Brave festival: Breslavia combatte per le culture in estinzione

Articolo pubblicato il 22 luglio 2011
Articolo pubblicato il 22 luglio 2011
In tutto 19 tra spettacoli e concerti tenuti da 164 artisti provenienti da 16 Paesi del mondo, e inoltre workshops, mostre, incontri e rassegne cinematografiche. Dal 2 all’8 luglio a Wroclaw (Breslavia) si è tenuta la 7° edizione del Brave Festival, il festival delle persone coraggiose il cui slogan è: "Contro l’esilio delle culture”.
Della necessità di salvare le culture che stanno scomparendo e della prossima edizione del Festival ci parla la sua co-organizzatrice e direttrice artistica dell’edizione 2012, Anna Zubrzycki.

Cafebabel.com: Cosa distingue il Brave Festival dagli altri festival?

Anna Zubrzycki: Il motivo ispiratore, quello cioè di creare una piattaforma per le culture in via di estinzione e i loro rappresentanti. Vengono da noi artisti già famosi e riconosciuti come I Made Djimat, maestro indonesiano di teatro di maschere della troupe Topen Pajegan, o Kathakali dal Kerala, India, o ancora il famoso gruppo di cantanti dell’antica Persia Reza Mazandarani. Ospiti del Festival sono anche persone comuni che praticano l’arte spinti da motivazioni personali e interiori. Un esempio di questa edizione è la stirpe dei Saharyia, ultimi abitanti indigenti del Rajastan, che ci hanno mostrato un particolare rituale animista molto emozionante o anche i Mamuthones della Sardegna che hanno attraversato l’isola di Tumski a Breslavia in una processione di maschere nere le cui radici risalgono al Medio Evo.

Esempi di culture che stanno scomparendo si trovano anche nella tradizione polacca, come provano i cantanti popolari della Polonia orientale. Abbiamo potuto ascoltarli nella penultima edizione del festival grazie a Piotr Borowski (regista che collabora con il Laboratorium di Jerzy Grotowski, fondatore del gruppo teatrale indipendente Studium Teatralne), che molti anni fa durante il suo soggiorno nella parte orientale del Paese ha registrato nei villaggi moltissime performance spontanee di canto. Quando dopo anni è ritornato negli stessi luoghi le vie erano deserte e ha visto solo una televisione qui, una lì. Invece 30 anni fa non c’era né la televisione né la radio e le persone si ritrovavano per parlare e per stare insieme. Piotr ha girato un film sul suo ritorno in quei villaggi, da quelle famiglie, ha mostrato le immagini del vecchio documentario e ha filmato le loro reazioni. Le persone ascoltano la madre ormai morta, la sorella che cantava con lei. C’è anche una scena molto toccante, in cui una donna completamente paralizzata ascolta la sua registrazione di anni prima e si vedono le reazioni sul suo corpo, mentre accanto al suo letto il marito piange . Queste persone cantavano perché era un maniera naturale di stare insieme, un modo per trasmettere la storia familiare. E grazie al progetto di Piotr queste persone sono venute l’anno scorso al Brave Festival e hanno tenuto un bellissimo concerto. Attualmente i giovani stanno ricominciando a coltivare questi canti.

Cafebabel.com: Da dove è venuta l’ispirazione per questo Festival?

Anna Zubrzycki: A questo proposito è importante la motivazione degli stessi organizzatori. L’intero ricavato della vendita dei biglietti è destinato alla fondazione Rokpa International. Nostro compito non è solo organizzare il festival e mostrare qualcosa di esotico. Vogliamo dimostrare che il mondo è un sistema di vasi comunicanti, e la nostra energia può raggiungere gli angoli più lontani del mondo. Proprio per questo vengono da noi sempre più volontari, perché sono consapevoli che tutto quello che fanno durante il festival ha un profondo significato, che la loro energia non si esaurisce. Ma tutto ha avuto inizio grazie alla richiesta del Sindaco della città a Grzegorz Bral (attore, regista, cofondatore del Teatr Pieśni Kozła, attuale direttore artistico del Brave Festival) affinché creasse un festival che avesse un valore profondo. Io allora ero con la fondazione Rokpa in Tibet e vedendo l’enorme e importantissimo lavoro che stavano facendo, ho deciso di sostenerli dalla Polonia. E ho provato un’enorme soddisfazione perché potevamo farlo attraverso il festival in un modo così nobile. La città ci ha dato fiducia ed è il nostro sponsor principale.

Cafebabel.com: Lei ha deciso di assumere la funzione di direttore artistico del festival Brave 2012. È già noto il tema della prossima edizione?

Anna Zubrzycki: Voglio iniziare con un’edizione che riveli i molteplici volti della femminilità. Ho già trovato alcune donne che possono mostrare qualcosa di molto bello e di profondamente spirituale delle loro tradizioni. Non voglio ancora svelare lo slogan. Perché non è ancora del tutto chiaro... Penso di aggiungere nuovi spazi non teatrali, ho già qualche idea, ma non rivelo ancora di che cosa si tratta, meglio mantenere la suspense (ride)! Vorrei che arrivassero più persone dall’estero. C'è già un buon pubblico dall’Inghilterra e dalla Scozia che viene anche nel nostro teatro per i workshop. Ma vorrei ampliare questo gruppo coinvolgendo altri Paesi. Del resto l’incontro tra culture diverse è una delle idee del Festival. La Polonia durante il comunismo era un Paese culturalmente chiuso. Ma anche oggi non tutti hanno il denaro necessario per viaggiare. Anche noi, che lavoriamo in teatro, non sempre possiamo viaggiare alla ricerca di nuove ispirazioni per i nostri spettacoli. Perciò quello che cerchiamo nelle nostre peregrinazioni abbiamo deciso di portarlo in Polonia, a Wroclaw. In questo modo non solo diamo linfa vitale al teatro locale, ma offriamo anche a Wrocław qualcosa di unico.

Foto: © Joanna Stoga