Bruxelles: un caffé al posto della carriera 

Articolo pubblicato il 20 maggio 2014
Articolo pubblicato il 20 maggio 2014

Place Luxembourg, nel cuore di Bruxelles, é quel posto dove i giovani europei sperano di trovare il lavoro della loro vita. Oggi è un vero e proprio centro di smistamento di biglietti da visita: odiata dai neolaureati, le cui speranze vengono disattese e adorata dalle giovani imprese, che ci guadagnano tantissimo. Reportage in un luogo dove i sogni di carriera dei giovani europei vanno in fumo.

"Tre cap­puc­ci­ni con latte di soia, uno nor­ma­le, due caffè espres­si e lo zuc­che­ro per fa­vo­re…Fla­via, den­tro di sé, alza gli occhi al cielo. Quan­do ar­ri­va un'or­di­na­zio­ne come que­sta, sa già che si trat­ta di un ti­ro­ci­nan­te del­l'Eu­ro­par­la­men­to che è stato man­da­to a pren­de­re caffè per tutto il suo uf­fi­cio. Il gio­va­ne greco fissa ner­vo­so il suo fo­gliet­to, so­praf­fat­to da così tanti de­si­de­ri com­pli­ca­ti. Fla­via gli sor­ri­de con aria in­co­rag­gian­te. Pro­ba­bil­men­te avreb­be svol­to anche lei que­sti ser­vi­zi, se aves­se ot­te­nu­to un ti­ro­ci­nio ­al Par­la­men­to. Lei, però, non ce l'ha fatta. 

È ar­ri­va­ta a Bru­xel­les un anno fa, in­sie­me ai circa 8000 gio­va­ni che ogni anno af­flui­sco­no alla ca­pi­ta­le belga da tut­ta l'Eu­ro­pa. Tutti sono at­trat­ti dalla spe­ran­za di un ti­ro­ci­nio, con il quale dare l'av­vio alla loro car­rie­ra pres­so una delle isti­tu­zio­ni eu­ro­pee. E anche Fla­via era con­vin­ta che, dopo aver stu­dia­to scien­ze po­li­ti­che a Roma, le si sa­reb­be­ro aper­te tutte le porte. Piut­to­sto naif, come lei stes­sa am­met­te oggi.  

TROP­PO NAIF PER BRU­XEL­LES?

"Ho spar­so i miei cur­ri­cu­la come se fos­se­ro stati vo­lan­ti­ni, ma non mi ha presa nes­su­no. Qui c'è dav­ve­ro trop­pa con­cor­ren­za." Ora la ven­ti­treen­ne ita­lia­na è av­vol­ta dal va­po­re della la­va­sto­vi­glie, men­tre la­vo­ra die­tro il ban­co­ne di un caffè e serve pro­prio co­lo­ro che ap­par­ten­go­no a quel­la cer­chia, nella quale lei stes­sa sareb­be vo­lu­ta en­tra­re.  Il bar Kars­ma­kers, che pro­fu­ma sem­pre di caffè ap­pe­na fatto, si trova pro­prio di fron­te al gi­gan­te­sco edi­fi­cio del par­la­men­to eu­ro­peo. A mez­zo­gior­no la coda degli ele­gan­ti par­la­men­ta­ri ar­ri­va fino alla stra­da. Qui si deve fare in fret­ta. Fla­via si lega i ca­pel­li neri, si getta un asciu­ga­ma­no sulla spal­la e af­fer­ra il vas­so­io. Serve co­lo­ro che at­ten­do­no con estre­ma ra­pi­di­tà. La po­li­ti­ca, da lei, fa la sua pausa pran­zo.  Tra i si­gno­ri che in­dos­sa­no ele­gan­ti abiti neri, la pic­co­la ita­lia­na passa quasi inos­ser­va­ta. De­lu­sa, af­fer­ma: "nem­me­no uno di loro sa che io stes­sa ho stu­dia­to scien­ze po­li­ti­che: per la mag­gior parte non sono altro che una delle tante ca­me­rie­re di Place Lux.

