Berlino: thai boxe per signore

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 19 ottobre 2012
A Berlino, l’associazione Lowkick propone corsi di arti marziali e di autodifesa, riservati a sole donne, gay, etero o trans. Non c'è da stupirsi, nella spigliata città tedesca, considerata ormai come la capitale queer e femminista d'Europa. Cronache di un venerdì sera berlinese, a lezione di thai boxe.

Le ragazze sono sudate e, anche se l’allenamento è iniziato solo da un quarto d’ora, i vetri sono già appannati. Un venerdì sera a Berlino. Attualmente, il corso di Ruth riunisce otto partecipanti, tutte drogate di thai boxe, sport che praticano da due anni in questo club femminista di Neukölln (quartiere nel sud di Berlino, ndr). "Nei club misti mi sembrava di avere sempre qualcosa da dimostrare, se volevo essere presa sul serio", spiega Caro, capelli corti, un tatuaggio sulla nuca, in short rosa. Assidua frequentatrice di corsi di arti marziali, anche Nicole nota non poche differenze rispetto ai club misti: "O non ti colpiscono perché sei una donna, e quindi fragile, o ti colpiscono troppo forte, sempre perché sei una donna e, quindi, devono dimostrare di essere migliori".

Un'avventura femminista e femminile

È un ambiente singolare, con un’origine militare e un rapporto di reverenza verso il maestro

Offrire alle donne uno spazio riservato a loro dove praticare la thai boxe, il kick-boxing e l’autodifesa è l’obiettivo di Lowkick, creato nel 2009 da Claudia, Inken e due ex allieve, Ruth e Gisa. Attualmente Lowkick conta 250 membri. Un’avventura femminista, e non solo femminile, alimentata da pratiche elaborate negli ambienti militanti, ormai da una ventina d'anni. Per alcune, un club femminista è l’unico luogo dove non dover pensare al genere a cui si appartiene. "I giochi di potere non sono più i benvenuti", come precisa Ruth, con un’espressione franca e un ampio sorriso stampato sulle labbra.

Questa sera, come d'abitudine prima di ogni allenamento, le partecipanti, sedute in cerchio, si prendono del tempo per presentare se stesse e dire come si sentono. Una di loro si è fatta male a un piede, un’altra deve fare attenzione alla spalla. "Questo per dire che siamo, prima di tutto, delle persone e che ognuna di noi porta con sé la propria storia", commenta Ruth. L’orientamento femminista di Lowkick vuole essere critico anche nei confronti del mondo delle arti marziali. "È un ambiente singolare, su cui pesa un’origine militare e un rapporto di reverenza verso il maestro", continua Ruth. Lowkick propone, invece, un altro approccio, più solidale. E quelle donne per le quali il prezzo è troppo alto – tra i 25€ i 50€, a seconda della formula scelta – possono discuterne insieme al team per trovare una soluzione.

Ich bin ein Berliner queer

Un po’ di corsa, qualche flessione e il riscaldamento uno contro uno comincia. Nella sala, illuminata dai neon, domina il colore giallo dei tappetini che ricoprono il pavimento. Fuori scende la notte. Le mani, protette dalle bende, riproducono lo stesso movimento: raggiungere la testa dell’avversaria a sinistra, rispondere toccando i fianchi a destra. Il gesto deve diventare meccanico. Il "bip" della boxensport, una cassettina nera che Ruth ha messo accanto al lettore cd, scandisce la durata di ogni esercizio, il ritmo e l’intero allenamento.

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La thai boxe, la più femminista di ogni altra arte marziale? "No!", scherza Ruth, "lo facciamo perché ci piace! Si usa tutto il corpo, comprese le gambe. Nel pugilato, invece, solo la parte superiore del corpo. E nella kick-boxing, non si usano né le ginocchia né i gomiti". Caro si toglie i piercing dal naso e indossa il paradenti. Il riscaldamento è terminato. Ora è il momento dell’equipaggiamento integrale: ginocchiere, parastinchi e guantoni. Sullo sfondo di una musica da combattimento thai, risuonano i "tss! tss!", che accompagnano i colpi inferti ad ogni espirazione, per avere piena consapevolezza del pugno sferrato. Così si colpiscono con i gomiti i pugni dell’avversaria, all’altezza della testa.

