Bielorussia, Chernobyl terreno di scontro politico

Articolo pubblicato il 24 aprile 2006
Articolo pubblicato il 24 aprile 2006

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I fantasmi di Chernobyl incombono ancora sulla Bielorussia. E mentre Lukashenko stringe la morsa del suo potere, la catastrofe diviene sempre più uno strumento politico. Per Governo e opposizione.

Un Rapporto dell’Onu pubblicato nel settembre del 2005 ha acceso una nuova ondata di scontri tra il Governo e i suoi avversari. Tale documento richiamava la necessità di stimolare lo sviluppo economico nell’area di Chernobyl. Lukashenko se ne è servito nel tentativo di ottenere il ripopolamento di quelle aree – che costituiscono circa un quarto dell’intero territorio nazionale – con la conseguente ripresa delle attività produttive. La nuova strategia del Governo rappresenta un grandioso progetto di sviluppo della regione, da raggiungere attraverso ingenti investimenti e la garanzia di opportunità economiche.

Ma l’ottimismo di Lukashenko nei riguardi del futuro di quei territori contrasta con le reali dimensioni della catastrofe. Stando ai dati forniti dal Governo sono 11.242 le persone che presentano disfunzioni rinconducibili al disastro nucleare, e più di 115.000 sono ancora oggi gli sfollati. Il Governo stima a circa 235 miliardi di dollari il totale peso finanziario della catastrofe.

Tuttavia la volontà di Lukashenko di ripristinare la vita e le attività economiche in quelle regioni non si fonda su principi esclusivamente umanitari. Sul piano economico questo gli frutterebbe notevoli risorse e capitali. Mentre su quello politico Chernobyl gli offrirebbe la possibilità di screditare l’Occidente, sottolineandone il carattere disumano, e di fare poi lo stesso con l’opposizione filo-occidentale.

West is not best

La questione acquista poi maggiore importanza per Lukashenko tenendo conto della sua contestata rielezione. L’Ue ha appena imposto ai suoi collaboratori più stretti una limitazione alla mobilità. La Russia per tutta risposta ha minacciato di aumentare il prezzo del gas. Attraverso accorte manipolazioni della vicenda Lukashenko potrebbe reclamare parte dei vantaggi politici che ha perduto.

Paradossalmente le autorità hanno intensificato le richieste di una maggiore cooperazione con l’Occidente per affrontare le conseguenze del disastro. Ciò offre a Lukashenko il diritto di mostrare la doppiezza dell’Occidente, accusandolo che proprio quando la Bielorussia ha maggior bisogno, decide di imporle delle sanzioni e di isolare il Paese nella sua ripresa dalla catastrofe di Chernobyl.

La denigrazione dell’Occidente è strumentale a porre in cattiva luce l’opposizione. «L’opposizione insiste nel dire che l’Occidente si muoverebbe in nostro soccorso, ma finora non ha aiutato nessuno», ha affermato Lukashenko. Quest’opera diffamatoria gli permette inoltre di presentarsi al popolo come l’unico vero salvatore della Bielorussia.

Figli della pioggia radioattiva

Persino la riabilitazione dei bambini vittime della tragedia è oggetto di scontri politici. In passato la maggior parte di loro veniva curata all’estero a spese di chiese e associazioni umanitarie occidentali. Tuttavia Lukashenko si è reso conto recentemente della minaccia al suo potere, rappresentata da quella nuova generazione di elettori influenzati dai valori occidentali. Ed ha infatti condannato pubblicamente i programmi di riabilitazione in quanto considerati parte di un piano occidentale di indottrinamento che corrompe le menti dei giovani bielorussi. Pare avrebbe preferito averli a casa propria, affetti da menomazioni fisiche, piuttosto che vederli sviluppare una “deficienza” mentale per aver trascorso un’estate in Inghilterra o in Italia.

In buona parte è lo stesso Lukashenko ad ostacolare ogni aiuto che potrebbe provenire dall’Occidente. Numerosi istituti di beneficenza ritengono impossibile intervenire nel suo sistema di tasse e leggi draconiane. La riabilitazione dei bambini all’estero è un campo nel quale l’Occidente ha da tempo acquisito una certa esperienza, e avrebbe potuto offrire un aiuto ancora maggiore. Ma oggi, nella sua lotta per rimuovere qualsiasi idea occidentale dalle menti dei bambini bielorussi, Lukashenko ha imposto rigidi parametri. Ed ora soltanto coloro con handicap estremamente gravi possono sperare in una riabilitazione all’estero.

Dolore o protesta?

Per quanto riguarda l’opposizione Chernobyl rappresenta un terreno vincente. Sin dall’inizio la maggior parte dei partiti di opposizione ha combattuto i piani di ripopolamento dei territori colpiti. Lentamente Chernobyl è diventata uno dei punti cardine della protesta contro il Presidente. In effetti attaccare Lukashenko sul campo economico è pressoché impossibile. Nonostante il governo autoritario e un’economia pianificata, la Bielorussia sta facendo un buon lavoro, registrando una crescita media di oltre il 9% nel 2005.

L’opposizione considera spesso Chernobyl in blocco con altri temi, astraendola dalle sue dimensioni propriamente sociali ed ecologiche. «La Bielorussia ha due disgrazie: Lukashenko e Chernobyl. Sono legate l’una all’altra. E si può dire che c’è stata una Chernobyl nucleare ed una politica», ha detto Anatoly Lebedko, uno dei capi dell’opposizione bielorussa. Cosa questo significhi esattamente non ha importanza. Paragonare Lukashenko a Chernobyl è politicamente vantaggioso. Quella che potrebbe essere una metafora inappropriata risuona al contrario come espressione del favore popolare.

L’anniversario di Chernobyl del 26 aprile è diventato una data tradizionale per la più grande adunata delle forze di opposizione del Paese. “La marcia di Chernobyl” — il nome del raduno — simboleggia la punta dell’iceberg delle attività di protesta in Bielorussia.

L’incontro di quest’anno sarà alimentato dallo slancio che l’opposizione ha avuto in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso marzo. L’attenzione verrà posta sulla possibilità di instaurare un processo democratico in Bielorussia, piuttosto che sul dolore per la tragedia.

Tuttavia, se l’opposizione desidera realmente prevalere in Bielorussia, deve proporre un preciso programma per stabilire come il Paese possa convivere con Chernobyl. Se non lo farà, commetterà lo stesso errore di Lukashenko: quello di aver isolato la tragedia dal suo contesto per farne uno strumento di lotta politica.