Brando Benifei: la storia di un astro nascente

Articolo pubblicato il 20 aprile 2015
Articolo pubblicato il 20 aprile 2015

Con i giovani europei impegnati ad affrontare le difficoltà più disparate come la disoccupazione, l'apatia della classe politica risulta insopportabile. Per la serie Youth in Motion, cafébabel Bruxelles ha intervistato uno dei più giovani membri del Parlamento europeo, l'italiano Brando Benifei.

cafébabel: Essere eletto a 28 anni è piuttosto fuori dal comune. Come sei entrato in politica e perché a livello europeo? 

Brando Benifei: Ho iniziato l'attività politica da ragazzo quando, frequentando la scuola superiore in Italia, iniziai a mobilitarmi contro le politiche del governo Berlusconi in materia di istruzione. In quel periodo divenni un membro attivo dell'allora Sinistra Giovanile (gli attuali Giovani Democratici, GD) fino a entrare a far parte del consiglio nazionale. Quando fu fondato il Partito Democratico, ero uno dei giovani membri attivi della mia Provincia. Tuttavia, è stato il 2009 l'anno del grande salto di qualità in politica con la nomina a responsabile degli affari europei per i GD a livello nazionale e a vice-presidente dell'ECOSY (Young European Socialists), carica che ho ricoperto per quattro anni.

Nel frattempo sono stato membro del mio Consiglio provinciale occupandomi di istruzione, di pari opportunità e di affari sociali. Devo anche aggiungere che sono un convinto federalista europeo. Credo che nessun paese europeo, preso singolarmente, possa svettare nell'attuale contesto globale e che il futuro di ciascuno Stato sia profondamente legato a quello dell'Unione europea, un progetto unico che i nostri lungimiranti padri fondatori hanno messo in atto e che oggi dobbiamo coltivare e rinvigorire.

Nei quattro anni in cui sono stato vice presidente del movimento giovanile paneuropeo questa mia convinzione è diventata sempre più forte. Perciò la candidatura, lo scorso anno, a parlamentare europeo è stata la prosecuzione naturale del mio percorso. 

cafébabel: Uno dei temi principali dell'Unione Europea è la disoccupazione giovanile. Quali politiche potrebbero essere d'aiuto a livello europeo? 

Brando Benifei: A livello di UE stiamo lavorando senza sosta per affrontare questa enorme piaga del dopo crisi. La Commissione ha promosso numerose iniziative come la Youth Employment Initiative (YEI), Garanzia Giovani, Erasmus+ e molto altro. Personalmente sono un forte sostenitore di queste politiche: sono stato fra gli autori della bozza del PES Proposal (Public Employment Services, servizi pubblici per l'impiego), poi parzialmente adottato dalla Commissione e al momento sono shadow rapporteur per il gruppo dei Socialisti & Democratici in merito alla crescita del prefinanziamento dello YEI annunciata dalla Commissione lo scorso febbraio per implementare l'azione dell'UE. 

Vorrei essere chiaro, però: nessuna strategia o iniziativa può avere un effetto complessivo e strutturale di per sé. Garanzia Giovani non crea posti di lavoro, ma contribuisce semplicemente all'incontro fra domanda e offerta. Per invertire questo trend preoccupante avremmo bisogno di una politica europea di vasta portata e orientata alla crescita e di una politica industriale rinnovata su scala europea. A questo scopo, il Piano investimenti di Juncker è già un passo avanti, specialmente se paragonato all'azione della Commissione Barroso finalizzata a far ripartire l'economia ma che di fatto non ha portato a niente, se non a un approccio austero e orientato al budget. Ora, come conseguenza, c'è molto di più da fare e bisogna continuare a impegnarsi per trovare un modo diverso di approcciarsi alla crescita. 

cafébabel: Sei coinvolto nelle politiche economiche sociali a livello europeo. Ritieni che questo settore potrebbe essere decisivo nell'affrontare la crisi economica? In che modo potrebbe influenzare i principali temi europei? 

Brando Benifei: Credo fermamente che la ripresa economica debba tenere conto degli aspetti sociali. L'economia sociale può fornire un contributo decisivo al risveglio del dialogo europeo tra i vari stakeholder e può essere il potere trainante di valori fondamentali dell'UE, come la solidarietà.  Questo ha importanza soprattutto in una fase di crisi politica come quella che stiamo vivendo oggi, nella quale l'euroscetticismo ha raggiunto livelli spaventosi. Inoltre gli attori dell'economia sociale sostituiscono gli Stati membri, spesso carenti nel fornire servizi ai cittadini, e la natura mutualistica di queste realtà le rende estremamente importanti nell'evidenziare l'idea che l'economia dovrebbe avere come obiettivo primario non il profitto individuale, ma piuttosto un interesse diverso, cioè quello dei cittadini europei. 

L'Europa, con la sua tradizionale "invenzione" del welfare, rappresenta (e dovrebbe rappresentare sempre di più) un modello unico di crescita di qualità che tenga in considerazione per prima cosa il benessere delle persone. I servizi sociali ricoprono un ruolo fondamentale a livello sia pubblico sia privato. Inoltre è provato che questi servizi hanno un elevato valore economico, così come altri settori fondamentali. Per esempio, da socialista, sono un forte sostenitore della necessità di posti di lavoro di qualità che permettano un adeguato equilibrio fra lavoro e vita privata, legittimazione personale e parità di genere. A questo punto è scontato dire che il settore sociale ricopre un ruolo decisivo per la realizzazione di questi obiettivi: basti pensare al settore socio-assistenziale che fornisce un enorme aiuto alle famiglie.