Caos Italia: forconi o fascisti?

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 13 dicembre 2013

Piazze occupate, negozi chiusi e tricolori che sventolano. L'Italia è nel caos. Il Movimento dei Forconi è improvvisamente diventato un protagonista politico nazionale. Ma chi sono? E cosa vogliono?

Na­ta­le coi for­co­ni. No, non è l’ul­ti­mo film di Au­re­lio De Lau­ren­tiis o dei fra­tel­li Van­zi­na. Sono sulla bocca di tutti, le pro­te­ste e i pre­si­di con­ti­nua­no e gli or­ga­niz­za­to­ri giu­ra­no che sa­ran­no “a ol­tran­za”. Dopo 4 gior­ni di bloc­chi stra­da­li in tutta Ita­lia, Roma è in stato di al­ler­ta. Gli or­ga­niz­za­to­ri in­fat­ti, hanno pro­mes­so una “mar­cia su Roma” (già, pro­prio una mar­cia…) qua­lo­ra fosse stata vo­ta­ta la fi­du­cia al go­ver­no Letta. La fi­du­cia è ar­ri­va­ta, la mar­cia non an­co­ra.

Lea­der di Mo­vi­men­to

Cosa vo­glio­no que­sti for­co­ni? Se lo chie­do­no in molti in que­ste ore; i pre­si­di e le ma­ni­fe­sta­zio­ni di pro­te­sta ini­zia­ti il 9 di­cem­bre 2013 si sono ormai dif­fu­si in tutta la pe­ni­so­la e hanno preso sal­da­men­te posto nelle prime pa­gi­ne di gior­na­li e no­ti­zia­ri. Chi sono? Camionisti e agri­col­to­ri in ori­gi­ne, a cui si sono su­bi­to ag­giun­to com­mer­cian­ti, am­bu­lan­ti, im­pren­di­to­ri, par­ti­te Iva, ul­tras di cal­cio (a To­ri­no) e ov­via­men­te quel­la ca­te­go­ria che ormai sem­bra rap­pre­sen­tar­ne la mag­gio­ran­za: i di­soc­cu­pa­ti. Vo­glio­no un la­vo­ro, vo­glio­no ar­ri­va­re a fine mese, sono stan­chi della crisi eco­no­mi­ca. Come tutti, del resto.

Sul sito del coor­di­na­men­to na­zio­na­le, è pos­si­bi­le con­sul­ta­re l’or­ga­ni­gram­ma com­ple­to del mo­vi­men­to. I nomi che spic­ca­no su tutti sono quel­li di Lucio Chia­ve­ga­to, Da­ni­lo Cal­va­ni e Ma­ria­no Ferro. Chia­ve­ga­to è ve­ne­to, in­di­pen­den­ti­sta, espo­nen­te di Life, as­so­cia­zio­ne di li­be­ri im­pren­di­to­ri fe­de­ra­li­sti eu­ro­pei. Se da que­sta breve de­scri­zio­ne avete su­bi­to pen­sa­to alla Lega Nord, fermi tutti. Sulla ho­me­pa­ge del sito di Chia­ve­ga­to, cam­peg­gia a ca­rat­te­ri cu­bi­ta­li il mo­ni­to: “Basta Ita­lia, Basta Lega, Basta tasse”. Altro che l'Um­ber­to Bossi dei tempi che fu­ro­no. Cal­va­ni è di La­ti­na, nel Lazio. Con­ta­di­no e mem­bro dei Co­mi­ta­ti Riu­ni­ti Agri­co­li, lotta con­tro il si­gno­rag­gio ban­ca­rio e con­tro Equi­ta­lia. In un video di pre­sen­ta­zio­ne del mo­vi­men­to spie­ga: “Chie­de­re­mo un go­ver­no isti­tu­zio­na­le pre­sie­du­to dalle forze del­l’or­di­ne per poi an­da­re alle urne”, in ag­giun­ta alle ri­chie­ste di ri­pri­sti­na­re la Co­sti­tu­zio­ne e la so­vra­ni­tà mo­ne­ta­ria. Fer­re­ro in­ve­ce è il vero “for­co­ne”, lea­der del Mo­vi­men­to dei For­co­ni fon­da­to nel 2011 e bal­za­to agli onori della cro­na­ca nel 2012 quan­do bloc­cò le au­to­stra­de della Si­ci­lia e in se­gui­to si can­di­dò alle ele­zio­ni re­gio­na­li (fu un flop).

