Calcio e inno nazionale: quando la Germania (de)canta

Articolo pubblicato il 30 luglio 2012
Articolo pubblicato il 30 luglio 2012
Dopo l’eliminazione della Nazionale tedesca agli Europei 2012, in Germania è nato un assurdo dibattito a proposito dell’inno nazionale e dei giocatori naturalizzati. Reminiscenze di Balotelli?

L’ex cronista sportivo della ZDF RolfToppiTöpperwien sostiene che la Germania avesse già perso contro l’Italia nel momento dell’inno nazionale, poiché alcuni giocatori non l’avevano cantato. Sarebbero stati soprattutto i calciatori di etnia non tedesca che, non cantando, avrebbero minato la comune volontà di vincere. Sfugge a questa logica come mai l’Italia abbia potuto perdere contro gli spagnoli, che sostanzialmente non cantano l’inno – l’inno nazionale spagnolo infatti non ha un testo, in virtù della riconosciuta multiculturalità del Paese.

Una canzone del passato

Erano altri tempi quando Töppi iniziò la sua carriera giornalistica, negli anni Settanta. Già in quel periodo in Germania vivevano molti immigrati, ma nessuno di loro era cittadino tedesco. Da allora sono cambiate molte cose. Gli stranieri non solo sono di più ma sono anche diventati, almeno in parte, cittadini tedeschi.

Fino a dieci anni fa questo non rappresentava ancora un “problema” per la Nazionale, poiché i figli degli immigrati non giocavano per la propria patria, ma per quella dei genitori. La svolta si ebbe nel 2001, quando Gerald Asamoah, ghanese appena naturalizzato, esordì con la Germania.

"Non c’è nessun problema di integrazione, losportè anche provocazione"

Per i turchi, gli immigrati più numerosi, ci sono voluti alcuni anni in più, per vari motivi: il nazionalismo turco, che considerava un tradimento giocare per la Germania; la volontà della Federazione turca di non lasciarsi scappare i giovani talenti cresciuti Europa, e la legge per la naturalizzazione, antiquata fino a non molto tempo fa. I gemelli Altintop volevano infatti giocare uno per la Turchia e uno per la Germania, ma per via delle lunghe tempistiche della burocrazia tedesca oggi giocano entrambi per la Turchia.

Mail di odio e minacce

La svolta che ha segnato il cambiamento è avvenuta nel febbraio 2009, quando un calciatore allora ventenne dichiarò semplicemente: «la mia famiglia vive in Germania da tre generazioni, io sono cresciuto qui e mi sono sempre trovato bene, qui mi sono state date delle occasioni nelle squadre giovanili». Dopo questa esternazione, il sito internet del giocatore venne sommerso di mail piene di odio e di minacce, tanto che fu necessario chiudere temporaneamente la pagina degli ospiti.

L’allora calciatore ventenne ora ha 23 anni e gioca nel Real Madrid con la maglia numero 10 con il nome di Özil. La Nazionale tedesca è un colorato insieme di diverse nazioni, rappresentative di una Germania nella quale vivono più di quindici milioni di persone con un passato di migrazione. La popolazione turca e curda conta circa due milioni e mezzo di individui, tra i quali si contano più di un milione di naturalizzati.

Non a tutti piace questa evoluzione. I razzisti hanno reagito con delle campagne contro i giocatori di colore (per loro non deve essere bianca solo la maglia). Özil è stato minacciato e offeso, per esempio dal Partito Nazional-Democratico Tedesco, che l'ha definito "tedesco di plastica". La differenza evidenziata da Töpperwien tra chi canta l'inno e chi no sembra dare a intendere una volontà di non far giocare chi non canta.

Perché "loro" non cantano?

L'origine dei genitori fa differenza quando due genitori turchi, tunisini o ghanesi siedono allo stadio o davanti al televisore: “unità, giustizia e libertà... - e fino a qui tutto ok - per la nazione tedesca”. Da qui la domanda: Özil, Khedira o Boateng dovrebbero davvero cantare della patria tedesca?

Gli olandesi del Suriname risolvono il problema del testo non cantando la prima riga: “noi siamo di sangue germanico”. Un testo con spazi vuoti come soluzione per i bambini degli immigrati? L’ex calciatore professionista francese Eric Cantona non considera un problema il cantare o meno l’inno. In un’intervista rilasciata alla rivista Inrocks ha detto recentemente: «io non ho mai cantato la Marsigliese e per me è lo stesso se i giocatori non cantano l’inno. Non c’è nessun problema di integrazione, losportè anche provocazione. Smettiamola di impartire lezioni continuamente, ci sono fin troppe persone che vogliono dare lezioni agli altri».

Il messaggio di Töppi ai giocatori tedeschi che non cantano è “non siete i benvenuti”, e a questo messaggio hanno fatto il verso altri esponenti del mondo sportivo (Beckenbauer, che nel 1974 non cantò l’inno e diventò campione del mondo) e politico (Bouffier, Hermann). La Federazione Calcio tedesca non dovrebbe restare indifferente, dovrebbe mostrare di sostenere pienamente le campagne per l’integrazione e di reagire a queste emarginazioni. Dovrebbe anche stabilire che alla prossima apparizione tutta la squadra, compreso Löw, non canti, per poi lasciare in futuro la scelta ai giocatori. Si può vincere solo insieme, chi canta e chi, per una ragione o per l'altra, no.

Foto di copertina: (cc)Redfishingboat (Mick O)/flickr, (cc)dongga BS/flickr; Video: (cc)Vogel956/YouTube.