La po­li­ti­ca fa la pausa pran­zo da fla­via

Place Lux è il so­pran­no­me della nota Place du Lu­xem­bourg, The bea­ting heart of Brus­sels, come un eu­ro­de­pu­ta­to af­fet­tuo­sa­men­te la bat­tez­zò. Con una su­per­fi­cie di circa 1200­ metri qua­dri pro­prio ai piedi del Par­la­men­to Eu­ro­peo e i suoi nu­me­ro­si bar e caffè, è di­ven­ta­ta uno dei punti di ri­tro­vo pre­fe­ri­ti degli eu­ro­par­la­men­ta­ri e di co­lo­ro che vo­glio­no di­ven­tar­lo. 

Tho­mas, con­cen­tra­to, passa in ras­se­gna la zona. A poche cen­ti­na­ia di metri dal Kars­ma­kers, il ven­ti­set­ten­ne belga ge­sti­sce il "Coco", uno dei bar più ri­no­ma­ti della piaz­za. Con un au­ri­co­la­re coor­di­na i suoi im­pie­ga­ti. In fondo oggi è gio­ve­dì. E gio­ve­dì si­gni­fi­ca tin­tin­nio della cassa per il gio­va­ne im­pren­di­to­re. La piaz­za è an­co­ra av­vol­ta dalla calma del caldo sole po­me­ri­dia­no, ma pre­sto la gio­va­ne Eu­ro­pa si ra­du­ne­rà pro­prio qui. "Fino a 3000 per­so­ne fe­steg­ge­ran­no qui, è un'e­spe­rien­za unica“, rac­con­ta en­tu­sia­sta. I par­la­men­ta­ri co­sti­tui­sco­no circa il 95% della sua clien­te­la. Non c'è da stu­pir­si che le file di ta­vo­li­ni siano am­mas­sa­te fino al­l'or­lo più estre­mo del bordo in pie­tra, mi­nac­cio­sa­men­te vi­ci­ne alla stra­da, e che al­cu­ni car­tel­li pub­bli­ciz­zi­no Happy Hour per gli agia­ti clien­ti. 

La mu­si­ca rim­bom­ba e si al­len­ta­no i nodi delle cra­vat­te 

Dopo il la­vo­ro, tutti co­lo­ro che man­ten­go­no in at­ti­vi­tà il Par­la­men­to Eu­ro­peo si ra­du­na­no sulla piaz­za. Una sel­vag­gia ba­be­le di lin­gue af­fol­la un lugo dove tutta l'Eu­ro­pa sem­bra ri­suo­na­re. In un bat­ter d'oc­chio, i bic­chie­ri di birra ven­go­no riem­pi­ti, la mu­si­ca rim­bom­ba dalle casse e i nodi delle cra­vat­te ven­go­no al­len­ta­ti. I ti­ro­ci­nan­ti si ra­du­na­no al­le­gri sul pic­co­lo prato al cen­tro della piaz­za. E al­lo­ra si ini­zia a bere qual­co­sa di più che un ape­rol e una birra. Gli sguar­di di tutti co­lo­ro che sono a Bru­xel­les sol­tan­to per un breve pe­rio­do di tempo, in­ve­ce, va­ga­no ir­re­quie­ti qua e là. Qui, quel­lo che conta è sol­tan­to os­ser­va­re ed es­se­re no­ta­ti. I lob­bi­sti cer­ca­no i par­la­men­ta­ri, i ti­ro­ci­nan­ti i se­na­to­ri e tutti vanno a cac­cia di con­tat­ti pre­zio­si. Tho­mas os­ser­va sor­ri­den­do l'in­stan­ca­bi­le scam­bio di bi­gliet­ti da vi­si­ta. Il net­wor­king, in fondo, è il suo la­vo­ro.

