Buridane: la musica in erba

Articolo pubblicato il 26 aprile 2013
Articolo pubblicato il 26 aprile 2013
Ci siamo addentrati nel cuore di Pigalle, ormai non più celebre come quartiere a luci rosse di Parigi bensì come uno dei centri pulsanti parigini dove la musica la fa da padrona. Tra le tante salle à concert, abbiamo incontrato Buridane a La Boule Noire. Resoconto di una serata à la française.

Ho cominciato da sola nel 2006, accompagnandomi con la chitarra. Suono con i ragazzi da ormai quattro anni", racconta Buridane, "abbiamo iniziato una nuova avventura insieme perché abitavamo tutti a Lione all’epoca. Ci siamo incontrati in contesti diversi e poi ognuno ha proseguito per la sua strada ma, anche se non siamo più nella stessa città, riusciamo a trovare il modo di collaborare insieme. Siamo un gruppo ormai”.

Buridane arriva sul palco un po’ impacciata a causa di qualche piccolo problema tecnico. “Cavolo, ho passato venti minuti a fare gli esercizi di respirazione per arrivare in scena rilassata e tu mi fai questo regalo”, dice al fonico, scherzando sull’imprevisto. I pantaloncini corti e floreali e la chioma biondissima, che la contraddistingue fin dai suoi esordi, le danno da lontano un’aria quasi adolescenziale nonostante i suoi 27 anni.

Il debutto sulle punte

Ho iniziato la mia carriera come ballerina. Questa è stata la mia formazione fino a 19 anni, in seguito non ho avuto il coraggio di addentrarmi in un mondo così difficile come quello della danza”, racconta, ”ho sempre scritto molto e ho sempre sentito il desiderio di esprimere le mie idee e condividere le mie esperienze in qualche modo”. “Amo molto la danza ma mi faceva sentire frustrata perché danzando non è facile arrivare a tutti. La musica mi è sembrato il metodo più logico per condividere i miei testi con il pubblico”.

Dopo aver appeso le punte al chiodo, July, vero nome dell’artista, riesce a entrare al conservatorio di Lione dove inizia il suo percorso di cantante con il nome di Buridane, omaggio al filosofo Jean Buridan. “All’inizio non lo facevo per il piacere di cantare o di suonare, era solo uno dei tanti modi per raccontare i miei testi. Solo in seguito ho iniziato a provare veramente soddisfazione durante le esibizioni”. Piacere di cantare ma soprattutto di condividere le emozioni e gli avvenimenti con chi la segue. “Per il momento non riesco a parlare di altro se non di eventi vissuti da me o da chi mi è vicino. Le canzoni sono un modo di sbarazzarmi delle cose che mi succedono, di comprenderle e di analizzarle e poi di condividerle con il pubblico in modo che non siano più solo mie. Lo trovo un modo di liberarsi del peso di ciò che accade, come una catarsi”.

Francofona per scelta

"Le canzoni sono un modo di sbarazzarmi delle cose che mi succedono, di condividerle con il pubblico in modo che non siano più solo mie".

Buridane resta fedele alla sua lingua natale, avanzando in direzione ostinata e contraria rispetto al mondo della musica francese che si sta piegando sempre di più all’inglese. Nonostante le battaglie per mantenere viva la francofonia, infatti, chi vuole farsi veramente un nome è costretto a cambiare presto rotta, perlomeno, a livello linguistico. “Canto in francese perché è la lingua attraverso la quale posso raccontarmi meglio, con cui mi sento più a mio agio e che mi permette di giocare con le parole e con i suoni e poi non sono veramente portata per le lingue straniere, mi piacerebbe molto poter cantare in spagnolo o in inglese ma non è proprio per me!”. July annuncia con fermezza la sua volontà di restare ancorata alle sue origini ma non esclude totalmente la possibilità di poter intraprendere un’avventura straniera. “Per il momento non vedo la possibilità di un disco o anche solo una canzone in inglese, ma non si sa mai cosa ci riserva il futuro quindi perché no. Per ora non mi sento abbastanza sicura di me stessa per fare questo passo”.

Lontani dalla capitale

Oltre a restare fedele alla sua lingua natale, l’artista non tradisce neanche la sua città: “Sono rimasta a Lione, non sento la necessità di trasferirmi in una grande città come Parigi. Ho già un’etichetta discografica parigina che mi segue come anche il produttore, Sony, anch’esso nella capitale. Inoltre la distanza tra Parigi e Lione non è immensa per cui riesco a spostarmi facilmente in treno”. 

Neanche il fascino di Parigi è riuscito a convincere Buridane a lasciare casa: “Non riesco ad immaginarmi una vita in città, non credo che riuscirei ad adattarmi. Vivo in campagna, ho bisogno del contatto con la natura, dell’erba, di poter camminare a piedi nudi”. Dopotutto, l’ispirazione non deve necessariamente venire da una grande torre di metallo. Nonostante le apparenze lei si definisce Pas fragile, che è anche il nome del suo album, e anche i suoi gusti musicali non mostrano una spiccata predilezione per il pop sentimentale.

Credo che quello che amiamo non sia sempre quello che alla fine prendiamo come esempio. Tra i miei gruppi preferiti ci sono gli Archive, i Massive Attack, non disdegno il rap e per quanto riguarda la tradizione francese mi piace molto Batlik, che mi ha insegnato che la chanson française può essere moderna, che ci sono diversi modi di esprimersi nella nostra lingua attraverso la musica. È stato lui a ispirarmi, ho imparato a suonare la chitarra ascoltando i suoi dischi quindi direi che è lui il mio principale punto di riferimento”.

L’industria della musica ha sicuramente conosciuto momenti migliori di questo, viene quasi spontaneo domandarsi se oggi intraprendere una carriera musicale paghi ancora.“Sono stata fortunata, riuscivo a vivere solo della mia musica anche prima dell’album grazie ai concerti. È da quattro anni ormai che mi occupo solo di questo”.

Dopo Pas Fragile, un secondo album sembra essere nell’aria. Tutto registrato in campagna, bien sûr!

Foto: © Maxime Le Goff; video © BuridaneOfficiel/YouTube