Brexit : la gioventù europea protagonista del dibattito.

Articolo pubblicato il 02 agosto 2016
Articolo pubblicato il 02 agosto 2016

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Lo choc è stato forte. E da un mese, si è diffuso il suo effetto con la sua dose di cattivi presagi: disastro economico, problemi identitari, pura e semplice fine dellUnione Europea tuttavia, da qualche settimana, una parte dei giovani europei si prepara al futuro. Con calma e buon umore. 

«Ero sorpreso e deluso allo stesso tempo. Sorpreso di vedere i britannici  ignorare la propria razionalità, seguire il cuore anziché il cervello.» « Ho pensato che i risultati sarebbero stati simili, ma non avrei mai creduto che il Leave avrebbe vinto. Non comprendo questo voto. » Radek e Charlotte sono, rispettivamente, ceco e tedesca. Come molti giovani europei, le loro prime reazioni sono state di choc e di stupore nell’apprendere la vittoria del Leave al referendum britannico sull’uscita o no del paese dall’Unione Europea. Dal 23 giugno scorso, la Brexit è spesso sinonimo di difficoltà economiche, di perdita d’influenza sulla scena internazionale e di un lungo periodo di incertezza. Ma numerosi giovani, confrontati all’irrazionale, tentano da soli di individuare le cause dell’uscita della Gran Bretagna. Oggi loro riflettono, dibattono, propongono, per riformare completamente l’UE.

Comprendere 

Dopo lo choc e lo stupore, i giovani hanno cominciato a riflettere. Nel tentativo di comprendere ciò che cambierà in maniera certa e drastica la faccia dell’Unione Europea, essi sono arrivati alla spiegazione, per mezzo di due tipi di fattori,  della decisione del popolo britannico di uscire da quest’ultima. Il primo tipo , di breve termine, sono fattori britannici, legati al modo in cui è stata condotta la campagna elettorale. « La paura strumentalizzata. E’ stata la chiave di volta di questo referendum », afferma Diana, una giovane ragazza romena che ha studiato quest’anno a Londra. « E’ la paura ad aver esasperato la percezione di insicurezza del lavoro, la sensazione di essere invasi dagli immigrati, la convinzione che il terrorismo e la criminalità siano il risultato della presenza dei rifugiati e degli immigrati economici. »

Secondo loro, le due parti del dibattito hanno utilizzato la paura come strumento di mobilitazione dell’elettorato: paura dell’immigrazione e della perdita di controllo per i sostenitori del Leave , paura economica per i partigiani del Remain. Così, molti giovani denunciano una campagna elettorale “sporca”, ovvero una manipolazione dei cittadini britannici dopo che alcuni politici pro-Brexit hanno rivelato di aver usato falsi dati nella loro campagna (ad esempio sul contributo del Regno Unito al budget europeo). Tuttavia, tra i giovani europei, predomina la sensazione che il problema vada oltre il Regno Unito. Anche l’Unione Europea deve assumersi le proprie responsabilità. « Il referendum è stato percepito come una questione unicamente britannica» constata Emma, studentessa francese attualmente stagista presso la Fondazione Robert Schuman. « La Commissione europea ha deciso di non partecipare al dibattito per timore di accuse di ingerenza. Non si è difesa. Il problema riguardava comunque tutta l’Unione! ».

« Migliorare la vita quotidiana delle persone comuni »

« Subito dopo l’annuncio dei risultati, alcuni giovani che prima si definivano poco interessati alla politica, hanno preso posizione sulla questione », spiega Jérôme Quéré, presidente dell’associazione Jeunes Européens France. « Vedono che l’Unione europea non è più un vantaggio. In molti vogliono l’UE, ma non come quella attuale. »

Dopo l’annuncio dei risultati, sono colati post, tweet e altri commenti sui social network. I giovani dibattono, discutono. Se concordano nel dire che l’UE sia in crisi, divergono nelle soluzioni proposte. Per alcuni, bisogna ritornare al progetto iniziale, privilegiando un’integrazione sempre più accentuata. Il fallimento sta nell’aver interrotto questo processo a causa della crisi. Per altri invece, è necessario agire “prudentemente” , e consolidare piuttosto le istituzioni attuali. Alcuni sottolineano la necessità di rinforzare la gestione di ambiti chiave come l’eurozona. A livello di riforme concrete, vengono indicate diverse proposte, da una migliore integrazione bancaria a un rafforzamento della coordinazione sulle questioni della difesa e della sicurezza. Tuttavia, molti sottolineano la mancanza di attenzione rivolta alla cultura e all’educazione.

 

Il vero problema dell’Unione ? Comunicare con i suoi cittadini. « L’Unione europea ha bisogno di attualizzare il proprio atteggiamento per integrare i problemi contemporanei: il terrorismo, la sicurezza internazionale, le preoccupazioni economiche», continua Emma. «La maggior parte dei cittadini è disconnessa dalla realtà europea e non vede quello che offre l’UE (in termini di fondi e di progetti). Le istituzioni europee devono comunicare di più sulle loro azioni, mostrare quanto esse migliorino la vita quotidiana delle persone comuni».   

« Tocca a noi rianimare l'UE »

L’Unione europea ha un futuro ? La domanda è scottante dal momento che il 51,9% degli elettori britannici ha votato per l’uscita del loro paese. Pertanto, i giovani che abbiamo intervistato rimangono ottimisti e fanno appello oggi a una dimostrazione di solidarietà e di unità da parte di tutti gli stati membri. Essi ripongono le proprie speranze nella nuova generazione, percepita come la forza maggiore sulla quale rilanciare il progetto europeo.    « Abbiamo bisogno di elettori istruiti, di governanti responsabili e integrati, di un’Unione solida » sostiene Diana . « La nuova generazione non è la soluzione ma una possibile soluzione » conclude Jérôme Quéré. «Arriva con nuove competenze, una maggiore interconnettività e una visione diversa dell’Unione europea. Secondo me, essa può essere una fonte di dinamismo per rivitalizzare il progetto europeo. »