Bruxelles, obiettivo clima: verso Copenaghen

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009
Per prepararsi alla conferenza sul clima di Copenaghen, i Ministri europei dell’Ambiente hanno fatto il punto, mercoledì 21 ottobre, sui rispettivi obiettivi climatici per il 2050: America e Australia non li hanno ancora raggiunti; la Cina e l’India potrebbero opporsi. La stampa teme che gli obiettivi fissati costino cari all’Europa, senza apportare peró un grande vantaggio per il pianeta.

Germania, Berliner Zeitung - Tutti devono mostrarsi meno esigenti

Per il quotidiano progressista Berliner Zeitung, nelle negoziazioni che dovrebbero portare ad un accordo mondiale sul clima, la discussione non ruota attorno al clima quanto piuttosto all’implacabile politica economica e industriale: “La questione di fondo è sapere chi assumerà quale peso nel quadro della protezione del clima, e quando. Ciò è in stretto rapporto anche con l’occupazione e la crescita economica: i paesi in via di sviluppo, ad esempio, non vogliono farsi carico dei costi di un modello economico sprecone che i paesi industrializzati hanno portato avanti per troppo tempo. I paesi del blocco dell’est o dell’Asia, che sono in piena espansione, non vogliono mettere in pericolo il loro processo di crescita economica. Paesi come la Germania, poi, sono restii a fare da “tesorieri” per il resto del mondo. Questi opposti interessi fanno sì che niente avanzi, ma le cose non possono continuare in questo modo: bisogna ormai che tutti si mostrino meno esigenti e più inclini al compromesso, oppure non ci sarà alcun accordo, né questo inverno a Copenaghen, né più tardi. E sarebbe devastante”

Paesi Bassi, De Telegraaf – Troppo piccoli per poter fare i primi della classe

foto da http://www.flickr.com/photos/thefactionist/I Paesi Bassi vogliono diventare i primi della classe per quanto riguarda la protezione del clima ma, per il giornale sensazionalistico De Telegraaf, l’effetto sul pianeta sarebbe ben limitato: “La protezione dell’ambiente, generalmente, si fa a discapito della crescita economica, in questo modo la maggioranza dei paesi non perviene nemmeno lontanamente a raggiungere gli obiettivi fissati. Come spesso accade i Paesi Bassi vogliono essere i più bravi e annunciano misure supplementari, per essere ancora più ‘puliti’ nel 2010; così però ci tiriamo la zappa sui piedi perché, per un paese relativamente pulito, questo significa investire una somma enorme per un miglioramento climatico che non fa testo contro gli effetti sul clima dei paesi emergenti e in piena espansione. Gli accordi comunitari per il 2050, di cui tanto si rallegra l’idealista Jacqueline Cramer (ministro dell’ambiente, social-democratica), altro non sono che dei castelli in aria”.

Lussemburgo, Luxembourg Wort – «Servono accordi separati»

L’Unione Europea e il Giappone si sono fissati degli obiettivi fermi in materia di riduzione delle emissioni, mentre Usa e Australia ne sono ancora ben lontani. Nonostante ciò, un accordo allargato in occasione del summit sul clima di Copenaghen avrebbe, secondo il quotidiano Luxemburger Wort, il vantaggio di unire gli interessi sulla politica climatica sia dei paesi industrializzati, che di quelli emergenti e in via di sviluppo: “Accordi separati per le tre categorie di paesi potrebbero permettere dei progressi più rapidi nei diversi settori, senza dover attendere il consenso del Senato americano. Ma la chiave di un accordo mondiale sul clima si trova a Washington? Ora hanno la priorità le leggi sulla riforma del sistema sanitario e sulla regolazione del sistema finanziario, e questo può portare a un summit che fisserà della obblighi incompleti. Potrebbe essere discutibile, ma non fatale. Le proposte di legge di Obama che sono sul tavolo chiedono il 17% di emissioni in meno per il 2020, basandosi come anno di partenza sul 2005, e dell’83% entro il 2050. Sulla base di queste cifre dovremmo arrivare ad un accordo allargato a Copenaghen, al quale il senato americano difficilmente potrebbe poi sottrarsi».