Boris Johnson, il volto biondo della Brexit

Articolo pubblicato il 27 maggio 2016
Articolo pubblicato il 27 maggio 2016

Da qualche mese tutti gli sguardi sono puntati sull'ex sindaco di Londra Johnson. Il motivo? Le sue affermazioni contro il Primo ministro britannico David Cameron riguardo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Ma, oltre alla sua eccentricità e ai suoi continui colpi di testa, perchè il "Boris" se ne vuole così tanto andare?

«Napoleone, Hitler, in molti ci hanno provato e non è mai finita bene». Ecco una delle ultime affermazioni dell'ex-sindaco di Londra sull'Europa, l'ennesima provocazione che viene lanciata a poche settimane dal voto decisivo nel Regno Unito. Il prossimo 23 giugno i cittadini britannici dovranno esprimersi tramite un referendum sulla questione dell'uscita del paese dall'Unione. Dal canto suo , David Cameron ha scelto da tempo da che parte stare: vuole rimanere. Ma Boris Johnson non segue le sue orme, sostenendo la Brexit pur facendo parte dello stesso partito conservatore del suo ex alleato. Tuttavia, guardando un po' indietro nella carriera del "Boris", appaiono non poche incongruenze con la sua attuale posizione anti-europeista.

Oxford, Bruxelles e salsiccie rosa inglesi

Con un nonno di origine turca e una nonna franco-inglese, il giovane Boris aveva l'Europa nel sangue. Ma presto l'avrebbe avuta anche sotto i propri occhi. Nato nel 1964 a New-York, qualche anno dopo parte per Bruxelles seguendo il padre che lavora per la Commissione Europea. In Belgio Boris studia due anni alla scuola europea di Uccle, dove impara il francese che gli permetterà di "leggere i romanzi" nella lingua di Molière. Tuttavia, man mano che la sua famiglia si avvicina a Londra, il suo interesse adolescenziale per il Vecchio Continente si attenua. Studia inizialmente ad Eston, un college tanto costoso quanto elitario della periferia londinese, seguendo i codici dell'alta società. Successivamente frequenta la facoltà di lettere classiche del Balliol College di Oxford, scegliendo le sue frequentazioni in base al suo orientamento politico attuale. Proprio qui si metterà al fianco di un certo David Cameron, suo futuro alleato politico nel partito dei Tories. Tutto bene fin qui. Salvo il fatto che i due amici, invece di dar vita a nuovi progetti per il Regno Unito, decidono di collezionare scappatelle con la celebre "sovversiva" associazione di studenti ricchi del Bullingdon Club.

Una volta alzatosi dai banchi delle migliori scuole del Regno Unito, il verace Boris si fa strada tra le colonne del Times, venendone poi rapidamente cacciato per aver falsificato una citazione del suo padrino, lo storico Colin Lucas. In seguito il giovane giornalista si fa un nome al Daily Telegraph, uno dei quotidiani più euroscettici del paese, in qualità di corrispondente... da Bruxelles. Dal 1989 al 1995 Johnson si occupa di scrivere pezzi ferocemente critici nei confronti di Jacques Delors e delle istituzioni europee, ma in compenso decisamente favorevoli alle "salsiccie rosa inglesi".

"Qualsiasi pubblicità è pur sempre pubblicità"

Ma quanto è reale l'euroscetticismo che manifesta? Abbiamo contattato telefonicamente Sonia Purnell, autrice della sua biografia "Just Boris: a tale of blond ambition" ("Solo Boris: una storia di bionde ambizioni"), la quale afferma che «nei suoi articoli è sempre stato molto critico verso l'UE. Tuttavia nel privato, quando qualcuno si esprimeva negativamente sull'Unione, egli ne prendeva le difese. C'è una differenza tra il Boris in pubblico e quello nel privato». Si trattava soprattutto di affermazioni fatte per farsi conoscere dal grande pubblico:  «Scriveva pezzi critici sull'UE per farsi un nome e diventare famoso», continua l'autrice. Il ché fa sorgere più di qualche dubbio sulla genuinità del suo sentimento anti-UE.

La stessa strategia è stata utilizzata tra il 2008 e il 2014, durante i suoi due mandati come sindaco di Londra, la città più pro-UE del paese. Tuttavia, quello che resta memorabile del mandato di Boris Johnson alla guida della City sembra siano essere le sue gaffes, più che le sue decisioni politiche. Come quella volta in Giappone durante una partita di rugby improvvisata in cui placcò un bambino, oppure quando rimase sospeso su una teleferica durante i Giochi Olimpici di Londra nel 2012. Di fronte alla derisione internazionale il poveraccio si rivolse alla telecamera dicendo: «Qualsiasi pubblicità è pur sempre pubblicità».

Boris a piede libero.

Senza dubbio il paragone tra l'Unione Europea e il nazismo che il deputato conservatore ha pensato bene di fare non è null'altro che una trovata pubblicitaria. Il paese è diviso sulla questione Leave or Remain, e gli ultimi sondaggi non lasciano presagire risultati certi, anche se qualche mese fa il popolo britannico e perfino il partito conservatore sembravano più che propensi a rimanere nell'Unione. Schierandosi per il "Leave", Johnson potrebbe sperare di realizzare ben altri piani, che vanno oltre la semplice campagna pubblicitaria. Innanzitutto, vincendo per l'uscita dall'Unione, Johnson andrebbe a sfidare direttamente il suo vecchio alleato David Cameron, che a questo punto si ritroverebbe ad occupare una posizione molto scomoda, sia a livello di partito che di governo.

Il grande squalo bianco 

Secondo l'attuale corrispondente del Daily Telegraph a Bruxelles, Matthew Holehouse, «c'è un grande dibattito in corso su ciò che gli passi davvero in testa. Alcuni pensano che sia tutto calcolato, altri no»Sonia Purnell ha decisamente meno dubbi in proposito: «Fino a poco tempo fa affermava non avrebbe mai potuto essere un sostenitore dell'uscita dall'UE. Ha cambiato idea solo perchè vuole diventare il nuovo Primo ministro. Penso sia una persona molto opportunista, a volte lo descrivo proprio come un grande squalo bianco». Inutile dirlo, l'uscita del Regno dall'Unione Europea gli spalancherebbe la porta del n. 10 di Downing Street. «Sarebbe un'ottima occasione per lui di diventare primo ministro, sicuramente anche l'ultima. Sta facendo tutto il possibile per riuscirci», continua l'autrice.

Tra Eccentrico, ambivalente e opportunista, si può solo immaginare come sarebbe un possibile primo ministro Boris Johnson. «Nessuno sa veramente chi sia, perciò se ci si chiede che tipo di primo ministro possa diventare, una risposta certa non c'è. Vuole semplicemente il potere, senza nessun fine particolare». Ed in fin dei conti «non ha nemmeno un'ideologia precisa e cambia continuamente opinione». Cosa succederebbe però se, dopo aver fatto del suo meglio, finisse tutto nel peggiore dei modi?

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Tutte le opinioni, ad eccezione delle citazioni, sono state raccolte da Lucas Tripoteau.