Bulgaria e Romania chiamano Europa

Articolo pubblicato il 15 maggio 2006
Articolo pubblicato il 15 maggio 2006

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Lotta contro la corruzione e riforma del codice penale: Bucarest e Sofia non restano con le mani in mano. Ma gli sforzi basteranno per raggiungere l’obiettivo di adesione entro il gennaio 2007?

Il 16 maggio 2006 la Commissione Europea ha rimandato all'ottobre prossimo la decisione finale riguardante l'entrata di Bulgaria e Romania nell'Ue.

E’ dal 2004 che la Bulgaria e la Romania soddisfano i principali criteri politici ed economici che Bruxelles esige. Tuttavia restano accese ancora alcune “spie” rosse. Ad esempio nell’ottobre 2005 la Commissione ha puntato il dito su alcune questioni “particolarmente preoccupanti” tra cui la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, il controllo delle malattie animali e l’efficienza della pubblica amministrazione.

Progressi in tandem

Da fanalino di coda dell’Europa, la Romania ha ormai ingranato una marcia in più istituendo organi specializzati per la lotta alla corruzione, operazioni mani pulite che coinvolgono le più alte cariche dello Stato… Le ragioni di questo decollo sono legate alla stabilità politica del Paese e all’impegno politico delle sue elite per raggiungere l’obiettivo Europa. Secondo un funzionario europeo «da due anni a questa parte i rumeni hanno deciso di affrontare le questioni più delicate».

Per quanto riguarda la Bulgaria, impegnata nella campagna delle legislative del giugno 2005, è rimasta un po’ indietro sulla tabella di marcia dei cambiamenti. La nuova coalizione governativa ha ridato slancio alle riforme che di colpo sono ricominciate a ritmo serrato focalizzandosi sul rinforzamento dell’immunità dei magistrati e la modernizzazione del codice di procedura civile.

Alla fine i due Paesi si ritrovano allo stesso livello di preparazione per entrare nell’Unione.

L’urgenza delle riforme

Ma questi progressi saranno sufficienti per essere accettati all’interno dell’Ue? Nel valutare un Paese la Commissione passa minuziosamente in rassegna tutte le riforme realizzate in oltre 150 settori. Al momento la Commissione potrebbe ancora soffermarsi su una cinquantina di settori, e puntare il dito contro altri cinque come la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, i controlli veterinari alle frontiere, l’audit e il controllo finanziario.

Inoltre cambiare le leggi va bene, ma bisogna applicarle. Ed è difficile se si considera che questi Paesi escono da anni di comunismo e che l’indipendenza del sistema giudiziario è un traguardo raggiunto solo di recente. La Commissione si è circondata di esperti che hanno valutato direttamente sul terreno l’impatto di queste riforme, e gli stessi diplomatici comunitari hanno cercato di misurare continuativamente l’entità dei cambiamenti sociali. Tuttavia la maggior parte delle modifiche legislative sono inedite e sarà difficile per la Commissione pronunciarsi sulle conseguenze a lungo termine.

La Commissione dà il via libera

Solo la Commissione ha il potere di proporre un rinvio dell’adesione. Una responsabilità, questa, non certo priva di una certa responsabilità.

Opzione 2008, dunque? Il rinvio toglierebbe credibilità alla capacità dell’esecutivo europeo, rischiando di ritardare le riforme nei Paesi candidati. Senza considerare il rischio di demotivare i paesi dei Balcani nei loro sforzi verso il raggiungimento della pace.

Diventa insomma piuttosto difficile per la Commissione europea districarsi tra il ricatto all’adesione da parte dei Paesi candidati da un lato, ed i reali pericoli connessi al loro ingresso nell’Unione, dall’altro.

Opzione 2007? Se Romania e Bulgaria non si presenteranno pronte al traguardo, i vecchi Stati membri non rischieranno forse di veder scorrazzare sul proprio territorio mafiosi bulgari incappucciati o polli rumeni che hanno contratto l’influenza aviaria? Un funzionario europeo afferma che «la minaccia è più seria di quanto si possa pensare, ma la Commissione può sempre contare su delle misure di sicurezza». Ad esempio, se i rumeni risulteranno sprovvisti di sufficienti controlli doganali veterinari, la Commissione può decidere di vietare l’esportazione di pollame in provenienza da questo Paese verso gli Stati membri dell’Unione. Un altro motivo di inquietudine è costituito da Croazia e Turchia, che si mostrano recalcitranti a conformarsi alle richieste della Commissione. Quanto più Bruxelles si mostrerà flessibile ed indulgente con la Bulgaria e la Romania, tanto più sarà difficile incitare gli altri due candidati ad accelerare le proprie riforme.

Coppia vincente nel 2007?

In ogni caso la proposta di rinvio potrà concretizzarsi unicamente nel caso in cui gli Stati membri l’approvino. «E dal punto di vista politico, uno Stato che sostiene un rinvio è visto piuttosto male», sottolinea un funzionario di Bruxelles. Oppure uno Stato membro potrebbe rifiutare di ratificare i trattati di adesione, congelando così tutti i processi. Il rischio esiste. L’ondata di “eurottimismo” degli anni intorno al 2004 si è dissolta ed alcuni deputati conservatori tedeschi ed austriaci sono riluttanti ad un altro allargamento. L’ipotesi resta in ogni modo poco realista e non è nell’interesse di nessun Paese destabilizzare una Commissione già indebolita dal fallimento della Costituzione europea.

E se entrassero? La Romania e la Bulgaria apporterebbero un po’ di dinamismo ad un’Unione sprofondata nelle sabbie mobili dei “no” francesi ed olandesi. I due paesi candidati hanno infatti ratificato la Costituzione Europea e circa il 70% della loro popolazione è a favore dell’Europa.