Bruxelles, un Eldorado per i giovani europei ?

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2016

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Nonostante i tragici avvenimenti di questi ultimi mesi, la città resta ancora un luogo molto apprezzato dai giovani cittadini europei in cerca di un lavoro. CaféBabel si è interessato a questo fenomeno.

Bruxelles, capitale della regione di Bruxelles-Capitale, capitale delle Fiandre, capitale del Belgio, certamente. Ma Bruxelles resta prima di tutto, agli occhi di tantissime persone ai quattro angoli del continente, la capitale dell’Europa, dotata di una grande forza attrattiva. E a ragione: come indicava Le Figaro lo scorso anno, Bruxelles è la seconda città al mondo in cui la percentuale di residenti nati all'estero è la più alta, dopo Dubaï.

E nel periodo in cui vi arrivano centinaia di giovani pronti a cominciare il loro tirocinio nelle instituzioni dell'Unione Europea o in uno degli uffici di lobbyng, noi abbiamo voluto saperne di più.  Quanti giovani espatriati ci sono a Bruxelles ? Che cosa fanno qui ? Da dove vengono ? E cosa trovano ?

Circa 400 000 espatriati a Bruxelles

Per « espatriati » a Bruxelles si intendono tutte quelle persone, europee o meno, che hanno lasciato la loro nazione d'origine per trasferirsi nella capitale belga. Si tratta di una definizione molto vasta, che riunisce un insieme di persone e di motivazioni estremamente differenti tra loro.

Questo insieme eterogeneo rappresenta ad ogni modo più di un terzo della popolazione di Bruxelles, vale a dire circa 400 000 persone, secondo le stime dell'Istituto di Statistica e Analisi di Bruxelles (IBSA). Tra gli europei, i francesi sono in testa con più di 60 000 cittadini ivi stabiliti, seguiti da italiani, rumeni e polacchi.

Tra questi, moltissimi giovani. Difatti Salvatore Orlando, responsabile nazionale della clientela internazionale (o expat) BNP Paribas-Fortis, stima che « i giovani tra i 18 e i 35 anni rappresentino circa il 30% dei clienti espatriati ». Secondo il suo parere, questi ultimi si muovono per due ragioni : studiare (soprattutto per master e specializzazioni) o trovare un lavoro. Ciò rende Bruxelles un vero e proprio crocevia, dove si ritrovano migliaia di giovani alla ricerca di un futuro migliore.

Organizzazioni internazionali, ONG e grandi imprese 

I giovani che arrivano sono innanzitutto alla ricerca di opportunità in un ambiente internazionale unico nel Vecchio Continente. « Certamente, Bruxelles sono i 28 paesi dell'Unione Europea, ma non solo. Ci sono moltissime organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative che hanno sede a Bruxelles », afferma Paul McNally, redattore capo del giornale The Bulletin, che si rivolge ai giovani espatriati in Belgio. Martina, 22 anni, si è trasferita a Bruxelles perché « ci sono tantissime opportunità per contribuire al progetto europeo, ma anche un ambiente molto internazionale ».

In effetti, al di là delle istituzioni dell'Unione, l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico Nord (OTAN) ha sede a Bruxelles, mentre l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) o l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dispongono di una filiale locale, senza contare le decine di ONG a difesa dei diritti dell'uomo e a protezione dell'ambiente, e gli innumerevoli uffici di rappresentanza delle imprese internazionali. Come ci ricorda Salvatore Orlando, « più di 2000 multinazionali sono presenti a Bruxelles e più di 20 000 lobbysti gravitano attorno alle istituzioni dell'Unione ». Tantissime opportunità per dei giovani poliglotti assetati di scoperte e incontri.

La diversità linguistica è effettivamente un elemento fondamentale a Bruxelles, come aggiunge Paul McNally « Uno degli aspetti più importanti sul mercato del lavoro a Bruxelles, è il fatto di poter parlare più lingue. Vi è un continuo bisogno linguistico ». Effettivamente, non meno di 104 lingue sono parlate della capitale dell'Europa.

E questo multilinguisto si ritrova in modo evidente nel mercato del lavoro. « Qui, non è sufficente saper parlare due lingue. Parlarne tre è praticamente d'obbligo, laddove alcuni ne parlano anche quattro o cinque. E' un mercato molto competitivo », aggiunge Salvatore Orlando.

Un anno e mezzo di stage il minimo per trovare un lavoro

Competitivo, è l'aggettivo per eccellenza che qualifica il mercato del lavoro di Bruxelles. Difatti, giovani da tutta Europa con lauree e competenze simili coesistono in questa « bolla » europea e internazionale. Se le opportunità sono numerose, la concorrenza, d'altra parte, lo è altrettanto.

Così, moltissimi giovani laureati ai quali era stato promesso un brillante avvenire, si trovano piantati in asso una volta arrivati in Belgio. « E' un mercato che è saturo, dove ci sono troppe persone con lo stesso livello di qualificazione », dichiara Nuno Loureiro, cofondatore dell'associazione Brussels Interns NGO (BINGO), il cui scopo è quello di promuovere tirocini di qualità e di aiutare i giovani alla ricerca di impieghi e stage.

I tirocini, giustamente, sono il prerequisito essenziale per intraprendere la propria carriera professionale nel mercato del lavoro a Bruxelles. Sono in tanti ad sommarne due, tre o più, così da costruirsi un'esperienza significativa e poter aspirare ad un posto di lavoro. « Io direi che occorre un anno e mezzo, minimo, di stage, se non due, prima di ottenere un lavoro », aggiunge Nuno.

Questa non è evidentemente una regola d'ora, alcune persone riescono (fortunatamente) a ottenere il prezioso lavoro più rapidamente, come Margot, 24 anni, che ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato dopo due stage di quattro mesi ognuno. Al contrario, Flora (nome di fantasia), 25 anni, è al suo quinto stage, due anni dopo aver conseguito una laurea in relazioni internazionali.

Ritorno a casa o impieghi nel settore alimentare

In questa situazione, sembrano essere due gli scenari che si prospettano a questi giovani espatriati. Alcuni a seguito di diversi tirocini finiscono per rinunciare, e preferiscono fare ritorno al loro paese di origine per cercare lavoro in un altro ambito o per riprendere la propria formazione, come nel caso di Guillaume, 26 anni. « Ho scelto di tornare dopo il mio quarto tirocinio. Ho vissuto male il fatto di non trovare lavoro dopo il lungo periodo di studi. Il punto di rottura è stato dopo due o tre mesi che ero in cerca di lavoro. Quel giorno, stavo prendendo un caffé con un amica che aveva appena terminato il suo stage (non retribuito) ed era stata incaricata di trovare un sostituto che la rimpiazzasse. Nonostante l'annuncio non fosse stato pubblicato sul sito della sua impresa, erano già arrivati più di 300 curriculum in meno di una settiamana », ci racconta.

Mentre alcuni seguono questa strada, altri ripiegano in un lavoro nel settore alimentare, in attesa di trovare un'occupazione qui. « Io stesso ho insistito per rimanere a Bruxelles. Rientrare in Portogallo, non era un'opzione per trovare lavoro. Tra il momento in cui mi sono detto "Mi fermo con i tirocini" e il momento il cui ho trovato un impiego in un'azienda europea, ho lavorato per cinque mesi in un supermercato », ci confida Nuno.

         Così, se « la qualità della vità è piacevole a Bruxelles » secondo Paul McNally, grazie ai tantissimi eventi culturali e all'ambiente così internazionale, la capitale belga non è in realtà quell'Eldorado del lavoro che sperano i giovani espatriati.