Bisogna bandire il Fronte Nazionale?

Articolo pubblicato il 16 novembre 2002
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Articolo pubblicato il 16 novembre 2002

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Il partito francese di estrema destra fa paura per i propri discorsi sulla violenza e sul rifiuto. Ma la democrazia deve aver paura di pericoli provenienti dalla libertà di espressione?

Dopo la messa al bando del partito nazionalista basco Batasuna da parte delle autorità di Madrid, si pone la questione della legittimità dei movimenti politici europei di estrema destra, e della loro dolorosa integrazione nella competizione democratica. In Francia, il Fronte Nazionale si distingue da ormai due decenni per un successo elettorale costante e duraturo la cui evidenza stupisce e inquieta. La Francia è una democrazia parlamentare, e la libertà di espressione è incisa nella sua rifondazione nazionale del 1789. Se quasi un quinto dei suoi cittadini sostiene il partito di Jean-Marie Le Pen, si vorrebbe credere che sia per responsabilità e libertà. Invece gli spiriti democratici, fortunatamente maggioritari, sognerebbero un dibattito politico dove questo partito fosse assente, poiché il suo filo conduttore tende alla violenza e al rifiuto. E’ agevole per questa via, misurare la portata delle conseguenze democratiche del mettere in causa l'esistenza di questo partito che, in sé, è una sfida alla democrazia.

Bisogna vietarlo? Bisogna integrarlo nel quadro politico tradizionale? Sono domande che di tanto in tanto vengon riesumate. Quando il candidato Le Pen, nel marzo 2002, faticava a trovare le cinquecento firme di elettori senza le quali non poteva presentare la propria candidatura alla presidenza della Repubblica, numerose personalità si erano alzate contro la censura di un movimento che, benchè ripugnante, riuniva da quindici anni cinque milioni di voti. Bisogna pertanto accettarlo come una normale forza politica? Ma questo timido riconoscimento è dura per qualche eccezionale circostanza, e, in mezzo ai due turni della stessa elezione presidenziale, il tradizionale dibattito tra i due uomini selezionati non può avere luogo, perché il presidente-candidato Chirac si rifiuta: dibattere con il Fronte Nazionale non porta a nulla, la sua retorica è esclusivista ed infeconda, centrata sul rifiuto e sulla violenza, tale da valersi delle frustrazioni e della paura. Bisogna allora bandirlo? Questa alternativa non può esser ignorata, non può esser scartata assimilandola a una circostanza di crisi della democrazia, dei valori politici, del coraggio cittadino dei tempi. I termini del dibattito si radicano nei fondamenti stessi dell'idea democratica e nel suo funzionamento.

In una democrazia pura, verrebbero rispettati i discorsi del Fronte Nazionale

La democrazia non va da sè, non esiste sotto una sola forma, e la sua idea è di difficile percezione. O non è che un vocabolo, oppure coloro che ne parlano, giustamente, non osano riflettere sulla sua idea, e pescano per mancanza di precisione. La nostra pratica democratica vien fuori da una faticosa sintesi; nasce dal sangue del Terrore, poi dalla Commune, tra idee di liberismo piuttosto autoritario e di democrazia diretta. Ne è il risultato la nostra attuale forma istituzionale di democrazia parlamentare e rappresentativa. Ora, ciò che attiene alla libertà di espressione e alla responsabilità politica resta qualcosa d’impreciso, comunque poco fissato, poiché tirato dalle differenti componenti di questa costruzione politica la cui unità è fragile. L'idea pura di democrazia esalta certamente la libertà di espressione ed il rispetto di ogni opinione, ma pone come condizione la responsabilità su ogni argomento dei cittadini; in altri termini, in vera democrazia, ogni cittadino è istruito, coltivato, e conosce i pericoli degli estremismi. Ogni volta che parla di politica, un cittadino di una pura democrazia viene ascoltato e rispettato, e si sa bene che non v’è bisogno di informarsi sull'irresponsabilità delle sue posizioni poiché si presume che la sua educazione politica sia completa. È ciò che guida il rispetto di ogni opinione. Quest’idea presiede al rispetto dei discorsi del Fronte Nazionale. Sotto la sua influenza, si è tentati di accettare di dibattere assieme, di voler in buona fede saggiare gli altrui errori, sperare di trovare un vantaggio in quei discorsi… Ci si è quindi confrontati sulla riforma delle modalità di scrutinio delle elezioni legislative: se la democrazia invita ogni opinione a partecipare alla costruzione politica dell'avvenire della nazione, bisogna allora introdurre uno scrutinio di tipo proporzionale, o almeno infondervi una dose come in Italia, e affrontare dei deputati contrassegnati dalla fiamma tricolore.

