Calcio europeo: è tempo di allargamento?

Articolo pubblicato il 16 giugno 2008
Articolo pubblicato il 16 giugno 2008

Una sera allo stadio di Loujniki. Già prima dell’inizio, una finale storica. Il 21 maggio scorso si è svolta la finale della Champions League nello stadio Loujniki di Mosca.

Se da molti appassionati del calcio europeo questa finale era già considerata un evento in se stesso, essendo la prima partita di questa portata a coinvolgere due squadre inglesi (Chelsea FC e Manchester United FC), la portata storica di questo incontro va ben oltre. Per la prima volta, infatti, la finale della competizione più importante tra club europei si è svolta in un Paese dell‘ Europa dell’Est. Mai prima d’ora una finale della Coppa dei campioni europei né della Champions League si era svolta oltre il confine di Vienna, con l‘eccezione di Belgrado, nel 1973 (1).

In una competizione monopolizzata dalle squadre italiane, inglesi e spagnole, l’assenza prolungata di squadre dell’Est nelle finali, tralasciando il campionato del 98-99, è diventata un’abitudine per i tifosi europei. L‘immagine del calcio est-europeo è stata degradata da più di quindici anni di mediocrità. In questo ambiente, in cui solo chi vince fa notizia, l’Europa dell’Est è stata gradualmente dimenticata. Eppure i Paesi dell’Est hanno scritto la storia della Coppa dei campioni europei. Ricordiamo per esempio i quarti di finale fra Saint Etienne e Dynamo- Kiev il 17 marzo 1976. Sconfitti a Kiev 2-0, i Verdi hanno poi recuperato il loro ritardo accumulato nel tempo regolamentare, prima che nel tempo supplementare, Dominique Rocheteau, ferito al polpaccio, offrisse la vittoria alla squadra di Saint Etienne, nel 112esimo minuto.

In realtà la maturazione delle squadre al di là della cortina di ferro si è avverata negli anni tra il ‘60 ed il ‘90. Già nella sua prima edizione nel 1955, due squadre mostrano il loro interesse all’iniziativa del quotidiano l’Equipe (2), il Gwardia Varsovie ed il Voros Lobogo. I primi anni saranno difficili. Ai tempi del grande successo del Real Madrid, delle finali giocate davanti a più di 100 000 spettatori, e in cui nessuna squadra dell’Est era riuscita ad andare oltre i quarti di finale. Bisognerà aspettare la stagione ‘64-‘65 per vedere la squadra ungherese Gyor Eto FC arrivare fino in semifinale. Da questo momento in poi un nuovo orizzonte si apre : le stagioni a cavallo tra il’66 ed il ‘70, vedevano successivamente il FK CSKA Sofia, Marila Pribram, lo Spartak Tinava, e alla Legia Varsovia in finale. Negli anni 70, anche l’Ujpest FC e la Dynamo Kiev.

Il periodo d’oro sarà quello degli anni ‘80. A parte le stagioni ‘80-‘81, ‘84-‘85 e ‘89-‘90, i Paesi dell’Est sono sempre stati presenti in semifinale, come nella finale di 1986 nello stadio Sanchez Pizjuan di Sevilla. Un anno dopo la tragedia di Heysel, le squadre inglesi sono state escluse da tutte le competizioni europee. Il FC Barcellona è allora favorito per succedere alla Juventus di fronte al Steaua Bucarest. Dopo 120 minuti di stasi, il portiere rumeno Helmuth Duckadam ferma i cinque goal nella porta barcellonese. Marius Lacatus e Gavril Balint non perderanno la loro abilità di fronte alla porta catalana. La ambita coppa europea è dei Rumeni. I giocatori di Bucarest saranno poi di nuovo in finale nella stagione ‘88-‘89 a Barcellona al Campo Nou contro il Milan AC. I Rossoneri vinceranno con due doppi goal di Ruud Gullit e Marco Van Basten. La finale si concluderà sul punteggio di 4 a 0. Alla fine degli anni ottanta il Steaua Bucarest è arrivato tre volte in semifinale, il Dinamo Bucarest, il FK CSKA Sofia, il Widzew Lodz ed il Dynamo Kiev una volta.

Gli anni novanta segneranno un cambiamento. Fin dal ‘90-‘91, tranne la stagione ‘98-‘99, le semifinali della competizione europea più importante si sono tutte svolte senza nessun rappresentante dei Paesi dell’Est. Il Spartak Mosca perse quell’anno appena prima della finale, quando giocava contro l’Olimpico di Marsiglia, allora considerato come la migliore squadra d’Europa. I marsigliesi eliminarono lo Spartak ma persero poi a Bari al tiro a rete nella finale contro la Stella rossa di Belgrado.

Nel ‘93, l’organizzazione della gara cambia. La Champions League, diventa coppa dei campioni europei e questo cambiamento rende la partecipazione difficile per le squadre dei Paesi dell’Est. La cancellazione delle partite con eliminazione diretta dall’inizio fino alla fine della competizione, rimpiazziate con un sistema di “partite di girone”e la moltiplicazione dei turni preliminari per i Paesi classificati oltre i primi posti della classificazione dell’UEFA, complicano l’accesso delle squadre dell’Est europeo al vertice della competizione. Attualmente, solo il primo del campionamento russo è sicuro di poter giocare nella fase finale della Champions League. Tutti gli altri rappresentanti dei Paesi dell’Est devono passare attraverso uno, due o addirittura tre turni preliminari ad eliminazione reciproca, prima di affrontare le altre partite. Tra il 1991 e il 2008 un solo club riuscirà ad arrivare in semifinale. Il Dynamo di Kiev, guidato da Andrei Chevchenko, è stato eliminato dal Bayern di Monaco, a sua volta sconfitto dal Manchester United durante una sorprendente finale.

Ora, due orizzonti si prospettano perché il calcio europeo guadagni la sua rivincita. La trasformazione di uno o due clubs in squadre europee paragonabili al Chelsea. È ciò verso cui sembra dirigersi il calcio russo ed il suo rappresentante principale, recente vincitore della coppa UEFA : lo Zenith di San Pietroburgo. Oppure una riforma della Champions League, finalizzata al cambiamento delle regole d’accesso al campionato delle squadre classificate oltre il nono posto della classificazione UEFA. Un progetto difficile da realizzare ma che Michel Platini, presidente della UEFA sembra determinato a realizzare.

Intanto, l’organizzazione nell’Est europeo delle finali delle coppe europee, (ad esempio nel 2012 in Polonia o in Ucraina) rappresentano già buone occasioni per rivalorizzare l’importanza del calcio in questi paesi. Entrando nello stadio di Loujniki il 21 maggio scorso, Didier Drogba, Cristiano Ronaldo e tutti gli altri hanno già compiuto un gesto storico.

(1) Tuttavia, la storia, come lo stile del calcio nei Balcani, non sono gli stessi che in Russia, Polonia, Ungheria, Ucraina, o Romania. E’quindi importante non fare confusione fra Paesi provenienti o limitrofi dell’ex-Yugoslavia e i Paesi dell‘Europa dell’Est. (2) Il quotidiano sportivo francese è stato ideatore della prima edizione della coppa dei campioni europea.

(Foto : flickr/lordah)

Scritto da Jean-Baptiste Mathieu, mercoledì 21 maggio 2008.

Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel.