Berlusconi, Ford e Flowers: sex, drugs and crack'n'roll

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 06 dicembre 2013

Rob Ford, il sin­da­co di To­ron­to, ha re­cen­te­men­te con­fes­sa­to di fu­ma­re crack. Dissensi a parte, molta gente ama le tra­sgres­sio­ni di que­sto po­li­ti­co. Che sia fu­ma­re crack, fare orge o la clas­si­ca for­ni­ca­zio­ne, non pos­sia­mo ne­ga­re che lo scan­da­lo cattura l'attenzione. Ma cosa ci piace esat­ta­men­te di que­sti edo­ni­sti­ci per­so­nag­gi pub­bli­ci?

Il sin­da­co di To­ron­to, Rob Ford, ha ispi­ra­to una va­lan­ga di ti­to­li umo­ri­sti­ci sui gior­na­li lo scor­so no­vem­bre. Ha con­fes­sa­to di fu­ma­re co­cai­na e crack dopo aver­lo "one­sta­men­te" ne­ga­to per mesi in­te­ri. La rea­zio­ne una­ni­me è stato lo sgomento. Come può un uomo che ri­co­pre un ruolo di tale re­spon­sa­bi­li­tà col­ti­va­re certi vizi? In alcuni quar­tie­ri la dif­fi­den­za si è ac­com­pa­gna­ta alla rab­bia, ma molti, dopo il primo mo­men­to di per­ples­si­tà, si sono dati al­l'i­la­ri­tà. Amia­mo gli scan­da­li e il dolce sa­po­re della ma­li­gni­tà. Ma per­ché? Per­ché tanta gente sor­ri­de an­zi­ché con­dan­na­re se­ve­ra­men­te i com­por­ta­men­ti edo­ni­sti­ci di que­sti per­so­nag­gi pub­bli­ci? Buttiamo un oc­chio su qual­che "epi­cu­reo" eu­ro­peo.

Sil­vio 'Bun­ga Bun­ga' Berlus­coni

I nomi dei po­li­ti­ci che fanno epoca solitamente rappresentano anche un intero periodo storico. Tony Blair ri­chia­ma il New La­bour. Char­les de Gaul ri­chia­ma il Gaul­li­smo. Abra­han Lin­coln è as­so­cia­to al­l'a­bo­li­zio­ne della schia­vi­tù. Ma cosa dire di Sil­vio Ber­lu­sco­ni, il "gran­de" uomo che ha do­mi­na­to la scena po­li­ti­ca ita­lia­na degli ul­ti­mi 20 an­ni? Ber­lu­sco­ni non verrà certo ri­cor­da­to per le sue scel­te po­li­ti­che in­no­va­ti­ve o per la sua pro­fon­di­tà in­tel­let­tua­le. Il suo nome si ac­com­pa­gna a dei fatti pre­ci­si, uno su tutti: le "feste Bunga Bunga".

Po­treb­be sem­bra­re un mo­del­li­no di cera in pro­cin­to di squa­glia­rsi, eppure l'e­ner­gia di que­st'uo­mo è no­te­vo­le. È stato pro­ta­go­ni­sta di 7 scan­da­li a sfon­do ses­sua­le, ognu­no dei quali avreb­be cer­ta­men­te di­strut­to la car­rie­ra di qual­sia­si  altro po­li­ti­co eu­ro­peo. Le sue "feste Bunga Bunga" sono leg­gen­da­rie. Ha di­ret­to orde di pro­sti­tu­te ve­sti­te da in­fer­mie­re e po­li­ziot­te per tutta la casa, come un ge­ne­ra­le con­su­pi­scen­te. Anche il suo senso del­l'u­mo­ri­smo è, con­se­quen­te­men­te, li­bi­di­no­so. Nell'apri­le del 2011 aveva fatto una battuta delle sue: "Se chie­des­si­mo loro se desiderino fare sesso con me, il 30% delle donne ri­spon­de­reb­be 'sì', men­tre il re­stan­te 70% di­reb­be: 'Ma come, an­co­ra?'". Que­st'uo­mo è un di­sa­stro, ep­pu­re il 29.1% degli ita­lia­ni ha vo­ta­to an­co­ra per lui alle ele­zio­ni del 2013. Il suo nome spes­so su­sci­ta ri­sa­te in­ve­ce che rab­bia. Per­ché è così "scan­de­li­zio­so"? Lo psicanalista Mas­si­mo Fa­gio­li, ai mi­cro­fo­ni della CNN, ha spiegato: "È la men­ta­li­tà cat­to­li­ca: pecca di notte e con­fes­sa­ti di gior­no". In altre pa­ro­le, amia­mo gli scan­da­li co­los­sa­li per­ché, a con­fron­to, i no­stri mi­sfat­ti sem­bra­no delle nul­li­tà: un eter­no con­for­to per le no­stre co­scien­ze. 

il "Crys­tal Me­tho­di­st"

