Brian Aldiss: «Dissi a Kubrick che non poteva fare un film tratto dal mio racconto»

Articolo pubblicato il 14 luglio 2007
Articolo pubblicato il 14 luglio 2007
L'82enne scrittore di fantascienza inglese, che ha lavorato con i grandi di Hollywood, ricorda gli anni del collegio, quando veniva punito perché al posto di dormire raccontava storie agli altri bambini. E riconosce che l’Europa è «un’idea meravigliosa».

Incontro Brian Aldiss mentre posa per il suo ritratto. Non se la passa male quest’uomo di 82 anni che si sta preparando ad affrontare un’altra convention sul romanzo di fantascienza, dove fan adoranti lo stanno aspettando per avere un autografo sulle loro magliette.

Anche alcuni grandi produttori di Hollywood sono suoi ammiratori, come Roger Corman, Stanley Kubrick e Steven Spielberg. Tutti e tre hanno in passato bussato alla sua porta per chiedergli l’autorizzazione a portare sul grande schermo i suoi racconti di fantascienza. Tre grandi successi sono stati: Frankenstein-Oltre le frontiere del tempo (Roger Corman, 1990), A.I.-Intelligenza Artificiale (Steven Spielberg, 2001) e Brothers of the Head (Keith Fulton e Louis Pepe, 2006). Nel 2002 Aldiss è stato anche nominato Ufficiale dell’Order of the British Empire dalla Regina Elisabetta II per i meriti conseguiti nel campo della letteratura.

L’esperienza Hollywoodiana

Lavorare con registi così famosi è stato sicuramente eccitante e remunerativo, anche se non sempre soddisfacente al 100%. «L'esperienza con Roger Corman è stata incredibile» afferma Aldiss, riferendosi al prolifico regista indipendente che nel 1990 diresse il film horror ambientato nella Svizzera del XIX secolo Frankenstein-Oltre le frontiere del tempo, con John Hurt e Bridget Fonda. «Corman mi invitò con tutta la famiglia sul set, un palazzo del Sindaco di Bellagio, sulle rive del Lago di Como» ricorda Aldiss. «Il Sindaco ce lo aveva prestato a condizione di avere un ruolo da comparsa». Lo scrittore ricorda di aver avuto una sola divergenza artistica con Corman per l’aggiunta di una scena non presente nel libro: quella dove Frankenstein impazzisce e distrugge il laboratorio. «Nonostante le diverse vedute la scena venne inclusa nel film».

In A.I. – una versione moderna della storia di Pinocchio diretta da Steven Spielberg e basata sull’ultimo progetto di Stanley Kubrick – la collaborazione con questi due grandi registi americani gli insegnò il vecchio detto: «quando vendi qualcosa all’industria cinematografica, prendi i soldi e scappa. In altre parole: non discutere ma lasciali fare». Da questa esperienza Aldiss ha imparato ad apprezzare il difficile compito di adattare la prosa al cinema. «Si possono avere migliaia di scene in un libro – affermò una volta Kubrick – ma non c’è tempo né soldi per poterle riprodurle fedelmente in un film».

Per Aldiss lavorare con Kubrick «è stato interessante» nonostante le molte divergenze. «Voleva che il ragazzino androide incontrasse la Fata Turchina e diventasse un bambino vero. Mi rifiutai categoricamente. Il solo fatto che mi avesse fatto una simile proposta mi sorprese molto. Avevo sempre desiderato lavorare con quel genio di Kubrick, ma dopo un anno di collaborazione mi cacciò». Aldiss ricorda malinconicamente ciò che disse al regista al momento di andar via: «Non ti permetterò di fare un film ispirato al mio racconto!». «E invece lo farò» rispose Kubrick. Ma il regista morì il 7 marzo 1999, poco prima di cominciare le riprese. Fu Spielberg a riprendere in mano le redini del progetto e a completare il film nel 2002, film che valse a Jude Law la nomina per il Golden Globe. E che fu dedicato alla memoria di Kubrick.

