Cani randagi a Bucarest: i rumeni divisi tra eutanasia e animalismo

Articolo pubblicato il 31 agosto 2011
Articolo pubblicato il 31 agosto 2011
Lo scorso 26 luglio, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Romania per la sua incapacità a gestire il problema dei cani randagi. Contemporaneamente, una legge votata dal parlamento suscita polemiche: mira a legalizzare l’eutanasia di questi cani, chiamati maïdanezi. Storia di un tormentone politico che affonda le sue radici nel comunismo.

Spesso scorrere le notizie principali di un giornale aiuta a farsi un’idea di una società. In Romania, per esempio, i casi di ferite gravi dovute al morso di cani randagi sono frequenti. Ci sono circa 40.000 quadrupedi a spasso per le strade della capitale, cosa che spiega la frequenza di tali articoli. L’incidente più famoso è capitato a Georgeta Stoicescu. Nell’ottobre del 2000, questa pensionata di Bucarest di 71 anni venne attaccata violentemente da un branco di sette cani. In seguito a questo incidente, il suo stato di salute si aggravò. Morì sette anni più tardi. Il suo caso è stato portato a Strasburgo davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), l’istanza a cui ricorrere quando tutti gli altri ricorsi giuridici sono stati infruttuosi, quella dei “casi disperati”.

Il 26 luglio, la CEDU ha emesso il suo giudizio finale, il governo rumeno è tenuto a versare 9.000 euro alla famiglia della signora Stoicescu per pregiudizio morale. Strasburgo osserva che “il Governo non ha fornito alcuna indicazione quanto alle misure concrete da prendere (…) per fare fronte a questo grave problema di salute pubblica e di minaccia all’integrità fisica della popolazione”. Nel 2010, 13.200 dei due milioni di abitanti di Bucarest sono stati vittime di morsi.

Una strana eredità del comunismo oggetto di dibattito in Parlamento

Su scala nazionale, qualche migliaia di euro di multa sono poca cosa. Eppure, questa decisione lascia il segno. L’inerzia delle autorità rumene viene sanzionata. Il problema, peraltro, non è nuovo, ma risale all’era Ceausescu. Il programma immobiliare dell’autoproclamatosi “genio dei Carpazi”, che consisteva nel radere al suolo 1/5 della città per costruire strutture destinate all’edilizia popolare, ebbe un effetto perverso. I cani vennero vietati all'interno degli appartamenti e i padroni furono costretti ad abbandonarli.

Nel tentativo di mettere la parola fine alla questione, il Parlamento ha adottato in maggio un testo legislativo. Secondo la nuova procedura, per i cani adulti accolti nei canili che non saranno “ripresi dai propri padroni o adottati” entro 30 giorni ci saranno due possibilità: potranno essere “soppressi” o “ospitati nei centri”. Il prefetto di Bucarest, Mihai Cristian Atanasoaei ha assicurato che si tratta di un testo “democratico” perché la decisione di sopprimere o meno i cani è lasciata alle autorità comunali.

L’eutanasia, un’opzione già praticata

Questo discorso sa di “politichese”, ma ricorda soprattutto che l’eutanasia dei cani è una soluzione già utilizzata in Romania. Ben prima di diventare il presidente della Romania, Traian Basescu è stato sindaco di Bucarest. Il suo programma elettorale del 2001 conteneva un punto destinato a far discutere: la promessa di frenare la riproduzione massiccia dei maïdanezi. Una volta eletto, ha intrapreso un programma di cattura, sterilizzazione e infine adozione di questi cani, in collaborazione con la Fondazione Brigitte Bardot. Invece rapidamente le associazioni si sono chiamate fuori dal progetto e gli abitanti della capitale che avevano accettato di accogliere i quadrupedi li hanno liberati. Si sono infatti rivelati non abituati alla vita domestica.

Una società divisa tra “pro” e “anti-cani”

L’eutanasia è stata poi votata a livello nazionale e questa scelta ha avuto un impatto considerevole. Dei 200.000 cani randagi dei primi anni 2000, ne restavano solo 50.000 al momento dell’adesione all’Unione europea, nel 2007. Il processo è  stato però bloccato da Bruxelles che lo ritiene non conforme al regolamento dell’organizzazione sovranazionale. Si è dovuto  ricominciare daccapo: lo stato spende 1,3 milioni di euro all’anno per gestire le conseguenze dei morsi ed esiste un intero servizio ospedaliero dedicato alle vittime dei cani randagi. La città si divide ormai tra chi è “pro-cani” e chi è “anti-cani”. Mirel Bran, corrispondente del quotidiano francese Le Monde a Bucarest, collega questa spaccatura alla situazione economica del Paese: “La sensazione di essere abbandonati da uno Stato corrotto, condivisa dalla maggioranza dei rumeni da quando è caduta la dittatura comunista 21 anni fa, li porta ad identificarsi in questi cani randagi, anch’essi vittime della dittatura e della transizione che la Romania ha conosciuto negli anni '90". Insomma, una polemica dalle molteplici sfaccettature.

Foto: home-page, SteveMcN/flickr ; Testo, 1uk3/flickr ; Video afpfr/youtube