Il re­ve­ren­do Paul Flo­wers, 63 anni, sem­bra un per­so­nag­gio usci­to da una spe­cie di pa­ro­dia Skins sui pen­sio­na­ti la­sci­vi. Dopo 40 anni come mi­ni­stro me­to­di­sta, Flo­wers è stato im­prov­vi­sa­men­te no­mi­na­to pre­si­den­te della Co-op bank in Gran Bre­ta­gna. Nel giro di soli 2 anni è riu­sci­to a met­te­re in gi­noc­chio l'istituto. Conseguentemente è stato chia­ma­to a rispondere in Parlamento dello scom­pi­glio com­bi­na­to. Ma è solo l'i­ni­zio. Nei gior­ni se­guen­ti il santo Padre sem­bra aver con­su­ma­to il suo peso cor­po­reo con co­cai­na e ke­ta­mi­na. E non è una cosa da poco con­si­de­ran­do che è ab­bon­dan­te­men­te so­vrap­pe­so. Dav­ve­ro, te­nu­to conto della sua età, del suo peso e della quan­ti­tà esa­ge­ra­ta di dro­ghe che ha as­sun­to, viene da chie­der­si: "Ma come ha fatto il suo cuore a reg­ge­re que­ste al­le­gre e pazze orge?"

Di fron­te ai par­la­men­ta­ri, il re­ve­ren­do ha di­chia­ra­to che il ca­pi­ta­le di Co-op bank era di 3 bi­lio­ni di ster­li­ne, quan­do di fatto erano 47. Evi­den­te­men­te agli occhi di un pa­ti­to della ke­ta­mi­na i ca­pi­ta­li di una banca ap­pa­io­no pic­co­li e di­stan­ti. La ci­lie­gi­na sulla torta? Per 12 anni Padre Flo­wers ha con­dot­to una cam­pa­gna an­ti-dro­ga dallo slo­gan "Dire la ve­ri­tà sulle dro­ghe"La cosa più "scan­de­li­zio­sa" del "caso Flo­wers" è l'as­so­lu­ta au­da­cia di que­st'uo­mo. Il di­sprez­zo nei con­fron­ti del­l'au­to­ri­tà è qual­co­sa che am­mi­ria­mo spes­so, anche quan­do non ap­pro­via­mo il modo in cui viene espres­so. Que­sto re­ve­ren­do ha un certo fa­sci­no anar­chi­co. La gente ama veder ca­de­re quel­li che hanno più suc­ces­so e que­sto "umile" re­ve­ren­do senza qua­li­fi­ca­zio­ni ban­ca­rie ha in­dub­bia­men­te su­pe­ra­to ogni aspet­ta­ti­va. 

Ja­vier Guer­rero e l'au­ti­sta co­cai­na

L'ex mi­ni­stro del la­vo­ro spa­gno­lo, Ja­vier Guer­re­ro, dava in­gen­ti sus­si­di all'Ue per svi­lup­pa­re azien­de e crea­re posti di la­vo­ro. Cio­nno­no­stan­te, il suo pro­gram­ma a so­ste­gno del la­vo­ro sem­bra es­ser­si con­cen­tra­to più sui campi di co­cai­na della Co­lom­bia che sul­l'e­co­no­mia spa­gno­la. Guer­rie­ro e il suo au­ti­sta per­so­na­le, Juan Fran­ci­sco Tru­jil­lo, hanno speso 25.000 euro al mese in co­cai­na. Ma come dia­vo­lo fa un naso umano a reg­ge­re tanta co­cai­na? Quest'uo­mo de­v'es­se­re dav­ve­ro un fe­no­me­no.

Vi è un'al­tra pos­si­bi­le spie­ga­zio­ne alla no­stra in­fa­tua­zio­ne per gli scan­da­li: rimaniamo ammaliati dall'as­so­lu­to sba­lor­di­men­to che pro­vo­ca­no. Il neu­ro­scien­zia­to Dean Bur­nett so­stie­ne che l'am­bi­va­len­za dello scan­da­lo è alla base delle no­stre stra­ne rea­zio­ni emo­ti­ve, "come un robot che si trovi da­van­ti a un pa­ra­dos­so lo­gi­co". Osti­li alle am­bi­gui­tà, op­tia­mo per opi­nio­ni chia­re. Siamo così si­mi­li a do­ci­li robot nei no­stri com­por­ta­men­ti quo­ti­dia­ni e nella no­stra as­so­lu­ta ob­be­dien­za ai su­pe­rio­ri, che il più gran­de pia­ce­re che tra­ia­mo nel­l'as­si­ste­re agli scan­da­li è do­vu­to al fatto di ve­de­re un altro robot che ri­fiu­ta di ob­be­di­re al pro­gram­ma. Lo am­mi­ria­mo per­ché mette i suoi de­si­de­ri da­van­ti alle ri­chie­ste del po­te­re. Que­sti scan­da­lo­si fur­fan­ti sono la val­vo­la di sfogo dei no­stri stes­si de­si­de­ri re­pres­si.