Forza Nuova, sto­ria vec­chia

Il qua­dro è già ab­ba­stan­za chia­ro per ac­cor­ger­si che que­sti mo­vi­men­ti, così ap­pa­ren­te­men­te di­ver­si, forse qual­che idea po­li­ti­ca la se­guo­no. I For­co­ni, al­l’e­po­ca della loro na­sci­ta, rac­col­se­ro il so­ste­gno di Forza Nuova, for­ma­zio­ne neo­fa­sci­sta. Ep­pu­re nelle varie piaz­ze non si ve­do­no ban­die­re né di par­ti­ti né di mo­vi­men­ti, ma sol­tan­to tri­co­lo­ri ita­lia­ni. In­da­gan­do sui so­cial net­work però, si tro­va­no molte fonti in­te­res­san­ti. Per esem­pio, si può no­ta­re che nelle piaz­ze si ag­gi­ra­no molti espo­nen­ti di Forza Nuova, tra cui il vi­ce­pre­si­den­te, Si­mo­ne Di Ste­fa­no, can­di­da­to alla pre­si­den­za della re­gio­ne Lazio nel 2013. Non si ve­do­no in­ve­ce sim­bo­li po­li­ti­ci par­ti­co­la­ri, ma molti cap­puc­ci neri e molti ade­si­vi. In un video gi­ra­to a To­ri­no i for­co­ni (fa­sci­sti?) in­sul­ta­no gli ope­rai me­tal­mec­ca­ni­ci della Fiom, anche loro in piaz­za a pro­te­sta­re. Basta fare due più due, per avere una chia­ra idea della ma­tri­ce po­li­ti­ca che c’è die­tro il mo­vi­men­to. Ov­via­men­te, non sa­ran­no tutti fa­sci­sti co­lo­ro che scen­do­no in piaz­za, ma la sen­sa­zio­ne è che gli or­ga­niz­za­to­ri stia­no ma­sche­ran­do qual­co­sa.

Casco in mano

Mar­cia su Roma, ban­die­re tri­co­lo­ri, go­ver­ni isti­tu­zio­na­li gui­da­ti dalle forze del­l’or­di­ne: tutto que­sto ci ri­por­ta dram­ma­ti­ca­men­te in­die­tro di 90 an­ni. Un go­ver­no gui­da­to dalle forze del­l’or­di­ne sa­reb­be un vero e pro­prio colpo di Stato e, in un clima come que­sto, il primo passo di una de­ri­va verso chis­sà quali sce­na­ri fu­tu­ri. In tutto que­sto le forze po­li­ti­che cosa fanno? L’u­ni­co par­ti­to a es­ser­si schie­ra­to con la pro­te­sta fin dal­l’i­ni­zio è stato ap­pun­to Forza Nuova. Sulla pa­gi­na Fa­ce­book uf­fi­cia­le si pos­so­no re­gi­stra­re con­ti­nui ag­gior­na­men­ti di stato del tipo: “L’I­ta­lia nel caos… Forza Nuova al po­te­re”, piut­to­sto che “Ri­vo­lu­zio­ne ades­so”. Dopo qual­che mo­men­to di at­te­sa, una volta vista la por­ta­ta della pro­te­sta, non sono man­ca­ti gli ap­pog­gi (ve­la­ti o meno) dei lea­der che più par­la­no alla pan­cia del po­po­lo (non chia­mia­mo­li po­pu­li­sti che qual­cu­no po­treb­be of­fen­der­si): Beppe Gril­lo e Sil­vio Ber­lu­sco­ni. Il primo ha pub­bli­ca­to una let­te­ra di so­li­da­rie­tà nei con­fron­ti delle forze del­l’or­di­ne che in piaz­za si sono tolti il casco di fron­te ai ma­ni­fe­stan­ti.

È dif­fi­ci­le in­qua­dra­re que­sti fatti. Di si­cu­ro, scene del ge­ne­re non si sono viste spes­so con i ma­ni­fe­stan­ti No Tav, né tan­to­me­no du­ran­te l'ul­ti­ma ma­ni­fe­sta­zio­ne or­ga­niz­za­ta a Roma lo scor­so 19 ot­to­bre. È un fat­to­re pre­oc­cu­pan­te. Per­ché due pesi e due mi­su­re? La pro­te­sta è le­git­ti­ma: si pos­so­no chie­de­re le di­mis­sio­ni di un go­ver­no, di un mi­ni­stro, o la ces­sa­zio­ne di un’o­pe­ra pub­bli­ca, ma quan­do si scen­de in piaz­za chie­den­do un go­ver­no gui­da­to dagli espo­nen­ti delle forze del­l’or­di­ne - gli stes­si che hanno com­piu­ti atti come quel­li visti a To­ri­no, Ge­no­va e Rho,- al­lo­ra, a sen­tir­si mi­nac­cia­ti do­vrem­mo es­se­re tutti quan­ti. Anche co­lo­ro che scen­do­no in piaz­za. Quan­do le forze sal­go­no al po­te­re, dif­fi­cil­men­te poi lo la­scia­no.