Brexit: dal tramonto all’alba

Articolo pubblicato il 24 giugno 2016
Articolo pubblicato il 24 giugno 2016

Bruxelles, ore 21:00. Mancano meno di tre ore alla chiusura dei seggi per il referendum che deciderà il destino del Regno Unito. Cafébabel ha visitato un luogo simbolo per gli Inglesi a Bruxelles - un famoso pub a due passi dalla Commissione Europea - per raccogliere le testimonianze della gente alla vigilia dei risultati. Eccone uno spaccato.

Il contenuto del quesito referendario è noto a tutti. Abbiamo posto la stessa domanda alla comunità di expats a Bruxelles: il Regno Unito deve restare o meno nell’Unione europea? La risposta era prevedibile: gli expats inglesi sono per lo più favorevoli al “remain”. Sembra un buon inizio.

“Almeno non possiamo dare all’Europa la colpa della pioggia”

Joachim, 26 anni, Michael, 36, e Leon, 26, bevono una birra e parlano di Brexit con un gruppo di amici aspettando i risultati del referendum. Tutti e tre lavorano alle istituzioni europee e ci dicono senza esitazione che, fossero stati Inglesi, avrebbero certamente votato a favore del “remain”.

Joachim, specializzato in politica europea, si chiede « cosa succederebbe se il Regno Unito uscisse dall’UE da un punto di vista giuridico, commerciale ed economico ». Secondo Michael il costo più alto della Brexit verrebbe pagato dagli Inglesi: se ciò dovesse accadere, «il Regno Unito entrerebbe in un sentiero inesplorato ». Leon rimarca le « contraddittorie tesi geopolitiche ed economiche » sul fronte pro Brexit.

Tutti e tre sono d’accordo nel dire che la Brexit sarebbe una grave sconfitta per l'Unione europea ed un’ancor più grave sconfitta per il Regno Unito, senza trascurare la volontà politica della Scozia di continuare a farne parte e la complessa situazione in Irlanda del nord. Per Michael, il vecchio leitmotiv che dipinge l’UE come un «capro espiatorio» è salita alle stelle in questa appassionata e allo stesso tempo avvelenata campagna elettorale. E, sotto la pioggia battente di questa notte, la sua speranza è che «non prevalga la voce di chi grida più forte». Ci rintaniamo all’interno del pub per ripararci dall’acqua e Joachim ci saluta con un commento tagliente: «almeno la pioggia è una cosa di cui non possiamo incolpare l'Unione europea». Ricevuto, Londra?

« Preferirei che il Regno Unito restasse nell’UE », ci dice Marc (pseudonimo, ndr), un simpatico Inglese di mezz’età che lavora per una società di “business events” a Bruxelles: « l'influenza del Regno Unito in Europa fa da ago della bilancia tra la Germania e la Francia ».

Tom, 27 anni, stagista inglese al Parlamento europeo, crede fermamente nel processo di integrazione europea. Non si sarebbe perso quest’appuntamento per nulla al mondo, ed ha votato per procura (una procedura di voto attraverso un rappresentante, ammessa in Inghilterra in casi eccezionali, ndr). Per lui, l’uscita del Regno Unito dall’UE provocherebbe un pericolosissimo effetto domino: altri paesi “borderline” potrebbero seguire lo stesso percorso.

"La cosa migliore è andare a dormire presto stanotte e mettere la sveglia alle 5:00"

David Haworth, 75 anni, giornalista irlandese di vecchio corso al Daily Mail, guardando le previsioni meteo alla BBC, commenta: «anche il mal tempo di oggi in Inghilterra potrebbe condizionare il referendum. Il risultato è imprevedibile, e potrebbe essere determinato da trecento voti in più o in meno. I primi risultati sono attesi alle 5 di domani mattina (oggi, ndr). Quindi penso che la cosa migliore sia andare a dormire presto e mettere la sveglia alle 5, oltretutto non ci sono nemmeno gli exit poll. È passata una vita dall’ultimo referendum britannico, e questo non è il modo più saggio per decidere questa materia, stanno giocando sulla propaganda populista e sull'ignoranza della gente. Coloro che votano per uscire dall’UE non hanno la più pallida idea delle conseguenze che ciò comporterà su tutti noi, e saranno immani se vincerà il “leave”. Il solo fatto che questo referendum abbia luogo, sta scuotendo il prestigio e l'autorità dell’UE. Se poi la Gran Bretagna dovesse uscire, si creerà un precedente gravissimo, con altri paesi che potrebbero seguirla». Parole lungimiranti.

« Questo clima politico ci ha portato ad un punto tale che ci vorranno anni per tornare alla normalità » dice Thomas, expat inglese a Bruxelles.

Sono le 23:00, alla BBC annunciano l’imminente chiusura delle votazioni in questo storico giorno in cui il Regno Unito è chiamato a decidere se restare o lasciare l'Unione Europea. Inizia la conta.

Ore 5:45. E’ l’alba a Bruxelles, una delle notti più lunghe d’Europa è finita ma lascerà un segno profondo: il Regno Unito è fuori dall’UE.