Calcio popolare: la palla passa ai tifosi

Articolo pubblicato il 27 giugno 2017
Articolo pubblicato il 27 giugno 2017

In tutta Europa i tifosi, stanchi della mercificazione e della corruzione del calcio moderno, stanno prendendo in mano la situazione dimostrando, dallo Unionistas in Spagna all'AKS "Zły" in Polonia, che un calcio differente è possibile. Un breve sguardo a questa rivoluzione in atto.

Il quartiere Szmulki a Varsavia, sulla sponda destra (la "peggiore") del fiume Vistula, gode di una cattiva reputazione. Qui la gentrificazione, ossia la riqualificazione dell'area, è riuscita solo a metà: gli artisti vi si sono già stabiliti ma le boutique di classe e i ristoranti di lusso faticano a prendere piede. Lo stadio sul Viale Kawęczyńska, nelle immediate vicinanze della stazione dei tram, è sovrastato da un grosso edificio abbandonato - un mulino a vapore in rovina di epoca pre-bellica. Non poteva esserci luogo migliore per un club sportivo alternativo come lo Zły [ che in polacco sta per "cattivo"].  

Il nome, tratto dal celebre romanzo polacco di Leopold Tyrmand su un misterioso giustiziere che a Varsavia combatte il crimine, suona provocatorio. "Siamo noi quelli 'cattivi', nel senso che noi non ci adattiamo, agiamo in modo diverso", spiega Janek Wąsiński, uno dei membri più attivi del club. Infatti, l' AKS Zły è quanto di più distante vi sia da un classico club calcistico polacco. Dalle tribune non partono insulti e nemmeno razzi incendiari; al contrario, la base dei sostenitori, estremamente variegata e composta da persone di ogni età, sostiene con vigore ed energia un campionato che di solito non gode di un vasto sostegno di pubblico. 

"Negli altri campionati non capita mai di sentire un tifo così entusiasta. A volte nemmeno le stesse famiglie dei calciatori vengono alle partite, noi riusciamo a radunare dalle 200 alle 300 persone", dice Karolina Szumska, presidentessa del club. Entrambe le squadre dello Zły giocano nelle ultime categorie; quella maschile milita nella Klasa B (ottava divisione), quella femminile in Quarta Lega (quinta divisione). 

Il fenomeno in Europa

L'AKS Zły costituisce un'eccezione in Polonia,  ma il club fa parte di un fenomeno di più vasta portata che attraversa tutta l'Europa. Le società calcistiche popolari hanno un approccio diverso con la base: "Ci sono tanti proprietari stranieri di club che li acquistano, ne fanno un loro giocattolo e se ne infischiano dei tifosi", spiega Mario Gago, co-fondatore di Wanderers, rivista digitale che si occupa di calcio popolare. Esempio calzante: l'affarista Vincent Tan, che decise di cambiare il colore delle divise del suo Cardiff City. The bluebirds (gli uccellini blu, soprannome della squadra) divennero così the redbirds (gli uccellini rossi).

I football club popolari hanno origini anche molto diverse tra loro: alcuni si sono formati dopo la scomparsa di squadre storiche, attraverso la sfiducia dei loro consigli di amministrazione, oppure sono nuove società partite da zero. Tutti hanno, però, dei punti in comune legati alla loro organizzazione e alla loro filosofia: "Sono un modello di società a carattere inclusivo: i membri votano su tutte le decisioni importanti, il club si interessa dell'accademia calcistica e della formazione giovanile. Si presta particolare attenzione all'ambiente circostante, promuovendo attività sociali e rifiutando in modo categorico il calcio di tipo affaristico", spiega ancora Gago.

Tutto iniziò in Inghilterra. I tifosi del Manchester United, stanchi della famiglia Glazer,  i proprietari americani della squadra, decisero di fondare un proprio club, l' FC United of Manchester. Il fenomeno è poi cresciuto e ha superato i confini nazionali. In Italia è nato il Venezia FC  dopo la scomparsa dell' Unione Venezia, in Francia il Ménilmontant FC 1871. In Spagna ci sono addirittura 15 squadre popolari, molte delle quali sono il prodotto della delicata situazione economica del Paese: "Quasi tutte sono frutto di fallimenti e insolvenze addebitabili alla crisi", aggiunge Gago.  

