Cargonomia: l'alternativa economica dell'Ungheria

Articolo pubblicato il 08 giugno 2015
Articolo pubblicato il 08 giugno 2015

Via Dembinsky a Budapest è da qualche mese oggetto di curiosità: in fondo ad un cortiletto si sta scrivendo una nuova tappa del percorso verso un'altra visione della società. Qui ha sede Cargonomia, il risultato di una ricerca per una miglior qualità della vita. Abbiamo incontrato Vincent Liegey, co-fondatore del progetto.

I locali di Cargonomia sono pieni di biciclette a tre ruote confezionate in loco con dell'acciaio proveniente da un'industria della città di Csepel, a sud di Budapest. Sono stati creati specificamente per i bisogni di Cargonomia e con un obiettivo preciso: fare emergere tutte le piccole entità che lavorano ormai a stretto contatto senza un'ottica di profitto. Cargonomia è inoltre una galleria per esposizioni, un centro per testare, affittare, commerciare e creare soluzioni low tech per il trasporto delle merci.

Cargonomia, di per sé, non produce nulla ma è il fulcro che collega le diverse attività rendendole interdipendenti. La fattoria biologica del villaggio di Zsámbok produce frutta e verdura, che è poi trasportata fino a Budapest; mentre la cooperativa sociale Cyclonomia costruisce le bici-cargo che sono usate da Kantaa, un'associazione di corrieri che consegna frutta e verdura a chi le ha ordinate secondo il principio del mantenimento dell'agricoltura contadina.

Una lunga maturazione

L'idea del progetto nasce più di 3 anni fa: nel corso dei loro incontri e delle loro discussioni, i fondatori decidono di mettere in comune le proprie risorse materiali e intellettuali. La squadra che si nasconde dietro a Cargonomia composta tutta da ingegneri di formazione, alcuni con altri lavori, come Logan, un americano che lavora tre giorni alla settimana all'Università dell'Europa Centrale, come responsabile delle questioni ecologiche. Adrien, franco-ungherese, fabbrica biciclette e lavora a Cyclonomia su svariati progetti low tech, come per esempio un "tour mix", una macchina che trasforma la frutta in succo con l'energia delle pedalate. Levente è ungherese, responsabile di Kantaa, esperto in logistica e tecnico informatico di formazione. Vincent, è co-fondatore di Cyclonomia e "teorico" ufficiale del progetto Cargonomia grazie alla sua conoscenza dei meccanismi di decrescita. Autore di una tesi sul capitale minimo, è lui ad aver messo in contatto tutta questa gente e ad aver spinto per la realizzazione del progetto.

«Vogliamo dimostrare che è possibile creare lavoro rispondendo a bisogni vitali, senza necessariamente ricorrere a grossi investimenti né generare situazioni nocive per la popolazione. Bisogna stabilire una relazione di fiducia fra consumatori e produttori, vogliamo indirizzare la riflessione verso il senso delle nostre produzioni e dei nostri consumi», racconta Vincent, desideroso di portare le popolazioni urbane a porsi le domande giuste. Per esempio: «In quali condizioni è prodotto ciò che consumiamo?».

Cargonomia permette inoltre una redistribuzione fra i centri urbani, dove si concentrano denaro e acquirenti, e le campagne, che in Ungheria s'impoveriscono ogni giorno di più. Ma il progresso va in entrambi i sensi: la fattoria di Zsámbok gode dell'apertura culturale offerta dalla città ed è diventata una "fattoria aperta", con l'obiettivo di accogliere visitatori e di presentare loro il proprio funzionamento quotidiano e i vantaggi che ne ricava.

L'altro obiettivo di Cargonomia è mostrare che ci sono altri mezzi per vivere la città ed il trasporto urbano, che esistono alternative alla macchina o al camion per trasportare i passeggeri o la merce. È stato provato numerose volte che la bicicletta rende la città molto più vivibile, riducendo il rumore, l'aggressività, lo smog… «Abbiamo già provato a fare anche dei traslochi, le persone vengono e prendono una bicicletta in affitto per il weekend, vi si possono trasportare mobili senza il minimo problema. Con una bicicletta cargo a tre ruote si possono trasportare facilmente anche 200 chili!».

Lavorare sui pregiudizi

L'idea è molto bella sulla carta, ma trasporla nella realtà pone di fronte a sfide non indifferenti. Essere riusciti a riunire persone con diversi percorsi di vita, origini e visioni del mondo è un punto di forza ma anche fonte di conflitti e malintesi. Tuttavia, come la natura migliora grazie alla biodiversità, i conflitti portano anche ad avere una squadra composta da individui complementari e ad una maggiore resilienza.

Descrizione del progetto Cargonomia.

Per Vincent, sono proprio i continui dibattiti a dar vita ai progetti. «È un'esperienza umana e politica sul come vivere la società in un altro modo, quindi necessariamente ci sono esitazioni. Più andiamo avanti, più scopriamo. Al momento della nascita di Cyclomania nel 2013, ad esempio, ci siamo dovuti inventare un modo per pagare degli impiegati evitando di contare soltanto sui volontari, presenti 8 ore al giorno. Questo sistema non può funzionare in Ungheria, dove la copertura sociale e le diverse reti di sicurezza, che esistono per esempio in Francia, non sono presenti. Ciò pone molti interrogativi, chiaramente, ma bisogna convivere con i vincoli economici imposti dalla società nella quale si vive».

Nel caso di Zsámbok, sei famiglie dipendono dal funzionamento della fattoria e sono perlopiù originarie del villaggio. Grazie all'iniziativa, queste possono contare su un salario più consistente rispetto alla maggior parte degli agricoltori ungheresi. La produzione di cibo sostenibile permette una maggiore emancipazione. Il progetto mette insieme dunque una dimensione sociale e ambientale con tentativi di trovare modelli economici alternativi. Per Vincent e la sua squadra era inconcepibile chiedere un prestito in banca, si sono quindi dovuti rivolgere al crowfunding.

Le iniziative come Cargonomia si moltiplicano nei Paesi occidentali e, da qualche anno, hanno iniziato piano piano a raggiungere i Paesi dell'Europa centro-orientale. Secondo Vincent, quei Paesi hanno doti eccezionali ereditate dal loro passato e dalla loro specifica cultura: «Nei Paesi dell'ex blocco sovietico, vi sono molte cose interessanti per la transizione verso la decrescita, in particolare attorno all'economia grigia. Ma simili iniziative sono generalmente vissute, dalle persone che le realizzano, come un qualcosa di vergognoso, un modo per sbarcare il lunario che dovrebbe appartenere al passato. Dal punto di vista di un europeo dell'ovest è incredibile… Abbiamo avuto il tempo di prendere coscienza degli effetti negativi della società di consumo e di notare che quest'ultima è arrivata alla sua finbe».

Come limitare questo desiderio di crescita, come valorizzare questo retaggio culturale e trasformarlo in un sapere che può essere messo a servizio della società ? Come parlare di decrescita? Ecco il cuore della maggior parte dei dibattiti affrontati a tutti i livelli dal progetto Cargonomia e che lo alimentano giorno dopo giorno. Trasporre quelle idee in un contesto europeo permette d'imparare moltissimo su di sé e sugli altri: i riferimenti politici, geografici e culturali si mescolano, permettendo a tutti di aprirsi intellettualmente e di contaminare il proprio immaginario. Con la speranza di andare sempre più lontano, per costruire un'Europa che si prenda a cuore le condizioni materiali dell'esistenza dei suoi popoli.