Caro, tra noi è finita: te lo spiego con l'articolo 50

Articolo pubblicato il 01 luglio 2016
Articolo pubblicato il 01 luglio 2016

Una settimana dopo la Brexit il divorzio tra il Regno Unito e l'Unione europea si prospetta doloroso, ed è proprio questo che la "coppia" ha cercato di evitare in occasione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma la strada è ancora lunga prima che i due diventino ufficialmente ex. L'iter da seguire? L'art. 50 del Trattato di Lisbona lo spiega nei dettagli. Premessa: non sarà affatto semplice.

Il solo motivo per cui il divorzio non può venir ufficializzato immediatamente dopo i risultati della Brexit è innanzitutto perché il referendum britannico non è ufficialmente riconosciuto dal diritto europeo. A volerlo dire con un tecnicismo legale, non ha un valore giuridico vincolante. Possiamo immaginarla un po' come se un giorno, dopo una grossa sfuriata, il Regno Unito avesse sbraitato all'Europa: «Basta, non ne posso più, ti lascio. E poi, sei pure brutta!». Delle affermazioni difficili da rimangiarsi, ma non implicano automaticamente che il contratto di matrimonio sia già stato stracciato e le chiavi dell'appartamento vengano subito restituite.

La fine di un matrimonio

La "buona notizia" è che il Trattato sull'Unione europea (TUE) indica perfettamente la procedura da seguire nel caso di una separazione del genere. Stiamo parlando dell'ormai famoso articolo 50, e dei suoi relativi provvedimenti. 

Il primo di essi è quello che prevede l'apertura di una vera e propria procedura di "divorzio" per far sì che la domanda venga presa in considerazione. In pratica il Regno Unito deve "notificare" all'Unione il suo desiderio di lasciarla, nonchè le condizioni con cui intende farlo. Ed è proprio per questo motivo che le amministrazioni europee premono perché quelle britanniche si pronuncino sulla questione. Infatti prima che gli avvocati di entrambe le parti si affrontino nelle negoziazioni per decidere chi prende la macchina, il cane, la casa e l'argenteria, è fondamentale che ognuno sappia esattamente cosa vuole dall'altro e come si prospetta il futuro della relazione. Insomma, bisogna che questa separazione sia una vera separazione, non ci si può certo lasciare per telefono o con un messaggino: bisogna prima passare per il tribunale.

Angela Merkel ha ribadito il concetto in occasione della conferenza stampa di martedì sera: non ci sarà nessuna trattativa «né ufficiale, né ufficiosa» fino a che non sarà messo in atto l'articolo 50, con richiesta formale. Questo è il modo con cui i 27 cercano di calmare i bollenti spiriti del loro partner indisciplinato, che vorrebbe fare la divisione dei beni prima che la domanda di divorzio sia ufficiale. Per non cedere all'amante turbolento, la parola d'ordine è quindi "fermezza". Più o meno questo è quello che intendeva Xavier Bettel, Primo Ministro lussemburghese, con la sua affermazione: «Qui non siamo su Facebook. O si è sposati o no».

Obbligato a dare le dimissioni, David Cameron si è già preoccupato di lasciare l'ardua impresa della separazione definitiva con l'UE al suo successore, che verrà designato dai Tories il prossimo 9 settembre.

Rimane solo da scoprire quando il nuovo Primo Ministro deciderà  di dare notifica al Consiglio europeo riguardo la partenza del Regno Unito da casa. La pressione politica è talmente grande che il futuro incaricato non potrà però permettersi il lusso di attendere troppo tempo. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, in una conferenza stampa notturna ha confermato sorridendo sotti i baffi: «Se il nuovo primo ministro sarà un "remainer" avrà due settimane di tempo per iniziare la procedura. Se è un "Brexiter" invece due giorni».

Infine il trattato prevede un periodo standard di due anni per le trattative. Potrà essere prolungato solo se i 27 stati membri ed il Regno Unito stesso saranno d'accordo. Non ci sono ancora informazioni sul possibile prolungamento delle tempistiche, ma c'è da tenere conto dell'immensità di questo lavoro di negoziazione. Ed Angela Merkel ha giustamente puntualizzato che i 27 stanno solo aspettando «che il Regno Unito ci dica chiaramente che relazione vuole mantenere con l'Ue e noi vedremo se le sue aspettative corrispondono alle nostre, nonchè ai nostri interessi».

Non è tutto lecito, nemmeno dopo 43 anni di matrimonio

La giornata del 28 giugno è stata in gran parte dedicata agli addii commossi di Cameron ai suoi colleghi durante il suo ultimo Consiglio europeo. Tra i due (Regno Unito e Unione europea, n.d.r.) non ci sarà più nulla fino a settembre.

Le conclusioni redatte il 29 giugno alla fine del Consiglio consacrano solo qualche linea guida di quello che a tutti gli effetti però non è che un non-avvenimento: «Il Primo Ministro del Regno Unito ha informato il Consiglio europeo dei risultati del referendum che si è tenuto nel Regno Unito». Il suo successore e i relativi ministri invece dovranno partecipare assiduamente ai vertici europei e ai consigli dell'Unione europea (ovvero l'istituzione che assieme al Parlamento europeo forma il potere legislativo in Europa).

Effettivamente nel periodo prima e durante le trattative (circa due anni) il trattato prevede che il Regno Unito mantenga gli stessi diritti e doveri, o almeno fino a quando i termini di separazione non vengano negoziati e non entrino in vigore. Nei prossimi anni il Regno Unito rimarrà quindi membro de facto dell'Unione, prendendo anche parte alle sue decisioni. Detto in parole povere, bisognerà restare nello stesso appartamento fino alla scadenza il contratto d'affitto.

Le trattative partiranno da settembre e seguiranno la procedura descritta nell'articolo 218 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ovvero il documento che regolamenta le questioni "tecniche" all'interno dell'UE. Il 218 è peraltro l'articolo che entra in gioco quando l'Unione negozia gli accordi con paesi "terzi", ovvero i non-membri.

L'Ue è decisa a non accordare nessun privilegio, trattando il Regno Unito come tutti gli altri. François Hollande spiega: «Il Regno Unito non otterrà fuori dall'Unione quello che non aveva già dentro l'Unione. Se vorrà beneficiare della libera circolazione di beni, capitali e servizi, dovrà anche accettare la libera circolazione di persone». Non è certamente perchè si è stati insieme 43 anni che ora tutto è lecito.

Pensaci due volte

E se, nonostante tutto, il Regno di Sua Maestà decidesse tra qualche anno di rimettersi con l'UE? Beh, bisognerà che si metta in fila come tutti gli altri e che inizi la procedura di adesione prevista dall'articolo 49 del TUE, valida anche per tutti gli altri Stati terzi. Procedura che, per esempio, la Turchia ormai conosce ormai molto bene. Bisognerà proprio sapersela riconquistare la fiducia dell'UE.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles

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