Campagna elettorale, campagna natalizia: chi muove i fili?

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2011
Articolo pubblicato il 08 dicembre 2011
Qué será, será...dell'euro, dello stato sociale, del nostro futuro? Lo decideranno i mercati. Ci rassegneremo ad essere mere pedine che votano dopo le campagne elettorali e che consumano a Natale? Reagiamo da cittadini per una giusta causa: smascherare i mercanti che beneficiano da questa crisi speculativa.

In Spagna, dopo il bombardamento per le nostre retine stanche, per le nostre menti e volontà esauste, che ha accompagnato la campagna elettorale delle elezioni legislative (Congresso dei Deputati e Senato) del 20 novembre, arriva adesso, come un'onda inevitabile, un'altra campagna non meno estenuante e inquietante: quella natalizia.

Una campagna dopo l'altra

La campagna natalizia, recentemente inaugurata a Madrid, con le sue luci led a basso consumo, con le sue decorazioni urbane degli anni scorsi riutilizzate, usa gli stessi slogan della classe politica durante le campagne elettorali e dice "unisciti, compra qualcosa, qualunque cosa, però comprala". Sembra una celebrazione che come una preghiera d'avvento recita: lavoro, torrone e iPads per tutti. È plausibile dedurre che entrambe le campagne, elettorale e natalizia, perseguono lo stesso fine: riattivare l'economia, sinonimo di gioia e allegria in questo 21° secolo e, di conseguenza, favorire i mercati, vero e ineffabile potere. E in più, entrambe le campagne, realizzano lentamente un secondo obiettivo, un sottoprodotto dal retrogusto amaro: riuscire a farci sentire delle misere pedine nella scacchiera del mondo.

Vota, compra, osserva

Cartelloni, luci, slogan. I politici e i commercianti richiamano la nostra attenzione. Quando hanno bisogno di noi. Siamo gli elettori, siamo i consumatori. Siamo una cittadinanza con diritto di voto, con diritti lavorativi alle indennità, dei consumatori con potere d'acquisto lentamente indebolito e, in fondo, loro lo sanno, gli abitanti viziati di un mondo benestante, abituati alla dolce vita che lo stato sociale ci ha regalato nelle ultime decadi. Con una tendenza al terrore davanti ai cambiamenti, andremo perdendo diritti acquisiti, sebbene protesteremo, come già è successo in Grecia, in Portogallo...in una maniera o nell'altra. Però ancora oggi, continuiamo, come massa, ad essere facilmente manipolabili perchè ancora confidiamo nella speranza che i tagli non ci colpiscano particolarmente.

In Spagna, la propaganda elettorale, con i suoi cartelli azzurri, del Partito Popolare durante le elezioni del 20 novembre diceva "Partecipa al cambiamento". Partecipa, unisciti, votaci e cesseremo duramente con la crisi. Crediamo di votare perché siamo democratici attivi, perché sappiamo che la sovranità nazionale è del popolo che sceglie e controlla i governanti del popolo stesso. Eppure i paesi paesi europei si trovano in ben altre condizioni: i governi sono caduti in disgrazia grazie allo spintone provocato dalla pressione dei mercati, quel mostro particolarmente vorace con il debito, un autentico Leviatano scatenato che è arrivato, persino, a portare governi di tecnocrati sotto braccio.

Più di 10.800.000 elettori hanno affidato il proprio voto al PP nelle elezioni spagnole con la speranza che le promesse fatte in campagna elettorale si avverino quanto prima: lavoro per tutti, risanamento dei conti pubblici, rivalorizzazione della patria e del suo debito pubblico, in casa e in ambito internazionale... il fine ultimo: risanare il deficit pubblico, ridurre il premio per il rischio, che misura il differenziale tra i titoli spagnoli a lungo termnie e quello tedesco nello stesso periodo, ed sradicare senza concessioni, tranne nel caso delle pensioni, gli sprechi del welfare. Così come si presenta il panorama economico-finanziario a livello mondiale, nemmeno pregando l'Altissimo, a qualsiasi dio monoteista in attività, si risolverà la situazione.

Che gli altri dei mostrino il volto

Alla fine, sarà come vorranno i mercati, che ci si presentano onnipotenti, onnipresenti e invisibili: come gli stessi dei. Osservando le loro mosse, ci consumeremo, come cittadini, come stati sovrani, a meno che non si accenda una luce inaspettata che ci guidi verso una via d'uscita che, al giorno d'oggi, ancora non siamo capaci di intravedere disturbati da tanta propaganda che richiama la nostra attenzione. Se i mercati desiderano che scegliamo governi con tendenze neoliberali, il popolo sovrano vota partiti conservatori; se i mercati aspirano a recuperare l'economia, ci lanciamo nel consumo natalizio. Però, se noi volessimo scoprire il volto dei mercati e smascherare i colpevoli di questa crisi, ci verrebbe concessa questa volontà?

Si dovrebbe investigare a fondo, con audacia, fino ad arrivare ai volti umani dei mercati perché sebbene abbiano le sembianze di divinità, esistono le persone fisiche che si stanno arricchendo direttamente e indirettamente dalle giocate brandite nel tavolo della speculazione finanziaria. Si può dubitare dell'esistenza degli dei e si può pure negare. I beneficiari della crisi attuale hanno nome e cognome. Dovrebbero mostrarsi in viso. Quiénes serán, serán...?

Foto: (cc) lomo-cam/flickr