Certo, questo modello teorico sembra allettante, ma bisogna esser risoluti in vista della sensibile differenza che la realtà ci presenta. No, il Fronte Nazionale non è un partito politico come gli altri. Quando lo scrutino proporzionale gli ha permesso di mandare trentacinque deputati all'Assemblea Nazionale, dal 1986 al 1988, il gruppo parlamentare di estrema destra si è murato in un'opposizione sistematica, provocatrice e sterile, punteggiata da una ridicola violenza verbale e gestuale. Dal 1984, la sua decina di deputati al Parlamento europeo offre uno spettacolo dello stesso tipo. Più di un'esclusione da parte dei partiti tradizionali, è il partito estremista da solo ad essersi escluso nel quadro politico tradizionale, rifiutandosi di pronunciarsi in un modo argomentato e responsabile sui grandi problemi dei tempi, quando non si tratta di un rifiuto categorico e nevrotico a tutto ciò che non è sollevato alla mistica autoritaria di una Francia irreale. In questo caso, perché lasciare che questo partito sterile imperversi e si sviluppi? Perché non bandirlo? Non ci si ricorda del moto di protesta che seguì l'accettazione del presidente della regione Rhône-Alpes, Charles Millon, dei voti dei frontisti eletti che permisero la sua rielezione. Il presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ebbe a condannarlo denunciandolo un partito “razzista e xenofobo”. Charles Millon rispose proponendo l’alternativa: o il Fronte Nazionale è a tutti gli effetti un partito razzista e xenofobo, col che bisogna bandirlo, come la legge prevede per i tali organismi, oppure non lo si bandisce, e, conseguentemente, il suo posizionamento politico esiste di fatto nel momento in cui ottiene dei voti. Aldilà dell'irresponsabilità di un dirigente che temeva di perdere il suo posto, è avvertibile la difficoltà di dare una risposta.

Nel regno dell'incertezza, il FN è re

E’ facile costatare che la risposta della messa al bando è dura da adottare, soprattutto se si saggia il ruolo che il partito di estrema destra si è ritagliato in questi ultimi vent’anni. Si è detto che il suo risalto è in gran parte dovuto al machiavellismo di François Mitterrand che avrebbe voluto così creare un organismo capace di sottrarre voti alla destra classica senza che questa potesse accordarvisi. Può darsi. Si è detto anche che era il segno del declino dell’uomo politico e del suo coraggio, della mancanza di progetto di una società in decomposizione. Può anche darsi. Ma se ci si sforza di esser realistici e precisi, bisognerà confessare che il Fronte Nazionale sostiene il ruolo del partito che, certo irresponsabilmente, recupera voti di chi sa cosa va a votare. Il partito fu fondato nel 1972 da nostalgici di ogni tipo, alcuni glorificavano l'OAS, altri Occidente, altri Louis XVI. Era, ed è rimasto, un partito senza programma e senza coerenza i cui quadri erano dei vecchi paracadutisti o vecchi universitari pieni di rigurgiti mistici e rivoluzionari. Ma va fatta una netta distinzione fra questi quadri e i loro elettori.

Contrariamente a ciò che si sente dire, i sostenitori frontisti sono un dato costante dal 1988, il che significa che l'estrema destra raccoglie ad ogni elezione presidenziale dai cinque ai sei milioni di voti, la maggior parte dei quali si concentrano sulla personalità di Jean-Marie Le Pen, gli altri su altre candidature come Philippe de Villiers nel 1995 o Bruno Mégret nel 2002. Il Fronte Nazionale durante questi quindici anni, ha saputo sfruttare le grandi mutazioni di una società a cui i partiti politici al potere non riuscivano ad offrire altra speranza salvo quella di poter consumare. Il tempo delle ideologie aveva portato delle certezze agli elettori; il suo sorpasso da vent' anni è stato accompagnato non solo dalla crisi del movimento operaio, (il partito socialista tendeva a ribaltarsi verso posizioni liberistico sociali incerte), ma anche dalla messa in causa del compromesso sociale del dopoguerra attraverso lo smantellamento del sistema pubblico, in nome di un neo-liberismo che soffiava sull'incertezza della gente. Tutto ciò fece si che le classi popolari, (almeno un terzo) si risolvessero a votare per li Fronte Nazionale per protestare contro tutta questa incertezza alla quale la destra si rassegnava e la sinistra non dava più risposte. Relegate nelle periferie che, salutari nel 1960, erano diventate diseredate nel 1990, le classi povere hanno visto i loro mestieri esser sconvolti, il loro lavoro diventare precario nel nome della flessibilità, il rapporto salariale individualizzarsi e un netto aggravarsi delle disuguaglianze. Era facile sfruttare la paura e l'angoscia della miseria, facendo credere ad uno slogan collettivo, quello della nazionalità, “l’esser francesi”, tanto più che il partito estremista approfittò della rassegnazione neo-liberale del partito socialista per proclamare la sua opposizione nazionalista al liberismo, concetto, per definizione, apolide.

Fu così che il Fronte Nazionale sfruttò le paure e iniziò a crescere. E deve continuare a far paura: si crede che il suo successo non sopravvivrebbe al suo fondatore, ma la recente uscita della figlia Marine indica che il partito può trovare nuova linfa, un'immagine ringiovanita, ed è una nuova ragione per combatterlo. Si è visto com’è difficile bandirlo. Batasuna è stato messo al bando in Spagna, ma questo partito aveva rotto, in maniera ostinata, il Contratto sociale non condannando gli attentati dell’ETA che ogni mese faceva delle morti fra i civili. Quando un partito, per questa irresponsabilità pubblica, si rende complice di questa violenza mortale, viola il Contratto che lo lega al cittadino. Non si può dire la stessa cosa del Fronte Nazionale. Certamente è un partito che tende alla violenza, all'irresponsabilità, al rifiuto, all'intolleranza. Certamente non ha programma, progetti, giusto delle angosce utili da sfruttare e opportunità da afferrare. Ma ha sostenuto il ruolo di deposito delle contestazioni che sottolineavano la delusione e l'angoscia dell'incertezza. Non si bandisce per queste ragioni un partito. Per questo, lo si combatte, ci si modernizza, ci si avvicina a quelle classi popolari che ci hanno abbandonato in suo favore, e ci si rimette a fabbricare speranze e progetti solidali.