziona la vita e i diritti dei migranti.

Conclusione

E se facessimo un’inversione di marcia? E se smettessimo di rimandare le persone a casa loro, alle loro guerre, nella loro miseria? Nessuno osa fare una proposta del genere perché l’estrema destra è riuscita a far passare l’idea che l’apertura delle frontiere comporterebbe un’invasione. Perfino la sinistra ha ceduto alla tentazione delle semplificazioni eccessive quando, nel 1989, Michel Rocard ha dichiarato che «non possiamo accogliere tutta la miseria del mondo». Ebbene, solo il 3% degli abitanti della Terra si sono trasferiti in un paese diverso da quello di origine, e le migrazioni dal Sud al Nord del mondo rappresentano in realtà una percentuale minoritaria, dal momento che la maggior parte degli spostamenti di migranti e rifugiati avvengono verso i paesi confinanti.

Il muro di Berlino è caduto 25 anni fa. All'epoca nessuno avrebbe potuto immaginare che i confini interni dell'Europa sarebbero diventati così facili da attraversare per i cittadini europei. Perché allora è così difficile pensare che tra qualche decennio l'Europa potrebbe fare lo stesso nei confronti degli altri continenti?

Questo articolo è l’ultimo di una serie di tre articoli dedicati ai centri di reclusione per stranieri. I link seguenti indirizzano al primo articolo e al secondo articolo.