"Nel wee­kend c'è poco mo­vi­men­to, per­ché non la­vo­ra più nes­su­no. A parte qual­che smar­ri­to tu­ri­sta, sem­bra di es­se­re nel Grand Can­yon. Puoi ur­la­re forte e l'eco torna in­die­tro. Un posto stra­no. Per­si­no gli abi­tan­ti di Bru­xel­les non ci met­to­no piede." Anche Tho­mas non sa­pe­va che cosa avreb­be com­bi­na­to a Place Lux, fino a quan­do non ha fiu­ta­to gros­si gua­da­gni. Da al­lo­ra, vi tra­scor­re quasi tutti i gior­ni e im­pie­ga tutte le sue ener­gie nel pic­co­lo bar. Le oc­chia­ie non sono un ef­fet­to col­la­te­ra­le da met­te­re in conto. In fondo, i mol­tis­si­mi gio­va­ni alla ri­cer­ca di una car­rie­ra gli hanno reso pos­si­bi­le il suc­ces­so. 

La po­li­ti­ca é fru­stran­te

Fino a poco tempo fa Fla­via ci spe­ra­va an­co­ra, Bru­xel­les sa­reb­be po­tu­ta di­ven­ta­re il suo tram­po­li­no di lan­cio. Per la de­li­ca­ta ra­gaz­za dai lu­cen­ti occhi ca­sta­ni, Place Lux non si­gni­fi­ca sol­tan­to la­vo­ro, ma so­prat­tut­to la fine del sogno. "La po­li­ti­ca è fru­stran­te. Anche se servo sol­tan­to caffè, ho modo di ascol­ta­re molti di più di quan­to mi fa­reb­be pia­ce­re. Alla fine si parla sol­tan­to e si agi­sce dav­ve­ro poco. Ci sono si­cu­ra­men­te pro­ble­mi più im­por­tan­ti".

Come per esem­pio la di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le ita­lia­na, al 42,4 % lo scor­so gen­na­io. Così ha de­ci­so di tor­na­re a Roma per in­tra­pren­de­re un corso di lau­rea ma­gi­stra­le, ma sa be­nis­si­mo che, in quan­to gio­va­ne stu­den­tes­sa, non avrà vita fa­ci­le. I la­vo­ret­ti da stu­den­te sono mal pa­ga­ti e la pro­ba­bi­li­tà di tro­va­re un buon posto di la­vo­ro molto bassa. "Mio padre sta cer­can­do di con­vin­cer­mi a non tor­na­re, per­ché lag­giù sa­reb­be peg­gio“, rac­con­ta. Anche se non ha rea­liz­za­to il suo sogno, l'am­bi­zio­sa gio­va­ne non rim­pian­ge di es­se­re ve­nu­ta qui. "Al­me­no ho po­tu­to os­ser­va­re da vi­ci­no la gran­de mac­chi­na del Par­la­men­to Eu­ro­peo. Anche se non esat­ta­men­te dal punto di vista che avevo de­si­de­ra­to. Ades­so però, so in quale di­re­zio­ne vo­glio an­da­re e si­cu­ra­men­te non sarà la po­li­ti­ca.

Poco dopo le 8,  Men­tre il net­wor­king in Place Lux scor­re a pieno ritmo e Tho­mas or­di­na nuove casse di birra, Fla­via chiu­de il Kars­ma­kers e si af­fret­ta per rag­giun­ge­re la metro. Ades­so può vol­ta­re le spal­le alla piaz­za e si ral­le­gra. Place Lux, tut­ta­via, è unica nel suo ge­ne­re. Que­sto bi­so­gna con­ce­der­glie­lo.  

Que­sto re­por­ta­ge, dedicato alla città di Bruxelles, è stato rea­liz­za­to nel­l'am­bi­to del pro­get­to «EU­to­pia – Time to Vote», finanziato dalla fon­da­zio­ne Hip­po­crène, la Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, il mi­ni­ste­ro degli este­ri fran­ce­se e la fon­da­zio­ne EVENS.