Brexit: viaggio nella città più euroscettica del Regno Unito

Articolo pubblicato il 21 aprile 2016
Articolo pubblicato il 21 aprile 2016

Nel sobborgo di Romford, situato nella parte est di Londra, il consiglio comunale locale è stato il primo a dichiararsi favorevole dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.  Il divario generazionale è ben visibibile quando si parla di una un potenziale Brexit. Il punto di vista della città "più euroscettica" del regno.

Romford è un sobborgo ad est di Londra, non particolarmente famoso se non per la sua selvaggia "saturday night life" e per il forte accento regionale di chi ci vive. Nonostante ciò è un luogo ricco di storia: il suo mercato affonda le proprie origini nel 1240, quando fu costruito con il permesso di Enrico III in un momento in cui la principale merce di scambio erano le pecore. Da quando Londra ha iniziato ad espandersi l'area ne è risultata inevitabilmente trasformata, ma dal 2004 invece è l'espansione dell'UE ad aver cambiato Romford.

Il suo parco principale oggi accoglie molte più persone parlanti diverese lingue europee rispetto al passato. Negli scaffali dei supermercati locali è possibile trovare prodotti caseari polacchi e tipi di pane sconosciuti in questa zona fino agli anni 2000, ed il mercato di Romford offre un numero di prodotti "esotici" come mai in passato.

Il deputato Andrew Rosindell, eletto nella circoscrizione di Romford fa capire di non essere «contro gli stranieri che vengono a vivere nel Regno Unito.» Tuttavia questo è anche uno dei seggi più sicuri del partito conservatore britannico alla Camera dei Comuni, che nel 2010 ha vinto con una maggioranza di oltre il 35%. Nonostante ciò, è interessante notare che nelle ultime elezioni i Tories (Conservatori, n.d.r.) hanno perso il 10% dei propri consensi a vantaggio dell'euroscettico UKIP (Partito Indipendentista del Regno Unito).

Il 29 gennaio il municipio di Romford ha votato il proprio sostegno alla campagna a favore dell'uscita del Regno Unito dall'UE. Si è trattato del primo ente locale ad aver messo in pratica questa scelta, inviando così un forte messaggio. E Rosindell non è da meno, appoggiando fermamente questa campagna. In un'intervista ha affermato che «il problema principale con l'UE in questo momento è che non si può rifiutare nulla che venga dall'UE.» Nonostante egli creda che «l'idea di una cooperazione a livello europeo sia davvero ottima,» Rosindell sostiene che essa dovrebbe essere messa in pratica sulla base di "accordi bilaterali".

Cafébabel per le strade del centro di Romford

Ma come la pensano gli abitanti di Romford sulla Brexit? Condurre un sondaggio su persone al di sotto dei 30 anni che abitano nel centro di Romford può rivelarsi un esperimento interessante: la maggior parte dei giovani intervistati difatti aveva un accento straniero, e praticamente tutti quelli che avevano trovato il tempo di rispondere erano contrari ad un'uscita del Regno Unito dall'UE.

John, 22 anni, era originariamente uno studente extracomunitario. Avendo molti amici europei, dice che probabilmente potrebbe votare per rimanere in Europa, ma in realtà non ha ancora deciso.  

Sigalli, 18 anni, è invece una studentessa di economia con le idee un pò più chiare. Lei cita il saldo commerciale del Regno Unito ed il deficit nella bilancia dei pagamenti come strumenti utili per capire se rimanere o meno nell'UE. Secondo la sua opinione, «stare dentro l'UE ha benefici economici maggiori che starne fuori.»

Ma le argomentazioni economiche non interessano tutti. Gurjeet, una 33enne indiana, parla della sua esperienza sui requisiti necessari per ottenere il visto. Considerato ciò lei non pensa che sarebbe poi così difficile per i cittadini britannici viaggiare in Europa, anche in caso di Brexit. Secondo lei «molte persone vi si recano una, due volte all'anno per le vacanze estive o per Natale, e salvo i casi di viaggi di lavoro non andrebbe ad influenzare i cittadini medi.»

Nicole, terapeuta sociale 24enne, e Mary, una responsabile di progetti di 25 anni, pensano entrambe che il Regno Unito avrebbe ancor più «problemi con l'immigrazione e minori benefici» se uscisse dall'Unione Europea, e che il commercio ne soffrirebbe a causa dell'impatto sulle importazioni.

Alla luce di quanto visto, sembra che il divario generazionale porti con sé delle opinioni differenti anche nella conservatrice Romford, così come avviene anche a livello nazionale. Nel mese di febbraio un sondaggio di YouGov ha infatti mostrato che il 75% dei giovani al di sotto dei 25 anni voterebbe per rimanere nell'UE, mentre quasi il 70% delle persone con più di 65 anni preferirebbe uscirne. Il problema tuttavia è nell'affluenza alle urne: andranno a votare tre pensionati ogni due under 25. La "EasyJet generation" britannica potrebbe avere un grande lavoro di convincimento da fare sui più anziani, specialmente a Romford.

Le quattro questioni principali che riguardano la Brexit, in poche parole

Immigrazione: in altre parole il diritto di 500 milioni di europei di venire in Gran Bretagna e rivendicarne i benefici. Questa è un'argomentazione volutamente provocatoria, volta a sottolineare quanto gli europei siano pigri, bisognosi dell'assistenza dello stato e  del fatto che tutti loro vorrebbero vivere in Gran Bretagna. Gli europeisti, al contrario, risultano essere abbastanza imbarazzati dalle dichiarazioni dei propri concittadini.

Sicurezza: La libertà di movimento rende meno sicura la Gran Bretagna e le recenti attività terroristiche hanno confermato questa tesi. Non si tiene conto, tuttavia, che alcune cellule terroristiche siano presenti nel Regno Unito, o dell'accesso che si possa avere a siti web potenzialmente radicalizzanti attraverso Internet. L'implementazione del mandato di arresto europeo al contrario suggerisce che le misure di sicurezza nell'UE siano aumentate.

Commercio:  I favorevoli all'uscita della Regno Unito dall'UE considerano inefficaci le istituzioni europee, trovando asfissiante la loro burocrazia per le imprese. Credono che accordi commerciali bilaterali al di fuori dell'UE possano avere un grande potenziale.

Tuttavia c'è anche da considerare che precedenti accordi commerciali bilaterali hanno a volte richiesto anni per essere stipulati. L'impatto di una Brexit creerebbe inevitabilmente incertezza sui mercati, che il commercio con economie in via di sviluppo non sarebbe in grado di compensare. Per citare qualche numero Cina, India e Brasile ricevono il 5% dell'export britannico, contro il 44.6% destinato invece all'Unione Europea.

Diritto:  ovvero, la sovranità dei tribunali del Regno Unito. Attualmente la Corte di Giustizia Europea ha l'ultima parola in materia di diritto comunitario. Tuttavia il diritto europeo si propone ad essere gerarchicamente superiore a quello nazionale. Questo, insieme al fatto che alcune sue sentenze passate sono risultate essere quantomeno controverse,  ha fatto sì che non tutti i sudditi di Sua Maestà nutrano una grande fiducia nei confronti del diritto UE.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel a Londra.