#BringBackOurGirls. UN HASHTAG PER LA LIBERTÀ

Articolo pubblicato il 13 maggio 2014
Articolo pubblicato il 13 maggio 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il 14 Aprile scorso, in Nigeria esattamente a Chibok, sono state rapite 200 studentesse da un liceo per mano della Setta Islamista “Boko Haram”, che letteralmente significa “l’educazione occidentale è proibita”. La notizia ha fatto il giro del mondo, a partire dalla giovane pakistana Malala Yousafzai, divenuta simbolo della protesta di liberazione delle giovani, a causa della sua tragica esperienza.  Quest’ultima nel 2012 per difendere la scolarizzazione delle donne venne sparata alla testa dai terroristi talebani, fortunatamente senza conseguenze mortali. Il quotidiano nazionale Nigeriano “Vanguard” riporta la voce del suo Presidente Goodluck Jonathan, che parla in occasione dell’apertura ufficiale del World Economy Forum condannando il sequestro delle giovani studentesse e ringraziando tutti coloro che hanno offerto il proprio sostegno.  Anche la First Lady Americana, Michelle Obama,si unisce alla protesta e posta su twitter (https://.com/ il messaggio: “Our prayers are with the missing Nigerian girls and their families.”  Ha anche postato una foto di se stessa con un cartello con il messaggio “#BringBackOurGirls”, riferendosi al hashtag Twitter che sta mobilitando il sostegno ed è già stato utilizzato più di 1,6 milioni di volte su piattaforme di social networking. Al giorno d’oggi, il diritto alla cultura e allo studio non deve avere confini e deve essere garantito a tutti, perché è necessario reprimere i movimenti retrogradi che promuovono l’ignoranza delle donne e la tradizione del patriarcato. 

twitterMichelleObama)