C'è una vita dopo l'Erasmus (fuori dall'Italia). Parola di Fiorella.

Articolo pubblicato il 17 settembre 2007
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Articolo pubblicato il 17 settembre 2007
Rieccoci qui a parlare, questa volta non solo di (come nel post precedente) ma anche con Fiorella di Erasmus, frontiere e periodi della vita. Fiorella benvenuta su Eurogeneration. Se dovessi riassumere in cinque-parole-cinque la tua esperienza Erasmus quali sceglieresti? Ciao Adriano e grazie per l'ospitalità. Il cliché impone alcohol, sesso, festa, amici e divertimento.
Ma credo che un anno vissuto all'estero non sia (solo) questo ma molto di più: volontà di mettersi alla prova, desiderio di confrontarsi con gli altri, di partire da zero per costruire una vita nuova, più matura e consapevole. Ops: non sono cinque parole! Sono passati due anni da quel 2004/05 ad Alicante.

Ti è passata la sindrome Erasmus?

Direi che peggiora ogni anno di più! Dopo la fase critica, che si manifesta al rientro, la sindrome si "normalizza" e ti accompagna costantemente. Ma è una cosa positiva: è la molla che mi spinge a fare nuove esperienze, a partire (o ripartire) con una marcia in più rispetto agli altri.

Cosa fai oggi nella vita? Riesci ad esprimere quella babelianità acquisita in Spagna?

In attesa dell'ennesima, spero definitiva partenza verso la Spagna (di nuovo !) o il nord Italia a ottobre, mi occupo di grafica e comunicazione. Quest'anno ho avuto la possibilità di migliorare le mie conoscenze nel settore grazie a un progetto della regione Campania (il G.B. Vico) che mi ha permesso di lavorare 4 mesi a Madrid in una galleria d'arte: altra magnifica esperienza all'estero, ho conosciuto persone meravigliose e ho potuto dare sfogo a quella "babelianità" che in patria è un po' troppo compressa (soprattutto al sud e soprattutto a Cava, ma questo è un altro discorso, che conosci bene quanto me).

Sei sempre in contatto con gli amici dell'Erasmus?

Sì. Anche se a fasi alterne: è complicato riempire le distanze e riuscire a vedersi, però grazie a messenger, e-mail e rimpatriate varie siamo ancora in contatto.

Sei riuscita a comunicare con loro sui temi che evochi in "Antropologia dell'Erasmus?"

Di più: sono riuscita a portarli alla discussione della tesi! Ad Alicante sapevano tutti che stavo scrivendo la tesi sull'Erasmus, l'hanno letta (tutta, con mio grande stupore!) e la mia più grande soddisfazione, quando mi sono laureata, è stata vedere i miei amici dell'Erasmus e i miei compagni d'università - Erasmus anche loro, in città diverse - commuoversi insieme a me mentre chiudevo la discussione con le note di "Tornano in mente" di Alex Britti: "Ritorneranno forte nella mente momenti che ho vissuto intensamente, e tutta la gente che ho conosciuto in qualche modo tornerà, ti sembrerà niente però vuol dire che qualcosa ancora ci sta." Spero di essere riuscita a comunicare a tutti gli Erasmus quel "qualcosa che ancora ci sta", dopo due anni e - mi auguro - dopo molti altri ancora.