Brexit: l'opinione di un inglese arrabbiato (e qualche GIF)

Articolo pubblicato il 24 giugno 2016
Articolo pubblicato il 24 giugno 2016

(Opinione) Ieri notte non ho chiuso occhio. Ho seguito passo dopo passo il referendum dal mio appartamento parigino e ho visto le mie speranze e i miei sogni per il futuro della Gran Bretagna ridotti in cenere. Una cenere nazionalista e isolazionista. Beh, almeno avevo il gatto da accarezzare.  

20:00 Sono cittadino dell'Unione Europea con residenza in Francia.

20:30 Torno nel mio appartamento parigino carico di spesa. Du vin. Du pain. Du scrutin.

21:00 Mi chiama mia moglie. È  americana, adesso è in California per lavoro. Siamo piuttosto ottimisti in merito.

22.30 Arrivano una spagnola, una polacca e un italiano a casa. Niente barzellette razziste.

23.00 (ora francese) I seggi elettorali di tutto il Regno Unito chiudono i battenti. Seggio che si chiude, bottiglia di vino che si apre.

23.22 David Clegg del Daily Record pubblica questo tweet.

24 e qualcosa Il 96% degli elettori a Gibilterra vota Remain. Penso: «Ovviamente il resto del Regno Unito farà altrettanto».

Verso l'1:00 Newcastle: il 51% vota Remain. Ci siamo quasi, ma questo non presagisce per forza il peggio... No? Accarezzo il gatto.

1:10 Il comitato degli Europei prende in giro alcuni nomi di posti inglesi. Stockton-on-Tees? Clackmannanshire? Broxbourne? Man mano che il Leave inizia a guadagnare voti, però, le risate diminuiscono.

All'ultima fetta di pizza, il Sunderland, noto sostenitore del Leave, supera di gran lunga le nostre peggiori aspettative, con il 61% dei voti. La sterlina perde il 3%.

1:30 Dopo che cinque dei 382 seggi comunicano i loro risultati, Twitter presagisce la Terza Guerra Mondiale. Il gatto mi dà un morso. Apriamo la seconda bottiglia di vino.

1:45 Mi chiama mia moglie. Non siamo più così tanto fiduciosi, in effetti.

1:50 David Clegg del Daily Record pubblica questo tweet.

Appena prima dei miei dieci minuti di sonno, i primi risultati di Londra ridanno un po' di speranza al Remain. Nonostante l'80% di alcune zone, i commentatori sostengono che non è ancora finita. 

Subito dopo i miei dieci minuti di sonno, Birmingham vota pro-Brexit. Il gatto se n'è andato. Si vergogna. 

Nel bel mezzo di un'allucinazione da vino e da sonno, sento Nigel Farage blaterare qualcosa su "Independence Day" – anche se io il film me lo ricordavo diversamente. 

5:45 Annuncio della BBC: il Regno Unito è fuori dall'Unione Europea. 

6:00 Mi preparo un caffè, visti i miei dieci minuti di sonno. 

7:10 Per la prima volta nella storia del Regno Unito la sterlina è calata del 10% sul dollaro. Ha quasi raggiunto i livelli del 1985. Per un istante provo a razionalizzare le conseguenze di quello che è appena successo. 

7:30 Mi chiama mia moglie. La probabilità di dover lasciare la Francia nei prossimi due anni, adesso, è molto alta. 

9:30 David Cameron annuncia le sue dimissioni, che diventeranno effettive in tre mesi. L'articolo 50 (del trattato di Lisbona, n.d.r.), che darà inizio all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, entrerà in vigore una volta eletto il nuovo primo ministro. I possibili successori sono Boris Johnson, Michael Gove e Theresa May.

E non è ancora finita: Sturgeon annuncia che è altamente probabile un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia, mentre lo Sinn Fein annuncia di voler chiedere la riunificazione dell'Irlanda. Donald Trump fa spuntare, come per magia, un campo da golf in Scozia e inizia a dire una sfilza di cazzate ricordandoci che lui è il papabile candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Tra tre mesi io non sarò più un cittadino dell'Unione Europea.