Carta del Polacco: l'inizio di una polemica europea

Articolo pubblicato il 23 marzo 2009
Articolo pubblicato il 23 marzo 2009
Nel 2007 il Parlamento polacco ha adottato la legge sulla Carta del Polacco che aiuta «i polacchi che vivono all'estero a mantenere legami con il patrimonio culturale nazionale». Essa garantisce alcuni diritti ai cittadini delle vecchie repubbliche sovietiche appartenenti alla minoranza polacca. Le tensioni con la Lituania.

I privilegiati che hanno i requisiti necessari a detenere questa Carta del Polacco beneficiano nel territorio del loro Paese di origine di facilitazioni in materia di visti, permesso di lavoro, facoltà di aprire un’attività, educazione, cure sanitarie, sussidi, trasporti pubblici e accesso ai musei nazionali. L'adozione della legge coincide con l'entrata della Polonia nello spazio Schengen. In effetti, l'aumento delle restrizioni nell'attraversamento delle frontiere avrebbe avuto delle conseguenze difficili per un gran numero di polacchi dell'Est. Essi hanno quindi accolto questa "legge sulla Carta del Polacco" con grande entusiasmo.

Una causa di conflitto

(Jo'nas/flickr)La legge sulla Carta del Polacco, quale nuovo metodo di protezione dei diritti delle minoranze nazionali, non costituisce una novità in questo campo. Al contrario, fa parte di una serie di azioni analoghe intraprese da alcuni Paesi dell'Europa centrale che desiderano mantenere i contatti con i loro compatrioti cittadini di altri Paesi. Queste leggi che prevedono un trattamento preferenziale per alcuni non sono sempre comprese e accettate dai paesi interessati; esse sono percepite come una diretta ingerenza negli affari interni dello Stato. La legge votata dal Parlamento ungherese nel 2001 fu particolarmente controversa. Realizzata senza consultazione con i Paesi abitati dalle minoranze ungheresi – principalmente la Romania e la Slovacchia – essa aveva accordato agli ungheresi di questi paesi un certo numero di diritti. In seguito alle agitazioni nate dal dibattito intorno al diritto ungherese, la Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d'Europa, ha preso in esame il problema. Secondo il suo parere gli atti adottati unilateralmente in nome delle persone appartenenti a delle minoranze nazionali, cittadini di altri paesi, non entrano in conflitto con le norme ed i principi del Consiglio d'Europa e del diritto internazionale se lo Stato le adotta osservando certe regole specifiche.

Raccomandazioni sulle minoranze nazionali

(Mark Hillary/flickr)In primo luogo deve essere rispettato il principio della sovranità nazionale; i diritti dei cittadini di altri stati non possono esercitarsi che nel rispetto della legge dello Stato di residenza. Secondo il principio base del diritto internazionale "Pacta sunt servanda" (le convenzioni devono essere rispettate) i paesi dovrebbero rispettare gli accordi presi e in modo particolare i trattati bilaterali sulle minoranze nazionali, tenendo anche conto delle successive consultazioni sulle misure da adottare nello specifico. Nello stesso spirito esistono poi le regole di "buon vicinato" tra paesi limitrofi e amici. Il catalogo delle regole affermatesi comprende l'impegno al rispetto del principio di non discriminazione così come dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali contenute negli accordi internazionali che legano gli stati membri. L'Alto Commissariato per le minoranze nazionali dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha presentato nel 2008, a Bolzano, delle raccomandazioni sulle minoranze nazionali nelle relazioni transnazionali, confermando la necessità di rispettare i principi sopra enunciati. Inoltre, ha sottolineato che la protezione delle minoranze deve essere un imperativo per i paesi abitati da questi gruppi e che gli altri paesi dovrebbero prendere le misure necessarie alla loro protezione solo dopo aver consultato il paese di residenza.

La "Carta del Polacco" e la Lituania

Tra i cittadini della Repubblica di Lituania, la minoranza polacca in grado di domandare la Carta del Polacco rappresenta circa il 7% della popolazione, vale a dire 240mila persone. In quanto cittadini dell'Unione europea non hanno bisogno di visto, possono già spostarsi liberamente, lavorare e fare formazione in Polonia. Ma grazie alla carta possono in più approfittare in Polonia delle facilitazioni di viaggio o dell'ingresso gratuito nei musei nazionali. La Carta del Polacco ha poi un forte significato simbolico. Fino ad oggi l'hanno ricevuta in Lituania circa 500 persone, tra le quali due dei tre parlamentari eletti tra le fila del Partito Azione legislativa dei polacchi di Lituania. Dopo le elezioni vinte dal partito conservatore, i suoi rappresentanti si sono scagliati contro il fatto che dei deputati possedessero questa carta, precisando che essa obbliga i suoi possessori alla lealtà verso la Polonia, e ciò gli impedirebbe di esercitare un mandato nel Parlamento lituano. Dallo scorso ottobre è iniziata così una discussione negli ambienti politici e sui media a proposito del possesso della Carta del Polacco. I servizi giuridici e le commissioni del Parlamento lituano seguono il caso, evitando per ora di prendere decisioni. Alla fine forse l'ultima legge polacca arriverà alla Corte Costituzionale polacca.

La situazione dimostra che, nonostante le buone relazioni tra i due Paesi a partire dagli anni Novanta, non è difficile far salire la tensione. La Carta del Polacco è riuscita a risvegliare in alcuni politici lituani le paure e i pregiudizi che dominavano le relazioni tra i due Paesi nel difficile periodo tra le due guerre mondiali. Può darsi che questi stessi politici non si preoccupino veramente del testo della legge che, come affermano gli stessi suoi promotori, non fa nascere nessun obbligo verso la Polonia. Forse. Ma una cosa è sicura, è l'insoddisfazione che nutre la Commissione europea nei confronti di questa legge. Una parte delle persone favorite dalla Polonia fa parte delle vecchie repubbliche sovietiche che sono oggi membri ufficiali dell’Ue (Lituania, Lettonia ed Estonia). La Polonia, riconoscendo la cittadinanza europea, non dovrebbe creare delle discriminazioni basate sulla nazionalità tra cittadini europei. Poichè i polacchi cittadini di uno di questi tre paesi membri dispongono di alcuni privilegi in Polonia, questo dovrebbe valere anche per quelli di altri paesi come la Germania o la Repubblica Ceca. Nel momento in cui sta aumentando la suspence a Vilnius, il secondo capitolo della storia dovrà necessariamente svolgersi a Bruxelles.