La prima volta, Neko è venuta per l’autodifesa, mentre Pauline voleva fare kick-boxing. Ora entrambe sono qui per la thai boxe e per l’atmosfera che si respira. "Senza rendertene conto, acuisci i riflessi e guadagni in fiducia", osservano Caro e Maria. Tutto questo ricorda l’empowerment su cui punta l’autodifesa. Ma che cos’è? Jayrome C. Robinet, autore del blog Ich bin ein Berliner queer lo interpreta così: "L’empowerment implica la consapevolezza dell’obiettivo che vuoi raggiungere (ad esempio, sentirti sicura), i punti di forza da usare per ottenerlo e la legittimità che senti nell’usare questi punti di forza. Spesso, è il terzo elemento che manca e su cui l’autodifesa permette di lavorare, insieme alla dimensione psicologica".

Lowkick offre anche dei corsi di autodifesa, ma non questa sera, perché Ruth ci tiene a evitare qualunque tipo di confusione. "Se ti ritrovi minacciata per strada da un uomo armato di pugnale, hai tutto l’interesse a reagire con le tecniche di autodifesa che ti farebbero squalificare in qualsiasi combattimento, perché la thai boxe, la kick-boxing o il pugilato implicano il rispetto di regole precise".

"Tss! tss!". L’allenamento si avvia alla fine, con il combattimento libero e gli ultimi esercizi corpo a corpo, che consistono nell’afferrare la testa dell’avversaria tra le braccia e colpire la pancia con il gomito. Ruth ha cambiato il CD di combattimento thai con quello del gruppo tedesco ska-reggae, Irie Révoltés:

"Oh - les révoltés sont back again, denn der Wiederstand  uss weiter gehen". ("Perché la resistenza deve continuare", ndt). E così, a ritmo, le ginocchia colpiscono la pancia. "Oh - les révoltés sont back again, la musique et le mouvement coulent dans nos veines". ("Oh - i ribelli sono tornati, la musica e il movimento scorrono nelle nostre vene", ndt)

Le pugili trans

8.30, l’allenamento è finito. Impugniamo le biciclette e pedaliamo nell'autunno berlinese verso Weserstrasse, la strada più in di Neukölln.

Stasera, tutte le partecipanti sono donne cisgenere, (termine tecnico per designare chi percepisce una concordanza tra il proprio ruolo di genere, la propria identità di genere e il sesso biologico, ndr). Lowkick si rivolge "alle persone che si identificano con il genere femminile" - comprese, quindi, le donne trans. Una volta la settimana si tiene un corso aperto a tutte le persone trans-gender. Le pugili sono tutte d’accordo e si scambiano le opinioni, sedute al tavolo, davanti a una birra. "Si discute sempre sull’inclusione delle persone trans gender", sottolinea Caro. "Se ne parla anche a Seitewechsel", il club sportivo lesbico old school di Berlino. "Quello che manca a Lowkick è soprattutto uno spazio per avviare questa discussione, qualunque sia la scelta presa", aggiunge Caro. Perché, così come vorrebbero che il club fosse più aperto verso le altre identità di genere, allo stesso modo riconoscono la necessità di spazi riservati solo alle donne.

Solo nel 2012 a Londra il pugilato femminile è stato autorizzato per la prima volta a partecipare ai Giochi Olimpici.

In partenariato con l’Ufficio franco-tedesco per la gioventù (Ofaj), questo articolo                                                 rientra nel progetto OrientExpress Tripled, una serie di reportage realizzati per cafebabel.com da giornalisti residenti nei Balcani, in Turchia, in Francia e in Germania. Per saperne di più, consultare il blog

Foto di copertina (cc) dabemurphy/flickr ; nel testo © Céline Mouzon