Capperi che eurogeneration

Articolo pubblicato il 02 settembre 2007
Articolo pubblicato il 02 settembre 2007
Dopo un silenzio così lungo non posso non raccontare qualche spicchio di eurogeneration che ho avuto la fortuna di incrociare durante le vacanze trascorse a Pantelleria, un'isola sospesa tra Tunisia e Sicilia. Terra di confine che ha conservato toponomastiche arabeggianti (il nome stesso vuol dire 'figlia del vento'), vulcani spenti e accenti accesissimi.

Iniziamo con quel timidone di Antonio, che non ha voluto farsi fotografare e che – all'entrata della contrada Scauri – vende bendidio: capperi e lenticchie locali, bottarga di tonno e soprattutto olive in tutte le salse. Da non perdere quelle nere alle arance candite: «ricetta alla Bernini», dice lui «perché ho letto nelle memorie del famoso compositore napoletano che lui le amava così». Antonio vende capperi a Pantelleria ma viene da lontano e ha vissuto l'ebrezza del viaggio sulla sua pelle: «Sono nato in Calabria, ero iscritto al Pci e l'invasione della Cecoslovacchia mi portò a volgermi verso la socialdemocrazia. Così feci armi e bagagli e me ne andai a vivere in Germania. Ricordo ancora Willy Brandt, un vero statista, lo andai a vedere ad Amburgo». Nostalgia della Germania? «Un po', sai...», mi confessa mentre sullo sfondo, tra un cappero e l'altro, noto un libro sbiadito dal titolo in tedesco. « Non è detto che in autunno non mi venga in testa di tornarci per metter su un piccolo business di import. I prodotti delle nostre terre sono uniche. Ma è lì che le cose si muovono.»

Riccardo inforna pizze. Ma solo per quella splendida serata vissuta nel cortile del Palazzetto di Karuscia, un'altra contrada di Pantelleria. Le pizze le impastano gli ospiti della residenza gestita dagli squisiti genitori e qualche amico del posto tra cui avevamo la fortuna di essere. Noi, bisogna dirlo, con l'impasto non ci siam fatti onore nonostante le origini campane. Ma abbiamo potuto chiacchierare col pizzaiolo. Che in realtà fa un dottorato in Olanda «in Ingegneria Aeronautica. Finita l'università, come tutti, mi sono guardato intorno. E mi sono reso conto che la realtà europea era tanto diversa da quella italiana. Lì in Olanda il centro di ricerca per il quale lavoro funziona come un'impresa: è snello e il responsabile ha un budget da gestire, come un manager. Se ho bisogno di uno strumento vado nel suo ufficio, lo chiamo per nome e se si soldi ci sono in qualche settimana l'apparecchio arriva. Il trattamento finanziario, poi, non ha niente a che vedere con quello che abbiamo in Italia... Con lo stipendio si può vivere bene e in più si hanno tantissimi benefit. L'università mi ha comprato persino i mobili della casa!»