L' Unionistas, il club ufficiale di Salamanca, per fare un esempio, è sorto all'indomani della scomparsa della storica Union Deportiva Salamanca. "La nostra origine risale alla peggiore esperienza che un tifoso possa mai vivere: la soppressione della propria squadra di calcio" dice Nacho Sánchez, membro del consiglio. All'inizio, si cercò di far ricorso a misure alternative in grado di salvare la squadra ma, alla fine, in seguito ai suoi gravi problemi economici (un 'rosso' di circa 23 milioni di Euro) ne fu decretata l'estinzione. In risposta a questa situazione, si decise di creare un club in suo onore e, da quel momento in avanti, il numero di sostenitori è cresciuto come mai era accaduto ad una squadra che militasse nelle categorie minori.  "Noi crediamo che una squadra debba vincere in campo, non sulla carta stampata. Al debutto nel Provincial, il campionato regionale, lo stadio era gremito di folla: c'erano quasi 2000 tifosi a sostenerci", riconosce Sánchez.

Dov'è il limite?

Per i primi tre anni l' Unionistas è cresciuto costantemente. Dopo due promozioni consecutive si è qualificato per i playoff, ma è stato sconfitto al secondo turno. Comunque, l'obiettivo non è concentrato unicamente sul successo dei giocatori in campo. Ciò che al club interessa di più è la partecipazione dei tifosi e il legame della squadra con la base. Sono circa 40 le persone che ci lavorano tutti i giorni e da volontari. Il motivo lo spiega ancora Sánchez: "Non dovremmo guardare al business del calcio d'elite. Se lasciamo che siano i nostri membri a decidere, non possiamo che continuare a crescere". 

Ma ci sono dei limiti per questi club? Può, una squadra popolare che ha scalato le categorie minori, raggiungere livelli competitivi superiori? Non sembra cosa facile. In Spagna, quando una società calcistica raggiunge il livello professionistico, cambia la sua costituzione in Sociedad Anónima Deportive [Società Anonima Sportiva, N.d.T.].  Queste regolamentazioni non esistono in Polonia, ad esempio, dove domina il modello for-profit, ossia a scopo di lucro, con tutti i suoi vantaggi e le sue insidie. "In Polonia prevale il modello proprietario. Chi possiede una squadra è in genere un ricco imprenditore con una conoscenza del calcio pressochè nulla. Questo è stato il motivo per cui noi abbiamo voluto prendere le distanze dall'esempio prevalente e abbracciare quello dell'approccio dal basso. Intendevamo creare una società che fosse completamente nelle mani dei suoi tifosi", spiega ancora Karolina. 

È chiaro, questo metodo ha i suoi svantaggi. L' AKS Zły è finanziata dagli stessi membri dell'associazione e da azioni di raccolta fondi create appositamente, come il crowdfunding o una birra artigianale dedicata alla squadra. Nonostante la sua popolarità, gli sponsor stentano ad arrivare e i finanziamenti rimangono una delle principali preoccupazioni per i membri della società.

In Inghilterra il problema non è la struttura, bensì il denaro. Anno dopo anno le società di prima divisione ricavano sempre più soldi dai diritti televisivi. La squadra di Premier League che ne ha ricevuti di meno nella stagione 2016-2017 è stato il Sunderland (con 99.9 milioni di sterline). Con un divario così crescente, diventerà sempre più difficile per i club minori arrivare in vetta partendo dalle ultime divisioni. 

Per alcuni di loro raggungere i vertici non è una priorità. "Preferiscono di gran lunga tenersi alla larga dal calcio professionistico piuttosto che stringere un patto col diavolo" , spiega Gago. Altri, più realisticamente, non lo vedono un problema in un'ottica futura. "Non crediamo si realizzi a breve, ma quando arriverà il momento chiederemo ai nostri supporter", aggiunge Sánchez. La prossima sfida dello Unionistas sarà tentare la promozione nella Segunda Division B (Seconda Divisione B). Se dovesse farcela, raggiungerebbe la stessa categoria che era stata conquistata dall' Union Deportiva Salamanca appena prima di scomparire per sempre.