Cafébabel in mostra per diffonde la pace 

Articolo pubblicato il 23 aprile 2018
Articolo pubblicato il 23 aprile 2018

Cafébabel organizza una mostra fotografica dedicata ai portatori di pace in Europa: Tales of the Afterwar. Il ritorno di un progetto che ha appassionato la redazione e che interpella molto anche la nostra generazione.

«Che cos'è la guerra?» Porre una simile domanda a un giovane di 20 anni, nel peggiore dei casi lo farà scappare, nel migliore gli farà assumere un'aria attonita. Tuttavia, fino a poco tempo fà, la domanda meritava di essere posta. Nel 2015, nel periodo successivo agli attentati di Parigi, François Hollande parlava proprio di «atti di guerra».

Ce lo ricordiamo ancora molto bene. Abbiamo discusso a lungo sull'argomento: durante le conferenze di redazione, a tavola, durante gli after-work. La domanda da un milione di euro? «Cosa significa la guerra per una generazione che ha conosciuto solo la pace?».  L’antagonismo dava i suoi mal di testa: difficile per noi millennials europei considerarsi «in guerra», così come era difficile riflettere mentre in molti, evidentemente molto coraggiosi, chiedevano di «mettersi al posto» delle popolazioni in conflitto.

Poi un giorno, come accade di tanto in tanto, una giornalista è venuta a proporci un soggetto. Strabordante di energia, ci ha allora spiegato che stava pensando a una serie di reportage sul dopoguerra in Europa. In realtà, stava creando più un progetto editoriale sui «portatori di pace», quelle persone che contribuiscono alla convivenza dopo un conflitto, partendo dal principio che, troppo spesso, il Vecchio Continente si fonda su una vecchia idea: la pace sarebbe stata ottenuta, per sempre. Secondo lei, è pericoloso; peggio, è falso. Per provarlo, la giornalista conta sulle dita i paesi europei teatro di una guerra o di un recente conflitto armato: il conflitto nordirlandese fino al 1998, la guerra di Jugoslavia fino al 2001, la guerre do Ossetia del Sud in Georgia nel 2008 e le tensioni che oggi continuano a dividere in due Cipro.

Era tutto pronto. Alizée Gau, la giornalista in questione, desiderava recarsi in queste regioni del dopoguerra per parlare alle persone che conducono ancora progetti di pace e gestiscono questo lavoro di memoria. Aveva anche già dato un titolo alla serie di reportage, un bel titolo del resto: "Tales of the afterwar" (letteralmente, "Racconti del dopoguerra", ndr). Da parte nostra, davanti all'ascesa degli estremismi in Europa, il moltiplicarsi degli attentati terroristici e il ripiegamento identitario, il progetto di Alizée corrispondeva ai valori di scambio e convivenza che hanno sempre animato la rivista. Allora? Deal.

Ecco come Alizée ha intrapreso un viaggio di vari mesi, durante il quale ha incontrato gli attivisti, i professori, gli artisti, i vecchi combattenti, i politici o, ancora, gli studenti che pensano, costruiscono e sostengono atti di riconcilizione. Tra questi attori, presentati come veri personaggi, e l'atmosfera di ogni regione, la giornalista ha riportato storie vere che abbiamo pubblicato qua e la e ha anche scattato foto, per illustrare la realtà del terreno europeo. E ci sono piaciute tanto, a tal punto che abbiamo deciso di dare una seconda vita a Tales of the afterwar, dedicandogli un'intera mostra.

Il vernissage avrà luogo il 3 maggio prossimo, dalle 18h30, presso il municipio del 14° arrondissement di Parigi, Place Ferdinand Brunot 2. Le foto vi saranno esposte per una settimana, prima di essere trasferite in diversi luoghi di Parigi, nel corso del mese di maggio.

Che abbiate voglia di scappare, assunto un'aria attonita o se vi hanno semplicemente chiesto della pace e della guerra in Europa, questa mostra è per voi e vi permetterà di dare un viso e un nome a un argomento che non deve rimanere un tabù per la nostra generazione. Deal?

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Date un'occhiata all'evento su Facebook del vernissage sull'esposizione di Tales of the Afterwar.