Budapest: tutti contro i rom?

Articolo pubblicato il 20 giugno 2014
Articolo pubblicato il 20 giugno 2014

In oc­ca­sio­ne delle scor­se ele­zio­ni eu­ro­pee si è con­fer­ma­to in Un­ghe­ria lo slit­ta­men­to a de­stra degli anni pas­sa­ti. Non è pro­prio un bel segno per i Rom che su­bi­sco­no an­co­ra di­scri­mi­na­zio­ni. Molti si op­pon­go­no alla ten­den­za e ten­ta­no di aiutare questa minoranza con­tro il fla­gel­lo della po­ver­tà. 

L’an­ti­zi­ga­ni­smo è il ter­mi­ne cor­ret­to per l’o­dio nei con­fron­ti delle po­po­la­zio­ni Rom. In tutta Eu­ro­pa i sinti e i Rom sono sog­get­ti a que­sto pro­ble­ma: sono con­si­de­ra­ti dei po­ve­ri, dei cri­mi­na­li e dei mo­der­ni va­ga­bon­di. In Ger­ma­nia e Fran­cia gli animi si scal­da­no sem­pre di più a causa di un cre­scen­te flus­so mi­gra­to­rio che pro­ve­nie dal­l’E­st. Molti vian­dan­ti fug­go­no dal­l’Un­ghe­ria, dalla Ro­ma­nia e dalla Bul­ga­ria a causa del­l’e­mar­gi­na­zio­ne e della man­can­za di pro­spet­ti­ve.

Pregiudizi, disoccupazione e discendenza 

Nel­l'ot­ta­vo di­stret­to di Bu­da­pe­st si sgre­to­la l’in­to­na­co dalle fac­cia­te ester­ne. In un tor­ri­do gior­no esti­vo al­cu­ni Rom bi­ghel­lo­na­no sfi­ni­ti dal­l’a­fa sulle pan­chi­ne del parco. Dai loro volti ri­sal­ta­no pro­fon­di sol­chi, sem­bra­no spos­sa­ti e in­dos­sa­no abiti spor­chi. Que­sto ac­ca­de ogni gior­no. Pochi di loro hanno un la­vo­ro, in tutta la na­zio­ne il 70% è in­fat­ti senza oc­cu­pa­zio­ne. Un dato molto più alto ri­spet­to alla po­po­la­zio­ne un­ghe­re­se che con­si­de­ra spes­so i Rom come chias­so­si e in­ci­vi­li. Anche per que­sta ra­gio­ne hanno dif­fi­col­tà a tro­va­re un la­vo­ro, no­no­stan­te ab­bia­no na­zio­na­li­tà un­ghe­re­se e par­li­no la lin­gua della na­zio­ne. "È un gi­ro­ne in­fer­na­le di pre­giu­di­zi, po­ver­tà, di­soc­cu­pa­zio­ne, di­scen­den­za e man­can­za di for­ma­zio­ne", spie­ga così Ale­xan­dra Szar­ka le mi­ni­me pos­si­bi­li­tà di avan­za­men­to della più nu­me­ro­sa mi­no­ran­za un­ghe­re­se. La ven­ti­treen­ne stu­dia scien­ze dei ser­vi­zi so­cia­li e aiuta allo stes­so tempo i bam­bi­ni Rom svan­tag­gia­ti. Nel­l’am­bi­to del pro­get­to Chan­ce for Chil­dren Foun­da­tion im­par­ti­sce anche delle ri­pe­ti­zio­ni pri­va­te co­lo­ro che al­tri­men­ti non riu­sci­reb­be­ro a ve­ni­re fuori dal gi­ro­ne in­fer­na­le.

