Boom dei festival: i live salvano l'industria musicale

Articolo pubblicato il 28 marzo 2013
Articolo pubblicato il 28 marzo 2013
Le dichiarazioni di fallimento di Virgin in Francia e di HMV nel Regno Unito sono l'ennesima cattiva notizia per il settore musicale. Ma se le vendite di dischi sono innegabilmente in calo, le vendite dei biglietti per i concerti aumentano. Gli artisti si riappropriano della strada, le agenzie turistiche ne approfittano e il pubblico aspetta impaziente.

Il 14 gennaio 2013 Virgin Megastore è stato sottoposto a risanamento giudiziario, seguito il giorno dopo da HMV, celebre rivenditore di dischi britannico. Questi due episodi non fanno altro che confermare le cifre notevolmente in calo delle vendite di CD e DVD, in tutto il mondo. Un esempio: le vendite di dischi sono diminuite del 70% in 10 anni. Che si chiamino Fnac, Virgin o HMV, i distributori di prodotti culturali sono vittime del declino dei mercati detti fisici (CD, DVD, libri...). La forte concorrenza di siti web di commercio elettronico come Amazon e lo sviluppo delle piattaforme di servizi musicali on demand che permettono l’ascolto o il download di musica su internet (Spotify, Deezer, Grooveshark...) sono le due principali cause di questo fenomeno. Ma se questi episodi confermano il cattivo stato di salute dell’industria del disco, la musica ha ancora molto da dire.

Born to be a live

In effetti, se c’è un campo che continua a resistere a testa alta alla crisi, è proprio quello dello spettacolo dal vivo. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, gli obblighi economici non devono necessariamente portare a un calo del consumo dei servizi culturali. La frequentazione delle sale cinematografiche ha addirittura battuto il record nel biennio 2011-2012. La bancadati dell’IRMA conta non meno di 1.457 festival di musica, solo in Francia. Per quanto riguarda gli show dal vivo, i concerti e in particolare i festival vanno per la maggiore. Il festival francese della musica rock ed electro Garorock (a Marmande, in Aquitania), per esempio, ha accolto 50.000 spettatori nel 2012, contro i 35.000 del 2011, ossia un aumento del 40%. Il festival Eurockéennes di Belfort ha ospitato fino a 100.000 spettatori durante la sua ultima edizione, contro i 93.000 del 2011. E anche le manifestazioni hanno un pubblico sempre più numeroso. È il caso del Big Festival (creato nel 2009) con 17.000 spettatori nel 2012 (contro i 14.000 del 2011).

“Certi festival sono diventati “the place to be”. Le persone vengono soprattutto per farsi vedere, sono dei posti alla moda e spesso delle vere e proprie sfilate!”E in altre parti d’Europa?

Il festival San Miguel Primavera Sound di Barcellona conferma questa tendenza, registrando un aumento costante di spettatori dalla sua creazione (dai 7.700 del 2001 ai 123.300 del 2011). Quanto allo Sziget, sicuramente il miglior festival europeo nel 2011, è passato dai 382.000 ai 400.000 spettatori tra il 2010 e il 2011. Queste manifestazioni attirano nel corso degli anni un pubblico sempre più internazionale. E le agenzie di viaggio hanno colto la palla al balzo, proponendo ai festivalieri forfait tutto compreso: biglietto d’ingresso + trasporto + hotel, mentre i campeggi, proposti da numerosi festival europei, sono anch’essi presi abbondantemente d’assalto. Se le agenzie turistiche s’interessano a questo fenomeno, è perché questi festival sono una carta vincente nell’economia delle città e delle regioni che le accolgono. E oltre alla creazione d’impiego, i festival portano un netto aumento dei consumi, in particolar modo nel settore alberghiero e della ristorazione, oltre a svolgere un importante ruolo nell’immagine e nella promozione della città, soprattutto per un turismo giovane.

Chi sono i festivalieri?

Anni e Natalia, 30 anni, Adriano, 32 e Jaime, 27, hanno già prenotato i loro biglietti per il festival Roskilde, in Danimarca. Natalia ci spiega: “Quello che ci piace è poter viaggiare e allo stesso tempo assistere a un evento culturale. Partecipiamo a un sacco di concerti e ne approfittiamo per scoprire una nuova regione”. Jaime aggiunge: “Questi eventi ci permettono di scoprire città che magari non avremmo nemmeno pensato di visitare se non ci fosse stato un festival”.

Andreia e Ricardo, 26 anni, portoghesi residenti a Barcellona, ci raccontano la loro versione del successo dei festival: “Il sentimento comunitario è molto presente. Ci piace fare parte di un gruppo e condividere le emozioni. Inoltre, da qualche anno a questa parte, certi festival sono diventati “the place to be”. Alcune persone vengono soprattutto per farsi vedere, sono dei posti alla moda e spesso delle vere e proprie sfilate!”.

Di queste testimonianze, quelle che viene fuori è quanto la musica, vissuta in prima persona, sia diventata uno stile di vita “cool” o meglio “hipster”, ma anche uno dei modi più privilegiati per evadere. E il festival, miscuglio di concerti e festa, permette di condividere un’esperienza unica in un ambiente originale e lontano dalla quotidianità. Gli organizzatori di questi eventi, oltre ai pubblicitari, lo hanno capito bene. Il prodotto in sé non basta più per vendere. Quello che si cerca di vendere non è il festival, o il singolo concerto, ma l'esperienza. Le agenzie di marketing, d’altronde, mettono al centro delle loro campagne i sentimenti e cercano di vendere, oltre a un prodotto o a un servizio, un’emozione. Siamo quindi ben lontani da assistere al cosiddetto declino della musica. Streaming, download, moltiplicazione dei festival, tutti questi fenomeni non sono nient’altro che l’illustrazione di un modo diverso di consumarla. Ciò che è certo è che anche se chiunque può scaricare una canzone o un album da internet, nessuna tecnologia potrà rimpiazzare le sensazioni che trasmette il live.

Foto: copertina © sito We Love Green; testo: Eurockéenes 2008 (cc) prezz/flickr; video (cc) roskildefestival/YouTube