Boat people projekt: un palcoscenico sul mondo

Articolo pubblicato il 09 giugno 2015
Articolo pubblicato il 09 giugno 2015

La situazione critica dei richiedenti asilo arrivati dalla Siria domina le cronache dei media europei. Il collettivo boat people projekt del Freies Theater di Göttingen lavora coi giovani migranti di varia origine e offre loro uno spazio per raccontare le loro storie in maniera artistica. Intervista con due giovani attori nel tentativo di scrivere di questa tematica. 

La verità è che non ho assolutamente idea di come dovrei scrivere questo articolo. Al momento sono 9.755 i richiedenti asilo siriani. E io ho parlato in modo approfondito solo con due di loro. La verità è che il termine "profugo" – o anche "richiedente asilo" –non riesce a afferrare l'essenza né di Rahaf né di Kamal. Sono persone fuggite dal proprio paese. E ogni persona ha la propria storia personale. Ho paura di non rendere loro giustizia. 

La verità è che Kamal Ali ha solo diciotto anni. È curdo siriano e vive da quattordici mesi in Germania. Come molte persone è fuggito da solo, mentre la sua famiglia vive ancora in Siria.

La maggior parte dei profughi minorenni non accompagnati è molto giovane. Molti vengono mandati qui dalle proprie famiglie. Devono ottenere dei certificati e magari addirittura guadagnare qualche soldo, affinché la propria famiglia possa prima o poi raggiungerli. La verità è che Kamal ha deciso da solo di venire in Europa. Ha studiato per ottenere il diploma e voleva continuare a studiare. Però un giovane siriano, non appena è maggiorenne, deve arruolarsi nell'esercito. In quanto curdo, inoltre, Kamal avrebbe dovuto combattere non solo per Bashar al-Assad, ma anche per il suo stesso popolo. Non riesco a capire come questo avrebbe potuto funzionare. Lo chiedo a Kamal. Lui alza semplicemente le spalle. Esatto, questo è il problema.

Kamal frequenta un istituto superiore. È al nono anno di studi. In Siria era al dodicesimo. Molti dei suoi compagni di classe non capiscono che in Siria c'è la guerra. Riguardo a molte cose Kamal non parla. «Rimangono qui – mi dice e appoggia la mano sul cuore –. Sono anche stato da una psicologa una volta, non le ho detto niente. Non ci sono riuscito. Alcune cose non le posso dire». E poi mi ripete la stessa frase: «Sono anche stato da una psicologa una volta. Non le ho detto niente. Non ci riuscivo».

La verità è che Rahaf Jalbout non ha deciso da sola di fuggire in Europa attraverso il Mediterraneo. Rahaf ha ventun'anni. È siriana palestinese. Fino ad un anno fa viveva a Mokhayam al-Yarmok, il più grande campo palestinese già campo rifugiati di Damasco, prima assediato e poi distrutto durante la guerra. Per un tempo, al-Yarmok è stato simbolo di coesistenza pacifica. Ban Ki-Moon lo ha invece descritto come "il cerchio più profondo dell'inferno". 

Rahaf è stata l'ultima della sua famiglia a fuggire dalla Siria. I suoi genitori e sua sorella erano già partiti per l'Egitto. Rahaf ha studiato geografia all'Università di Damasco, che è stata a sua volta bersaglio dei bombardamenti. I genitori di Rahaf avevano paura. «Mi hanno detto "smettila subito e vieni a casa!". Mi hanno obbligato», ride, imbarazzata. «Ma è colpa mia, capisci?».

La verità è che Rahaf – un giorno – vorrebbe tornare in Siria. «Certo. Tutti i miei cari abitano là. Tutti i miei amici. Ho passato li' vent'anni della mia vita». È la prima volta che, almeno durante l'intervista, a Rahaf vengono le lacrime agli occhi. In realtà Rahaf non voleva venire in Europa. Non aveva nemmeno mai pensato di lasciare la Siria. Anzi si: per trasferirsi, magari un giorno, in Palestina.

La verità è che non potrò mai comprendere ciò che hanno passato Rahaf e Kamal. Il viaggio di Kamal attraverso la Turchia, la Grecia, la Macedonia, la Serbia, la Bulgaria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, resterà per sempre un punto interrogativo. E la forza di Rahaf, non posso che ammirarla.

Il collettivo boat people projekt sta mettendo in scena lo spettacolo „Im Schloss: Deutsch für Anfänger“. La prima si è tenuta il 29 maggio allo Cheltenham Passage, a Göttingen (Germania).