Anche se l’Un­ghe­ria di­spo­ne di un si­ste­ma sco­la­sti­co pub­bli­co, i con­tra­sti tra i sin­go­li isti­tu­ti sono abis­sa­li. Nei quar­tie­ri di­sa­gia­ti il li­vel­lo è evi­den­te­men­te al di sotto della media. Per­ciò la mag­gior parte dei ge­ni­to­ri pre­fe­ri­sce evi­ta­re di iscri­ve­re i pro­pri figli nelle scuo­le di ceto medio, giac­ché i Rom ri­mar­reb­be­ro in­die­tro e ver­reb­be­ro iso­la­ti. Se rie­sco­no ad ac­ce­de­re in una delle scuo­le mi­glio­ri, de­vo­no il più delle volte aspet­tar­si sol­tan­to di­scri­mi­na­zio­ne. “A dire il vero esi­sto­no buone pos­si­bi­li­tà ma non ot­ten­go­no la for­ma­zio­ne di cui hanno bi­so­gno”, af­fer­ma la stu­den­tes­sa. Al­cu­ni ven­go­no in­se­ri­ti in clas­si for­ma­te da soli Rom: “ Ci sono dei pre­si­di che ne vanno or­go­glio­si, ma nel com­ples­so que­sta si­tua­zio­ne ri­sul­ta peg­gio­re e va con­tro la legge”. Al­cu­ni ven­go­no per­si­no in­se­ri­ti in clas­si di di­sa­bi­li.

Nel collegio gesuita di Bu­da­pe­st

Ri­sul­ta con­tro­ver­so il fatto che gli in­se­gnan­ti ven­ga­no for­ma­ti quasi esclu­si­va­men­te nelle scuo­le di élite e non siano abi­tua­ti a istrui­re i figli dei ceti so­cia­li anal­fa­be­ti. Il mi­ni­stro per le Ri­sor­se Umane, Zol­tan Balog, ha pro­po­sto re­cen­te­men­te di isti­tui­re delle clas­si di re­cu­pe­ro per le po­po­la­zio­ni Rom. A dire il vero, que­ste spet­ta­no pa­ri­te­ti­ca­men­te per legge, de facto però ven­go­no dif­fi­cil­men­te messe in atto. Se il ten­ta­ti­vo possa o meno cam­bia­re qual­co­sa, è an­co­ra da ve­de­re.

L'an­ti­zi­ga­ni­smo è un tema tabù in Un­gheria e i pochi che ne par­la­no lo fanno aper­ta­men­te. Al­cu­ni af­fer­ma­no che è come negli anni Ses­san­ta quan­do nes­su­no osava espri­me­re la sua opi­nio­ne per paura di per­de­re il la­vo­ro. Così rie­sce dif­fi­ci­le tro­va­re qual­cu­no di­spo­sto a di­scu­te­re del tema. Anche i Rom si ver­go­gna­no spes­so della loro si­tua­zio­ne o tac­cio­no per or­go­glio. Ist­van Antal, di­ret­to­re del col­le­gio ge­sui­ta dei Rom con sede a Bu­da­pe­st rap­pre­sen­ta un'ec­ce­zio­ne. Anche lui vive nel­l’ot­ta­vo di­stret­to e tenta di con­tra­sta­re la de­ca­den­za del quar­tie­re. I muri spes­si che si sta­glia­no sugli in­gres­si re­cen­te­men­te rin­no­va­ti ten­go­no fuori l’afa sof­fo­can­te men­tre ri­suo­na della mu­si­ca clas­si­ca. Si trat­ta del con­cer­to di be­ne­fi­cen­za per i Rom an­co­ra più in­di­gen­ti della Ro­ma­nia. Il po­po­lo è ri­no­ma­to per la sua tra­di­zio­ne mu­si­ca­le: una car­rie­ra di can­tan­te o stru­men­ti­sta è spes­so l’u­ni­ca via verso una sca­la­ta so­cia­le. 