Gli inizi

Aldiss nacque lontano dalle luci di Hollywood, in una famiglia di classe media della contea di Norfolk, nel sud-est dell’Inghilterra. Fin da bambino iniziò a leggere tutto quello che gli capitava tra le mani: dall’Odissea alle opere di Thomas Hardy, Patrick Hamilton, Jean-Paul Sartre e Stendhal.

Ben presto comiciò a raccontare storie di fantasmi ai compagni del collegio e così facendo imparò a presentare i racconti, a creare la suspence alla fine di ogni episodio. I compagni lo pregavano di continuare, ma lui li lasciava aspettare fino al giorno dopo. Era spesso rimproverato dagli insegnanti perché parlava di notte, dopo che le luci nel dormitorio erano state spente. E regolarmente punito, in pigiama, a colpi di verga. «Niente di quello che hanno fatto in seguito i critici letterari è stato peggio di quelle punizioni» commenta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Aldiss prestò servizio in Birmania e in Indonesia prima di diventare scrittore a tempo pieno, realizzando così il suo sogno. «Come scrittore avevo due opzioni: morire di fame in una soffitta o morire di fame in una libreria». Scelse la seconda possibilità e cominciò la sua carriera come commesso in una libreria di Oxford. In seguito fu invitato a scrivere una rubrica umoristica per il settimanale The Bookseller, incentrata sulle vicende di una fittizia libreria specializzata nel commercio di libri prestigiosi. La rubrica attrasse l’attenzione di Charles Monteith, al tempo editore della casa editrice inglese Faber and Faber. I due avrebbero collaborato più tardi al primo libro di Aldiss, The Brightfount Diaries (1955), una rielaborazione del materiale ideato per la rubrica del Bookseller. «Spesso mi chiedono da dove traggo l'ispirazione» afferma lo scrittore. «Dalla vita, dall’universo, da qualsiasi cosa.»

«L'Europa è una cosa meravigliosa»

Nel 2002 Aldiss pubblica Super-state: un romanzo umoristico sull’Europa ambientato una quarantina d’anni nel futuro, pieno di personaggi contemporanei chiaramente identificabili. «L’Unione Europea è il grande esperimento sociale dei nostri tempi. Un’idea meravigliosa. Essa è stata appestata per secoli da ambizioni dinastiche e territoriali e da ossessioni religiose che hanno macchiato di sangue il continente da una parte all’altra. Adesso, invece, al posto di farci guerra ci sediamo intorno a un tavolo a Bruxelles e cerchiamo di trovare compromessi. È una cosa fantastica, non capisco perché alcune persone non la ritengono tale.»

«La Turchia dovrebbe sicuramente entrare nell'Unione» aggiunge Aldiss. «Da stato secolare, potrebbe aiutare l’Europa nella lotta contro l’estremismo.» Lo scrittore conosce bene la Turchia in quanto suo figlio ha interessi economici in questo Paese. Suo padre, inoltre, durante la Prima Guerra Mondiale combattè a Gallipoli, dove Atatürk, il fondatore della Turchia moderna, fece ereggere un Monumento ai Caduti in cui si legge: "Una volta lottammo e morimmo su questa terra e ora i tuoi figli sono come i miei, tutti ugualmente dispiaciuti".

L’artista ha finito il ritratto sotto i miei occhi. Aldiss è stato immortalato come un 82enne vestito casual e dall'aria un po' irascibile, ma con ancora una scintilla di giovinezza negli occhi e, senza ombra di dubbio, con ancora tanti anni da scrivere davanti a sé.

Quest’ estate usciranno due nuovi libri di Brian Aldiss: H.A.R.M., che presenta un'Inghilterra alle prese con il terrorismo, e Walcott, storia verosimile di una famiglia britannica del XX secolo, ispirata in parte all’esperienza personale dell’autore.

(Foto homepage: Aldiss nel suo giardino a Oxford, 12 giugno 2007 (di Nicholas Newman)