Caro Presidente dell’Ue, dimettiti!

Articolo pubblicato il 01 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 01 luglio 2004

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Il 1° luglio parte la Presidenza olandese dell’Unione Europea. Lettera aperta al premier Balkenende.

Presidente Balkenende,

Ogni tanto la sorte concede ad un politico europeo alcune occasioni per passare alla Storia. Nei prossimi mesi, in quanto Primo Ministro di un Paese, l’Olanda, che dal 1° luglio assume la Presidenza di turno dell’Unione Europea, Lei avrà tutte le carte in regola per riuscirci. Perché l’agenda dell’Unione europea è infuocata e le fiamme lasciano sempre un segno, nella buona o nella cattiva sorte.

Le tre sfide della Presidenza olandese

Il caso Croazia, tanto per cominciare, sarà una cartina di tornasole per il futuro dell’allargamento dell’Unione. In seguito al disgelo tra governo croato e Tribunale Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia, il Suo governo e quello di Tony Blair hanno già dichiarato di sostenere una adesione rapida della Croazia all’Unione europea. E’ il modo migliore – a me sembra – di sollevare il problema del destino di un’altra Europa, quella che si ritrova ancora fuori dall’Europa ufficiale nonostante la retorica della “Grande Europa”. E’ il modo migliore per inchiodare alle proprie responsabilità chi si nasconde ancora dietro la diplomazia, chi vuol vendere partnership parlando di membership. Per qualcuno – ed anche per me – può risorgere a Zagabria l’Europa morta a Sarajevo.

E storico è l’appuntamento con la Turchia. Lei ha l’occasione storica di essere puntuale a quell’appuntamento o di rompere un lungo fidanzamento, di dimostrare che in Europa c’è un posto in prima fila per l’islam laico e democratico, di distruggere una volta per tutte il disegno di un’Europa geografica, fatta di Stati sovrani che vanno dall’Atlantico agli Urali, di riproporre il primato della persona, del cittadino e dell’individuo, di riaffermare un processo di integrazione che non ha paura né della diversità, né della distanza, né delle sfide. Nell’affaire Turchia c’è almeno tutto questo ed una parte di quella Turchia vive e prospera nel Suo Paese ed in tutti gli altri membri dell’Ue, esempio mirabile di integrazione “europea”.

Lei ha l’opportunità di dare una svolta ai rapporti dell’Unione europea con le grandi potenze del nostro tempo. Che, sempre di più, si trovano in Asia. Il coraggio dimostrato dal Suo governo nell’opporsi al progetto francese di levata dell’embargo sulla vendita di armi alla Cina comunista va trasformato in alternativa politica: bisogna cercare una alleanza stabile con l’India ed aiutare la più grande democrazia del mondo ad evitare un non allineamento che viene da un passato che non passa, ma continua a pesare. E coraggio va dimostrato nel prossimo summit Ue-Russia: basterebbe la voglia di dire, di dirlo a Putin e di dirlo in pubblico, che in Cecenia è in corso un autentico genocidio. Sarebbe un passo avanti non da poco, visto che, pochi mesi fa, un altro presidente dell’Ue, Silvio Berlusconi, ebbe il coraggio di dire che in Cecenia non succedeva nulla di strano, che i giornalisti erano troppo curiosi.

La Presidenza dell’Ue: irresponsabile ieri, oggi e domani

Ma, se anche riuscisse in queste tre imprese, sei mesi non Le basteranno – e non basterebbero a nessuno – per restare nella Storia. Pensare che una Presidenza a turni di sei mesi possa essere un sistema adeguato a guidare l’Unione e gestire efficacemente le sfide della politica europea è semplicemente delirante. Pensare che un primo ministro nazionale possa essere allo stesso tempo Presidente dell’Ue è senza senso. Pensare di cambiare e passare ad una Presidenza di due anni e mezzo non responsabile dinanzi ai cittadini europei è ciò che di peggio potesse partorire una Convenzione irresponsabile. Eppure l’Europa non serve più ad evitare nuove guerre sul Reno, ma a risolvere problemi con misure che incidono ogni giorno sulla vita e la libertà di ogni cittadino. E qualcuno ha da essere responsabile dinanzi ai cittadini. Perché chi vive nell’irresponsabilità, coltiva la decadenza o la rivoluzione.

A volte, come in questo caso, è urgente e responsabile, caro Presidente, passare alla Storia. E se non si accontenta di una anonima presidenza “di turno”, compia un atto di onestà storica, oltrechè intellettuale: si dimetta formalmente da una presidenza dell’Unione europea che le impedisce di agire e di agire bene, di comunicare ed essere comunicato, di criticare ed essere criticato, che Le impone la più completa irresponsabilità politica. I suoi pari ed i clerici Le diranno che si tratterebbe di atto privo di senso, impossibile per il diritto delle scartoffie europee, ma moltissimi cittadini europei ne scopriranno – senza spiegazioni “giuridiche” – il senso, la sensatezza, la moralità. Sarebbe atto innanzitutto di estrema e radicale ragionevolezza, responsabilmente contrario alla lettera di norme formali che si vogliono e si devono riempire di senso storico, istituzionale e politico. Sarebbe atto di diritto fondamentale, traumatico, simbolicamente costituente. Nella peggiore – e comunque auspicabile – delle ipotesi sarebbe scandalo, tomba definitiva della Convenzione politicamente corretta ed avvio di un dibattito innovativo e decisivo.

Se anche Lei non si accontenta di una presidenza “di turno” sappia che una sua lettera di dimissioni sarebbe per tutti, caro Presidente, l’atto di nomina del primo presidente responsabile dell’Unione europea. Ed a molti piacerà dargli il Suo nome.