Quasi pa­ra­di­sia­co

Dal 2004 Antal si ado­pe­ra per gli stu­den­ti Rom. Con una lau­rea essi ven­go­no me­glio ac­cet­ta­ti dalla so­cie­tà, per­ché si trat­ta di un cer­ti­fi­ca­to che at­te­sta non sol­tan­to la for­ma­zio­ne ma anche l’in­te­gra­zio­ne. “Vo­glia­mo aiu­tar­li a in­tro­dur­si nel­l’Un­ghe­ria in­tel­let­tua­le e a raf­for­za­re la loro iden­ti­tà come un­ghe­re­si e Rom”, così Antal in­ten­de il ruolo del col­le­gio. Que­sto è per così dire il pros­si­mo passo per co­lo­ro che sono stati dei buoni stu­den­ti. Chi ha un di­plo­ma e la pos­si­bi­li­tà di stu­dia­re può can­di­dar­si al suo pro­get­to, gra­zie al quale è pos­si­bi­le ri­ce­ve­re al­log­gio e corsi in­te­gra­ti­vi.

"Quasi tutti i no­stri 29 stu­den­ti hanno pro­ble­mi eco­no­mi­ci o altro", ri­ve­la Antal. Molti tra loro pro­ven­go­no da una terra dove non hanno né cor­ren­te né acqua e vi­vo­no in fa­mi­glie di­su­ni­te. Al con­tra­rio, le con­di­zio­ni dei Rom di Bu­da­pe­st sem­bra­no quasi pa­ra­di­sia­che. Tutte le fa­mi­glie sem­bra ab­bia­no su­bi­to delle di­scri­mi­na­zio­ni ma hanno im­pa­ra­to a con­vi­ver­ci. “Ades­so que­sto non é più un pro­ble­ma, nel­l’u­ni­ver­si­tà non esi­ste più al­cu­na di­scri­mi­na­zio­ne”, af­fer­ma il gio­va­ne enu­me­ran­do i suc­ces­si del­l’i­sti­tu­to. “Anche il con­cer­to è stato au­to-or­ga­niz­za­to, per que­sto i ra­gaz­zi sono gran­di ab­ba­stan­za”, con­clu­de Antal con or­go­glio. 

Emarginati a dispetto della libera circolazione 

I can­di­da­ti al pro­get­to non de­vo­no avere una fede re­li­gio­sa per es­se­re coin­vol­ti, ma es­se­re sol­tan­to aper­ti ad ogni forma di vi­sio­ne del mondo. Anno dopo anno au­men­ta il nu­me­ro dei mem­bri, pre­sto tutte le ca­pa­ci­tà po­treb­be­ro es­se­re esau­ri­te. Oltre al­l’U­nio­ne Eu­ro­pea, che so­ster­rà il col­le­gio fino al 2015, anche il go­ver­no un­ghe­re­se for­ni­sce dei con­tri­bu­ti. Nel corso della pre­si­den­za un­ghe­re­se al Con­si­glio UE, Il go­ver­no ha va­ra­to sia a li­vel­lo na­zio­na­le che eu­ro­peo una stra­te­gia Rom mi­ra­ta a mi­glio­ra­re la si­tua­zio­ne. Tut­ta­via in Un­ghe­ria ci si con­cen­tra fon­da­men­tal­men­te sui Rom di­spo­sti a istruir­si, ossia co­lo­ro che sono in­te­gra­ti al­me­no par­zial­men­te nella so­cie­tà. Tutti gli altri vi­vono nella po­ver­tà o sa­ran­no co­stret­ti a ri­schia­re di av­ven­tu­rar­si verso l’O­ve­st che an­co­ra li emar­gi­na no­no­stan­te la li­be­ra cir­co­la­zio­ne. Per­ché non per tutti c’è un posto da Szar­ka o Antal. 

Questo articolo fa parte di un'edizione speciale dedicata a Budapest e realizzata nel quadro del progetto "EU in Motion" su iniziativa di Cafebabel e con la collaborazione del Parlamento Europeo e della Fondazione Hippocrène.