Budapest, città post-socialista: come il passato allontana l'Europa

Articolo pubblicato il 26 marzo 2013
Articolo pubblicato il 26 marzo 2013
L'Ungheria rimarrà in una fase di sviluppo post-socialista, non solo per via della crescita dei movimenti di destra, ma soprattutto per gli eterni conflitti interni e il continuo guardare malinconicamente al passato.

Budapest è viva 24 ore su 24. Le sue strade offrono mille posti da visitare, dalle tipiche taverne ungheresi chiamate söröző alle discoteche dove spendere migliaia di fiorini. E, qualsiasi posto scegliate, è sempre piacevole concludere la serata e farsi passare il mal di testa con un buon kebab di prima mattina. Questi piccoli ristoranti si trovano ovunque, disseminati per la città, e sono generalemente di proprietà di immigrati. Quando chiedo loro come si trovano in Ungheria, la maggioranza mi risponde che “era meglio prima”. “Nell'ultimo decennio sembra che gli stranieri non piacciano agli ungheresi”, mi dice uno di loro, riferendosi a una delle tante conseguenze della crescita della destra. Questo fenomeno ha raggiunto il suo apice nel 2010, quando il movimento di estrema destra Jobbik (Movimento per una Ungheria Migliore) ha ottenuto ben 43 seggi in parlamento. Durante la loro campagna elettorale, i loro principali bersagli sono state la “non privilegiata” etnia Rom e le privilegiate” minoranze ebree.

Gli errori dell'Ungheria

Sul sito web del centro di comunicazione X (“XKK”) si può leggere: “Il popolo chiede un vero cambiamento”. I fatti avvenuti durante il governo di destra del primo ministro Viktor Orban non hanno mutato la diffusa depressione e l'infelicità tra gli ungheresi. L'Ungheria è tutt'oggi nella top ten mondiale per numero di suicidi", dice Istvan Villas, uno studente di Szeged, "il tasso di disoccupazione è abbastanza alto (intorno all'11% - cioè la media UE, ndr), la gente non crede nel governo e sta addirittura smettendo di credere nella democrazia”, continua, rivelando che ha in mente di andare all'estero al più presto. Perché la sinistra ungherese è così debole? “In pratica non esiste una sinistra in Ungheria”, spiega la direttrice Szilvia Varró, vincitrice del premio Pulitzer nel 2010 ed ex giornalista del settimanale liberale Magyar Narancs. “Il partito socialista di opposizione ha perso la sua credibilità quando era al potere (2002-2010). Il principale barlume di opposizione viene dalle proteste studentesche contro le controverse misure in materia di istruzione. L'errore principale dell'Ungheria è il non voler affrontare il proprio passato", continua, "ci siamo sempre comportati come vittime, a partire dall'occupazione nazista passando per il periodo sovietico fino ad oggi. Siamo stati uno dei primi paesi europei ad adottare leggi contro gli ebrei, nei primi anni '20, quando l'antisemitismo era la norma, e abbiamo avuto fin troppe spie nel periodo comunista".

Iulia Notaros, un'espatriata a Budapest di origini ungheresi, si gode la vita in Ungheria ma nota la differenza tra l'essere uno straniero o un immigrato. “Non è la stessa cosa, se hai un buon salario (il salario medio è di 140,000 fiorini, circa 450 euro al netto delle tasse, ndr), o se invece vieni da un paese con standard più bassi”. Iulia crede che la causa principale per la crescita della destra sia l'abitudine degli ungheresi di vivere nel passato. “Dovremmo vivere nel presente. Potremmo essere una grande nazione se smettessimo di sognare i territori perduti a favore delle nazioni vicine, non li riavremo mai indietro”.

Romani Platni, a cena dai Rom

C'è anche il problema delle minoranze etniche ungheresi, dice Iulia. “È sempre più semplice attribuire la colpa alle minoranze che pensare ai propri errori”. L'etnia Rom, il 5% della popolazione ungherese, non si trova nella miglior posizione aupicabile, specialmente dopo l'entrata in scena del movimento Jobbik e del primo ministro Orban. “Ci saranno le elezioni nel 2014 e i leader di Jobbik hanno già cominciato a parlare di criminalità rom. Provano ad alzare la tensione tra gli ungheresi e i rom. In passato ci sono stati diversi omicidi e azioni violente nei confronti dei rom. Sappiamo dove i discorsi carichi di odio possono portare questa nazione”, dice Varró.

Ma rom non è sempre sinonimo di discriminazione e tensioni. Con il supporto del Fondo Statale, il progetto Romani Platni mira ad avvicinare ungheresi e rom, andando oltre gli stereotipi e i malintesi nel modo più semplice possibile – attraverso la buona tavola. Krisztina Nagy, una delle coordinatrici del progetto, mi conferma che questo è uno dei tre progetti di educazione informale per i rom. A metà del 2011 hanno aperto un ristorante per condividere la musica il cibo e le tradizioni rom. “Queste donne sono persone normali senza esperienza nel catering”, dice. “Si sono preparate per sei mesi". Qualche politico è mai venuto al Romani Platni? “No, ma il progetto è di invitarli. Vogliamo suscitare il dibattito tra persone con opinioni molto diverse, affinché parlino di questo problema. Gli esponenti della Destra sono sicuramente tra i benvenuti”.

La depressione generale è visibile per le strade di Budapest. Durante la sua storia questa città ha emanato energia negativa, grigiore e disperazione. Gli anziani vogliono di nuovo il comunismo, dove si sentivano più sicuri di oggi. I giovani vogliono lasciare il paese, i senzatetto vorrebbero una casa, i rom non vogliono essere segregati e tutti vogliono un futuro migliore."Sfortunatamente, con un terzo degli studenti universitari che vota per Jobbik, la situazione difficilmente cambierà", dice Varró.

I dati sono allarmanti, ma il fatto più preoccupante è che i giovani non vogliono vivere in Ungheria”. Iulia Notaros è convinta che l'Ungheria sarà felice solo quando la gente guarderà al futuro. Le chiedo - come ho fatto con gli altri intervistati – di elencarmi qualche vantaggio dell'essere in Ungheria. Si sono tutti zittiti. “La città è carina”, dice Varró, dopo mezzo minuto. Mentre sto per lasciare l'Ungheria, spero di ritornare in tempi più felici, perchè questo paese se li merita.

Foto: © Mirza Softić per 'EUtopia on the ground', Budapest, febbraio 2013;Szilvia Varró © pagina facebook ufficiale

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