Carceri, da una Francia «disumana» al modello finlandese

Articolo pubblicato il 31 maggio 2007
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Articolo pubblicato il 31 maggio 2007

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Se i problemi si chiamano affollamento, edifici fatiscenti e promiscuità.

In Francia «un trattamento disumano e degradante»

È la constatazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) che ha visitato diversi istituti penitenziari francesi nel 2003. In seguito molte inchieste parlamentari hanno messo in luce le condizioni catastrofiche in cui vivono i detenuti, contribuendo a sensibilizzare l'opinione pubblica. Edifici sovraffollati e malsani, carenza di personale, scarsa igiene: il rischio sanitario è innegabile. C'è poi il problema della scarsa sicurezza: le aggressioni sessuali restano un argomento tabù. Secondo un’inchiesta realizzata nel 2004 dal Consiglio d’Europa, il tasso di suicidi nelle carceri francesi è molto alto: 20,9 su 10mila detenuti. Un dato che colloca la Francia in coda alla classifica (dopo Slovenia, Regno Unito e Norvegia).

In Grecia il trattamento è «inaccettabile»

Un rapporto del Consiglio d’Europa diffuso nel dicembre 2006 ha denunciato il pessimo trattamento dei penitenziari greci. Nonostante qualche miglioramento, la situazione – secondo chi ha condotto l’inchiesta – resta «inaccettabile». I problemi principali sono il sovraffollamento e le condizioni igieniche disastrose. La Grecia ha in media 177,3 detenuti ogni 100 posti. I trenta istituti penitenziari del Paese non riescono più a ospitarli. Dal 1992 a oggi le presenze sono lievitate da 6.252 unità a 9.990. Il Governo greco ha cercato di minimizzare il problema affermando che le condizioni sono «cattive solo in alcuni penitenziari, in particolare ad Atene e dintorni».

In Russia la densità carceraria diminuisce lentamente

Secondo il Centro internazionale di studi penitenziari del King's College di Londra, la Russia ha il tasso più alto di detenuti per numero di abitanti del Vecchio Continente, pari a 623 ogni 10mila abitanti. Non solo. I primi dieci Paesi in classifica sono ex-repubbliche sovietiche, come la Bielorussia (426 detenuti ogni 10mila abitanti), l’Ucraina (345), l'Estonia (333), la Lettonia (292), la Georgia (276), la Moldavia (247), la Lituania (235), l’Azerbaidjan (202), o per lo meno Paesi appartenuti al blocco sovietico come la Polonia (239). Dalla fine degli anni Novanta, tuttavia, nella maggioranza di questi stati il livello della densità carceraria sta a poco a poco diminuendo.

L’alternativa finlandese

A partire dagli anni Ottanta la popolazione carceraria del Paese è rimasta pressoché invariata. Le autorità finlandesi si interrogano inoltre sul ruolo degli istituti penitenziari e sul significato della pena. Il dibattito diventa rovente sulla possibilità di ricorrere in misura minore alle pene carcerarie, inserendo pene sostitutive, come i lavori socialmente utili, il braccialetto elettronico, la libertà vigilata. Secondo l’associazione di detenuti francese Ban Public, più del 35% dei detenuti finlandesi sconta una pena inferiore a un anno e meno dell'8% delle pene supera i dieci anni di reclusione.

Foto: Francia (hiyori13/flickr), Grecia, la prigione di Socrate (robw/flickr), la prigione di Lubyanka in Russia (phdstudent/flickr), la prigione di Turku in Finlandia (O6S82/flickr).