Bruxelles : la sensazione Fatou Diome

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 05 febbraio 2016

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Che concernino la sorte dei rifugiati o i rapporti Nord-Sud, le posizioni prese dall'autrice franco-senegalese sono state spesso condivise sulla rete con un "niente da aggiungere" d'approvazione. La sua venuta a Bruxelles ha suscitato una rara fascinazione. 

Doveva essere un incontro letterario. Invece, non lo è stato per niente. Ma anche se la serata si è trasformata in una discussione sul razzismo e sull'identità, le parole non sono assolutamente state messe da parte questo 28 gennaio all'Espace Magh, platea brussellese.  

Le parole, il senso del discorso e dell'identità di Fatou Diome, possono forse spiegare il successo dell'intervento dell'autrice franco-senegalese nell'emissione « Ce Soir (ou jamais !) » diffusa sul canale France 2. Quando, l’anno scorso, i problemi delle frontiere e della crisi migratoria erano già oggetto di dibattito, le argomentazioni appassionate di Fatou Diome facevano centro.

Delle frasi come « il ‘lasciarli-morire’ è addirittura uno strumento dissuasivo » riferendosi ai naufraghi del Mediterraneo, o ancora « saremo ricchi insieme o annegheremo insieme » non avevano lasciato indifferenti.

« Sono stata toccata da ciò che avete detto »

Raccolto in un montaggio video di sette minuti, l’intervento è stato, in seguito, copiosamente condiviso. Quasi un anno più tardi, ce se ne ricorda ancora.  « Sono venuta questa sera perchè sono stata toccata da ciò che avete detto su questo schermo », afferma la scrittrice durante la sequenza di domande e risposte. Non c'è stato bisogno di precisare la referenza, nella sala tutti la conoscono. Una sala, tra l'altro, piena da scoppiare. Dietro le poltrone dozzine di sedie in legno sono state aggiunte per poter accogliere i circa 300 spettatori.

Bisogna dire che l'evento a raggiunto il tutto esaurito in soli due giorni. E' quindi senza sorpresa che Fatou Diome sia stata accolta come una star da questo pubblico particolarmente recettivo. All'ordine dell'incontro: un po' di letteratura e molte parole impegnate. Un sorriso nella voce e l'aria un po' sbarazzina, Fatou Diome seduce: « Il razzismo è una carenza intellettuale ! ». Uno scroscio di risate. E di applausi. 

Aggressioni di Cologna, responsabilità individuale

Ma al di là dell'humor, il cuore della discussione è grave. Con una indignazione mescolata a note di sgomento, è stata evocata la situazione dei rifugiati di Danimarca o ancora le misure « anti-chiedenti asilo » prese o proposte in seguito alle aggressioni di Colonia. Fatou Diome insiste : « Ogni individuo ha la propria responsabilità. Un delinquente immigrato qui lo era già probabilmente nel suo Paese. Non ha senso quindi ridurre le persone alla loro origine di provenienza ».

In ogni caso, Fatou Diome mette in guardia : se le società sono a volte ingiuste, non bisogna assolutamente cedere alla vittimizzazione. Perchè per lei questo significherebbe « designare di fatto il proprio maestro ». D'altronde per lei, la scoperta dell'« altro » passa naturalmente da un processo di conoscenza. « In Nepal », ricorda, « i bambini pensavano che io fossi sporca a causa del colore della mia pelle. L'ho allora strofinata con dell'acqua per mostrare loro che ero pulita, che era giusto il mio colore. » 

Rinnegare le sofferenze delle vittime del razzismo ? 

Queste parole non valgono però un'approvazione generale all'interno dell'assemblea. Dietro il tuono degli applausi, sono mormorati dei commenti un po' dubitanti. Un discorso che responsabilizza non nega in realtà le sofferenze delle vittime delle discriminazioni, si domandano.

« La crescita dell'islamofobia qui mi fa molta paura. Sto pensando di ripartire », confida un uomo presentatosi come un richiedente asilo. La sincerità e lo sconforto percepiti da questa confessione commuovono. Ma fedele a sè stessa, Fatou Diome gli risponde in termini d'inclusione e di speranza.

« Non ho inventato l'acqua calda »

Adesione totale o no, la condivisione massiva del suo intervento televisivo, il successo di questo incontro « letterario » e la lunga ovazione che Fatou Diome ha ricevuto al termine della serata rimangono elementi rilevatori di qualche cosa. Questi propositi toccano e parlano a molte persone. Al punto que l'autrice finisce per dispiacersi – con humor – che « tutti mi parlano del mio impegno civile. E nessuno della mia letteratura! »

Ma soprattutto, questa fascinazione rivela un bisogno, una necessità di trovare una voce che possa trovare le parole. Interrogata a questo proposito, Fatou Diome ci risponde semplicemente : « In una certa maniera, è soprendente poiché così dicendo io non penso di aver inventato l'acqua calda. Sono delle cose basiche. Ma penso di aver detto qualche cosa che molte persone pensavano ». Senza riuscire ad esprimerle. 

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Questo articolo è stato redatto dalla redazione di cafébabel Bruxelles. Ogni informazione è di origine controllata.