Blocco Identitario: la nuova destra populista francese

Articolo pubblicato il 25 marzo 2010
Articolo pubblicato il 25 marzo 2010
Durante le elezioni regionali francesi (14 e 21 marzo 2010), è stato impossibile scampare ai discorsi dei militanti del Blocco Identitario (BI). Il movimento, auto-proclamatosi difensore della civilizzazione degli «Europei di razza», non ha fatto furore alle urne. Il suo discorso anti-islam è lo stesso che viene ripreso dai partiti dell’estrema destra europea.

«Hanno subito l’immigrazione e da quel momento vivono nelle riserve ». Il paragone può sembrare strano ma i membri del Blocco Identitario (BI) accostano la loro battaglia a quella degli Indiani d’America ai tempi della conquista del West (come fa, del resto, la Lega Nord in Italia). Nato nel 2003, il Blocco lotta per la salvaguardia della propria identità: regionale, nazionale ed europea. Secondo Fabrice Robert, presidente della formazione il cui emblema è un cinghiale, in precedenza membro di Unità Radicale (gruppo sciolto nel 2002 dalla giustizia), « l’identità è prima di tutto ciò che differenzia un popolo da un altro». Per essere più precisi, si prega di riferirsi alla definizione del Generale De Gaulle: «Siamo prima di tutto un popolo europeo di razza bianca, di cultura greca e latina e di religione cristiana». Una posizione che implica nuovamente il rifiuto di coloro che non condividono questo «destino in comune», spiega André-Yves Beck, portavoce di Jacques Bompard, sindaco di Orange e leader della Lega del Sud (2,69% dei voti alle regionali nella regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra).

Un partito islamofobo

Il simbolo del Blocco IdentitarioLe elezioni sono una posta in gioco importante per gli identitari. Secondo Fabrice Robert «l’obiettivo è di impiantare localmente un gruppo di eletti per far radicare il nostro peso politico a immagine della Lega Nord». Anche se al giorno d’oggi i loro risultati elettorali sono ancora insignificanti, l’organizzazione ha provocato forti reazioni grazie a numerosi colpi mediatici. Lo scorso 1° marzo hanno cambiato il significato della giornata senza immigrati con uno slogan choc «24 ore senza di loro, perché non farlo tutto l’anno!». Al centro della campagna? La paura dell’islamizzazione e del multiculturalismo. Due temi che sono stati ampiamente ripresi dall’insieme dell’estrema destra, compreso il Front Nazional (FN). Nonostante ciò, gli «Europei di razza» criticano l’atteggiamento di Jean-Marie Le Pen: il vecchio presidente del FN non è abbastanza intransigente con l’immigrazione. «I cinque pilastri dell'islam non sono compatibili con il modo di vita francese» afferma, laconico, André-Yves Beck. Vivono l’arrivo di una cultura extra-europea e magrebina come una fatalità imposta. I militanti si mobilizzano per difendere la supremazia dei «maschi bianchi», come avvenuto nell’ottobre del 2009, contro la politica di assunzione dell’azienda Areva. Il loro grido di battaglia? «I nostri prima degli altri»…

«Razzismo culturalista»

Jean Yves Camus, politologo all’IRIS (Istituto di relazioni internazionali e strategiche), analizza il loro discorso interpretandolo come «razzismo culturalista». Un discorso che si è potuto sviluppare in un’Europa incerta, malata dal punto di vista economico, spaventata dalla mondializzazione e dal declino della sua posizione centrale, declino che l’Europa stessa rischia di provocare (o che ha già provocato da tempo?). Per gli identitari, l’Europa è prima di tutto una civilizzazione, una storia comune. Al contrario, denigrano la costruzione tecnocratica dell’Unione e vorrebbo un’Europa federale, composta da nazioni e province storiche. Per importare avanti questo progetto, i vari movimenti europei progettano di creare una scuola per formare i futuri quadri della destra identitaria (un’iniziativa sostenuta dal B.I., dalla Lega Nord e dal Vlaams Belang fiammingo).

Striscione del Blocco a Parigi, ironico sulla giornata senza immigrati (1 marzo 2010)

In Francia, il Blocco è ancora nella sua fase di strutturazione. Composto da vecchie personalità del FN, del Movimento Nazionale Repubblicano di Bruno Mégret o del Movimento per la Francia di Philippe de Villiers, i tenori del Blocco Identitario cercano prima di tutto di liberarsi della loro vecchia etichetta, a rischio di creare confusione sulle loro politiche. «Né a destra, né a sinistra» afferma Richard Roudier, capolista della Ligue du Midi (Lega del Mezzogiorno) (0,71%) nella regione francese della Languedoc Roussillon. Sono allo stesso tempo ecologisti, regionalisti e anticapitalisti: «Ci battiamo per non diventare un homo œconomicus» urla a gran voce Françoise, naturopata militante della Ligue du Midi. Nonostante ciò, di fronte al «pericolo dell’uniformizzazione», non vi è lotta rivoluzionaria contro i giganti dell’industria agroalimentare. Quando lo scorso 8 marzo si sono ritrovati nel ristorante Quick di Villeurbanne, nella regione Rhône-Alpes, è stato prima di tutto per esprimere la loro rabbia contro il servizio dei menù halal e puntare sullo spirito anti-musulmano. «Lo Stato non svolge più il suo ruolo per proteggere i cittadini, - condanna Bruno Vendoire, responsabile della comunicazione del BI - a noi non bastano i discorsi, noi passiamo all’azione».

Reclutamento militante 2.0

Sul terreno, «i francesi fieri delle loro origini» organizzano delle ronde cittadine nei TER (Trasporti rapidi regionali), nei licei o ancora nel centro-città. «Bisogna far loro capire che siamo a casa nostra» esclama François, un giovane di 19 anni, studente di Legge a Montpellier, convinto da un discorso politico che dice di unire l’azione alle parole. I giovani sono un bersaglio prioritario che il Blocco pensa di attirare attraverso internet e con la proliferazione di blog, di account Twitter o Facebook. Anche i rappresentanti hanno investito in uno strumento importante: l’agenzia Novopress. Un’agenzia stampa indipendente, super referenziata su Google, che pubblica ogni giorno una quindicina di messaggi per contribuire a ciò che loro chiamano la “ri-informazione” dei cittadini.

«I giovani sono i primi a confrontarsi con la realtà della delinquenza, del racket e della violenza a scuola» afferma Philippe Vardon, co-fondatore del Blocco e presidente della lega regionale NissaRebela. Leader del gruppo di hard-rock Fraction, Philippe Vardon parla in modo radicale e senza mezzi termini. Delle idee che possono costargli molto caro. Nell’ottobre 2008, è stato condannato dalla Corte d’Appello di Aix-en-Provence a 16.000 euro di multa per aver distribuito all’uscita di un liceo un volantino che recitava «Né con il velo, né violentata!». Provocazioni ai margini della legalità, ma che hanno l’effetto di mettere le loro ideologie al centro del dibattito.

Foto: Bloc Identitaire