Caricature di El Jueves: «Prendersela con il giornale è grottesco»

Articolo pubblicato il 27 luglio 2007
Articolo pubblicato il 27 luglio 2007

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Intervista con Oscar Nebreda, editore di El jueves, la rivista satirica spagnola ritirata dalle edicole il 18 luglio 2007 per aver pubblicato una caricatura "sessuale" sulla famiglia reale.

«Oltraggio alla famiglia reale». Nella penisola iberica, con il reato di lesa maestà non si scherza. Lo ha sperimentato il settimanale satirico El Jueves, che ha pubblicato la settimana scorsa in prima pagina una vignetta che ritrae il principe Felipe e la moglie Letizia in esplicito atteggiamento sessuale. Realizzata allo scopo di schernire la politica demografica del Governo Zapatero – che ha recentemente proposto un bonus di 2500 euro per ogni bambino nato – questa caricatura potrebbe costare cara al disegnatore e allo sceneggiatore: fino a due anni di prigione.

Come sta?

«Bene! Tutta questa storia è molto divertente. Non ci avevano mai giocato un tiro simile, anzi, sì, una volta: 28 anni fa, subito dopo la morte di Franco, quando la Spagna si trovava ancora nel cosiddetto “periodo di transizione”. Ora viviamo in una democrazia, e prendersela col giornale, come ha fatto questo giudice, è una decisione sproporzionata e grottesca».

Molti la considerano anche inutile...

«Il giudice non deve conoscere molto i media di oggi perché, altrimenti, avrebbe dovuto prendersela anche con tutti i giornali che hanno riproposto il disegno nelle loro pagine, senza contare i siti Internet. Ha chiuso il nostro, quando centinaia d’altri siti hanno potuto liberamente mostrare la caricatura. Non è solo inutile, è controproducente: adesso milioni di persone conoscono il disegno. Ma perché diavolo i giudici corrono appresso a noi? Dovrebbero avere già abbastanza da fare con i terroristi!»

Si può parlare di un ritorno al franchismo?

«Questa storia mi fa tornare in mente brutti ricordi… Negli anni Settanta, avevo lanciato le riviste El papus e Barrabás, equivalenti del celebre settimanale satirico francese Hara-kiri (pubblicato a partire dagli anni Sessanta, ma non più in edicola, ndr). Sono stato convocato in 66 processi: per infermità, inattitudine al mestiere e sorvolo sul resto! Ho vissuto per quattro mesi lontano da casa e mi sono salvato per un pelo da un attentato. Ma in quegli anni bui funzionava così. Oggi non siamo a quei livelli, ma devo darmi dei pizzicotti per credere che siamo nel 2007!»

Come organizzerete la vostra difesa?

«Lo sceneggiatore, Manel Fontdevila, e il disegnatore, Guillermo, sono accusati di oltraggio alla Corona. Noi vogliamo semplicemente dimostrare che lavoriamo con uno spirito animus iocandi e non injuriandi. Il nostro emblema è il buffone, quello è il nostro ruolo. E poi la famiglia reale non è all’origine della denuncia: deve essere stato uno dei loro segretari o consiglieri. Il re afferma di leggere la nostra rivista durante le vacanze e altri membri della Casa Reale ci chiedono addirittura delle caricature! Contiamo anche sui nostri lettori – che ci inviano centinaia di lettere di sostegno – e sull’opinione pubblica… El jueves esiste da trent'anni, è l’ottavo giornale del Paese. Non ci fermeremo qui».

Ma non si rischia una certa forma di autocensura? I telegiornali già sfocano l’immagine…

«La famiglia reale è diventata un tabù? E sia, ci accaniremo ancora di più su di essa. Questa settimana la nostra copertina presenta il principe Felipe-ape che si posa sul fiore Letizia: è così che si riproducono i re!»

[Ndr: La Procura spagnola ha mantenuto l’accusa contro gli autori del disegno, ma si limita a richiedere il pagamento di un’ammenda escludendo la pena carceraria.]

Ripubblichiamo questa intervista, uscita la prima volta il 27 luglio 2007. Rigranziando El Jueves per averci permesso di pubblicare le sue copertine.