Bigott: "Sono un fighetto mascherato"

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 03 dicembre 2013

Siamo a Parigi con Borja Laudo, alias Bigott. Follia, eccessi, atteggiamento punk e beat generation: conta l'aspetto, non la musica. Impossibile intervistarlo: non si capisce mai se scherza, se si prende troppo sul serio o se la barba che porta è soltanto una grande maschera. Chiacchierata con un cabarettista di musica indie.  

"Ho pochi argomenti di conversazione". Così è iniziata la mia chiacchierata con Bigott un'ora prima del suo secondo concerto a  Parigi. Un musicista che alterna l'indie con il folk e il  frastuono punk. Sono molte definizioni per qualcuno che dice che "va bene qualsiasi etichetta. In fondo tutti ne portiamo una". È in tournée con il suo ultimo disco Blue Jeans, registrato nel mezzo dell'Amazzonia brasiliana. Esperienza che offre spunto per capire l'eccentricità del personaggio. Di quei giorni in mezzo alla foresta ricorda che fu una "paranoia molto cara". A ripensarci, neanche lui sa se ne sia valsa la pena: "È stata una bella esperienza. Siamo arrivati a mani vuote, senza studio, né amplificatori, né altro. Abbiamo registrato senza una strumentazione appropriata nella casa dove alloggiavamo, c'era anche un vecchio pianoforte". In realtà, se si ascolta il disco, si potrebbe dire che sia stato girato in un qualsiasi altro posto, non per forza così lontano. E allora la versione di Bigott è questa: "Tutto fa parte di una menzogna costruita alla perfezione, cosicché la gente ti chieda informazioni; perchè altrimenti di cosa parleremmo? Io non ho nulla da dire, né da raccontare".

SONO ULTRASENSIBiLE ULTIMAMENTE

Bigott è senza dubbio un tipo particolare. Sembra che non gli importi nulla di quello che la gente possa pensare di lui, del suo aspetto, della sua musica. "La gente può pensare qualsiasi cosa quando mi vede: 'questo zio è pazzo, vive per strada, ha preso droghe, sta rubando', afferma prima di continurare: "Meglio non prendersi sul serio, altrimenti mi verrebbero attacchi di ansia". Bigott sta già buttando tutto sullo scherzo. Dice sul serio? O si prende giro di me? Mentre continuiamo a parlare rutta, gioca con il fotografo o con il mio cellulare. Non so se sono di fronte a un ragazzo di Saragozza che fa musica o al vero Dean Moriarty.  Sebbene riconosca che fino a poco tempo fa non conosceva il significato di hipster, per lui non si è inventato nulla di nuovo con questo termine. "L'altro giorno ho scoperto cosa è un hipster", dice e nota che "questo concetto è sul mercato da anni, dal tempo della beat generation... basta pensare alla gente alla quale è piaciuto 'scaldarsi' o bere... queste persone esistono da sempre!".

Sembra che abbia voglia di scandalizzare le persone: le sue frasi sconnesse del tipo "Non mi dispiacerebbe avere un bel paio di mammelle", le sue pose strafottenti davanti alla telecamera, le sue provocazioni che ti invitano più ad andare a divertirti con lui che a fargli un'intervista. Ammette che gli piacerebbe fare anche un disco molto punk, che vada in una direzione diversa. Ma non ci crede troppo neanche lui, non rientra nel mondo che Bigott ha creato per la sua musica. "Magari per il nuovo disco mi vesto punk, ma sarebbe impossibile per il mio stile 'fighetto'... so che non lo sembro, ma lo sono. Che sia indie, hipster, psycho... non importa. Io porto una maledetta maschera. Sono un fighetto in fondo. Mi hanno educato così, cosa ci posso fare? Lotto contro la mia genetica? È impossibile. Almeno è quello che mi ha detto una volta Punset in un sogno".

mi infastidisco da solo

Abbiamo solo 30 minuti per parlare, per smascherare il personaggio, per tentare di strappare un pezzetto di realtà dalla follia che è Bigott. Un musicista che non si ascolta, che non vuole sapere come suonano le sue canzoni. Un "anti-musicita"? Falsa modestia? Di nuovo domande alle quali non so dare risposta. "Non ascolto le mie canzoni dopo averle registrate e cerco di andare qualche passo avanti quando suono dal vivo perché non mi piace sentire la mia musica. Non mi sopporto, mi infastidisco da solo. Nella mia casa non ci sono specchi, perché se mi vedo dico: 'Madre mia, che hai fatto? Come eri bello e come hai perso la testa! Prima studiavi, andavi all'università...' Ma non importa, dato non c'è futuro: no future! Questo sì che è punk". E così ritorna a parlare del punk, del giubbotto di pelle e dei pantaloni aderenti. Ma non è credibile. In fondo Bigott ultimamente ha ascoltato con piacere i Sonny and the Sunsets - che non sono di certo i Nacho Vegas - mentre era a un concerto dei The Dodos. Eppure la sua musica funziona, coinvolge il pubblico ed è gradevole: che sia indie, folk o rock'n'roll. Una volta gli hanno detto che sembrava Johnny Cash, ma Bigott è più di un "non prendo caffè, sono più tipo da tè organico". Che evitino i paragoni.