Berlino, Parigi, Barcellona: viaggio nelle città degli squat!

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2011

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Sgombero del ritrovo di via Liebig n.14 a Berlino, chiusure a raffica a Parigi e Roma; gli edifici occupati abusivamente in Europa sono in pericolo, nonostante la loro trasformazione in centri culturali e la loro funzione civica. Una nostra collaboratrice, frequentatrice assidua degli squat europei, ci accompagna in un viaggio attraverso le differenti culture di occupazione urbana in Europa.

”Che sia Parigi, Barcellona, Berlino, Breslavia e Stettino in Polonia, in tutte le città dove ho vissuto ho sempre cercato di riflettere sulle politiche che disciplinano l'uso del territorio urbano e sull’utilizzo che ne fanno i suoi cittadini.

A Barcellona, ho frequentato numerosi di questi squat nonostante la preoccupazione dei miei genitori che mi chiedevano se ci fossero acqua ed energia elettrica. Tra questi luoghi occupati, notoriamente considerati residenze per "drogati" ("rifiuti" in senso letterale, popolazioni marginali in generale), alcuni traboccano di creatività, una creatività che non ho trovato altrove e che riflette le preoccupazioni degli occupanti per quello che accade nelle città. Esistono diversi tipi di case occupate abusivamente, quelli ai quali rivolgo il mio interesse non servono solo da rifugio, ma fungono da centri sociali aperti a tutti.

Barcellona, squat artistici e cittadini

La megalopoli catalana si evolve continuamente in relazione alla propria identità e originalità. In giro per le strade, molti edifici sfidano la nostra attenzione con i loro decori. A La Otra Carboneria, ad esempio, c’è tutto un mondo da scoprire: bar, riviste gratuite, atelier di danza e laboratori di musica, proiezioni di film, dibattiti... Si tocca ciò che vivifica, anima ed entusiasma le persone: la condivisione e lo scambio, travestiti da rivendicazione  di un mondo più giusto, dove l'accesso alla proprietà immobiliare non è definito attraverso l'accesso alla proprietà, ma l'uso efficiente delle risorse. Esistono tanti spazi organizzati in questo modo che rivendicano più solidarietà, che sostengono e rafforzano il tessuto sociale e la coesione dei quartieri collocando il potenziale individuale al centro dell'organizzazione collettiva. A Roma, benché siano meno numerosi, lo stesso tipo di iniziative promuove il benessere sociale e propone svariate attività. Tuttavia, qui come altrove, è crisi: gli sgomberi procedono spediti.

A Barcellona, gli squat coniugano attività sociali e culturali

Ad Amsterdam, la normativa rafforza i toni

Amsterdam, capitale progressista, era nota anche per la flessibilità del diritto di accesso agli spazi vuoti, ma la legge che "proteggeva" gli abusivi è diventata più rigida l'anno scorso. Prima era sufficiente che lo spazio fosse vivibile secondo determinati standard e che si dimostrasse di non aver soggiornato per più di un paio di giorni. Le autorità potevano anche avviare misure di sgombero legali, ma queste erano lunghe e controverse. Oggi l’ingresso con scasso in un edificio giustifica l'intervento della polizia senza preavviso. Questa procedura, in generale, è la risposta fornita dalle autorità nell’Europa occidentale. Ma io trovo deplorevole questa esagerazione della burocrazia: cercando di proteggere i cittadini, uccide le aspirazioni di coloro che credono in un altro modello.

Case occupate ibride: Parigi e Berlino

In Francia, l'occupazione è quasi appannaggio dei soli artisti. E’ in nome del loro status di precari che pittori e musicisti reclamano il diritto di occupazione. A volte aprono le porte, ma lo spazio deve essere protetto da curiosi affinché resti luogo di ispirazione (in Spagna, il sistema è più inclusivo, non ci sono parametri di ammissibilità per entrare in un edificio) . La nostra generazione segna una svolta: nella migliore delle ipotesi, questi ritrovi vengono riconvertiti dai Comuni, che non tollerano l'occupazione in quanto gli immobili sono sopravvalutati e valgono una fortuna. Il compromesso per alcune zone consiste nel recupero dell’edificio occupato, (lo squat 59, rue de Rivoli ne è un esempio).

Con la benedizione di Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi

Visitando la Demeure du Chaos a Lione, mi sono resa conto di quanto la repressione dilaghi: l’antica struttura, in una proprietà privata, accoglie tantissima gente e dà libero spazio alle loro creazioni. Le visite sono ben accette ed è come passeggiare in un'oasi d'arte e genialità. E tuttavia, la giustizia ha ordinato la distruzione di più di 3000 opere. E’ stato avviato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma qualunque sia il risultato io non capisco la dimostrazione di forza del sistema francese.

Quello che ho visto di Berlino e dintorni mi porta a credere che la Germania sia il paese che meglio ha gestito la transizione giocando la carta del compromesso, senza sprecare energia, né dal punto di vista degli occupanti né da quello dei politici. Le Hauseprojekts sono ex squat attorno ai quali i collettivi si sono organizzati per ottenere le finanze necessarie all’acquisto degli edifici. E’ tipico di Berlino: "Povera ma attraente". Dove il costo della vita è ragionevole. L'occupante diventa proprietario per tutto il tempo in cui fa parte del "progetto casa", pagando una forma di affitto a basso costo. Alcuni lo considerano un compromesso contrario al principio degli squat, ma è certamente in linea con ciò che è accettabile per la maggioranza dei cittadini.

Democrazia locale

Non mi resta che visitare gli squat della Polonia. Qui questo tipo di iniziativa è più marginale. Si tratta di una eredità del comunismo, in cui l'uguaglianza era la regola? Forse qui essere un occupante non è ancora una necessità. Si conta un 20% di alloggi vivibili non utilizzati, mentre le persone colpite dalla crisi sono costrette a stare sempre più lontano dal centro a causa dell'inflazione. Occupare questi spazi vuoti è al limite della legalità, ogni giorno si viene minacciati da avvisi di sfratto da parte delle autorità. Essere occupanti è una scelta di vita, guidata da una fede ricca di ideali e valori, che dà un senso alla vita di alcuni ma non è sempre facile da seguire. Per fortuna esistono simili iniziative, soprattutto perché hanno realmente un impatto positivo sul quartiere in cui operano”.

Foto : (cc)margaretkilljoy/flickr ; squat 59rivoli : (cc)Interzone00/flickr ; squat Berlino : (cc)Jon Mountjoy/flickr