Berlino-Kreuzberg: la Festa del Sacrificio è il nostro Natale

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2011
É una mattinata di Novembre apparentemente come tante altre, e il quartiere di Kreutzberg si sveglia lentamente sotto il cielo grigio di una Berlino bagnata da una sottile pioggerella. Per più di 4 milioni di musulmani residenti in Germania è invece una giornata molto speciale: scopriamo insieme a Daniel Steiner la Festa del Sacrificio.

Daniel Steiner gira in tondo camminando sulle mattonelle della grande sala, alla ricerca dell'oratore della giornata; per essere più precisi, si tratta del suo sostituto: l'oratore scelto in precedenza è infatti partito improvvisamente in pellegrinaggio alla Mecca due giorni prima. “Può succedere”, spiega Daniel con un sorriso rilassato, “sono cose che bisogna prevedere”. D'altronde questa non è la prima Festa del Sacrificio di cui Daniel si occupa personalmente.

Questo trentaduenne dai capelli biondi e radi è infatti il presidente della congregazione musulmana germanofona di Berlino, la DMK-Berlin. Per la cerimonia che darà il via ufficiale ai festeggiamenti Daniel ha affittato a Kreutzberg un salone per matrimoni grande quanto un campo di pallamano, perfetto per l'occasione: anche se per il momento sono arrivati soltanto 70 membri della congregazione, per la festa più importante dell'Islam Daniel prevede almeno 400 credenti.

Sono quasi le otto e mezza, e la porta d'ingresso continua ad ondeggiare avanti e indietro. “Salam Aleikum fratello, sorella”, saluta Daniel scambiandosi baci e abbracci con ogni nuovo arrivato, che conosce quasi sempre di persona. L'abbigliamento generale è festivo, elegante, curato, e Daniel non è da meno, con la sua camicia bianca, l'abito nero e le scarpe lucide. La tradizione vuole infatti che si indossi un abito nuovo per la Festa del Sacrificio, e che ci si scambino dei regali, piccoli per gli amici e più grandi per i familiari. “La Festa del Sacrificio è il nostro Natale”, spiega Daniel mentre stende il primo tappeto da preghiera nel salone che nel frattempo si sta riempiendo. I tappeti, colorati e dai motivi orientali, devono essere tutti orientati verso la Mecca.

La sala si riempie mano a mano di suoni e di colori. Dagli altoparlanti risuona un canto i cui versi vengono ritmicamente ripetuti. Sono le melodie del Takbir, il canto di lode ad Allah. Nel frattempo, alcuni bambini giocano a rincorrersi, altri giocano con le biglie e le famiglie si salutano a voce alta.

Daniel distribuisce il testo della preghiera, in arabo con la traduzione in tedesco. É proprio la lingua tedesca infatti a riunire oggi qui a Berlino dei musulmani venuti da tutto il mondo; lo stesso Daniel è nato e cresciuto a Potsdam, “religioso come si poteva crescere religiosi nella DDR”, afferma, convertendosi poi all'Islam all'età di 22 anni.

Accanto ai tappeti da preghiera si accumulano intanto scarpe da ginnastica, stivali e scarpe di tela; in calzini, ognuno cerca un posto in cui sistemarsi. La collocazione dei fedeli è regolamentata: gli uomini si posizionano davanti sulla destra, le donne dietro di loro sulla sinistra, mentre sui tavoli in fondo prendono posto tutti quelli che sono esonerati dalla preghiera. Sono presenti nella sala anche un paio di non credenti, cosa che non pone alcun problema a Daniel: “Sono tutti i benvenuti”, afferma. Ad ogni modo, non si è voluta fare troppa pubblicità all'evento poiché nella Giornata della Moschea aperta (la Tag der offenen Moschee, in cui annualmente la moschea è aperta ai visitatori), è già successo che si presentassero dei malintenzionati alla ricerca del litigio, mentre la Festa del Sacrificio dovrebbe essere una festività da trascorrere in armonia con la propria famiglia.

L'altoparlante scricchiola. Daniel prende il suo posto tra gli uomini in fila davanti all'oratore. “Allah è il più grande, non c'è altro Dio al di fuori di Allah”: le parole pronunciate in arabo risuonano per tutta la sala, mentre Daniel ripete con gli altri credenti la parte corale della preghiera. Partecipare alla preghiera collettiva nel giorno d'inizio della Festa del Sacrificio è d'obbligo per ogni musulmano. I tre giorni di festa che seguono la cerimonia sono poi spesi a visitare amici e parenti. Anche Daniel ha già organizzato la sua serata, che trascorrerà facendo “il giro delle famiglie”, come lo definisce lui. E quando ci si ritrova in famiglia, si fa prima di tutto una cosa, “quella che ci riesce meglio: mangiare”, spiega Daniel sghignazzando.

Un quarto d'ora dopo la preghiera si conclude e Daniel si rialza immediatamente, mentre gli altri ascoltano il sermone dell'oratore comodamente seduti sui tappetini da preghiera. Prepara i piatti di carta, dispone le posate e sistema teglie e zuppiere su un grosso tavolo, e l'odore di aglio e di spezie comincia già a diffondersi in tutta la sala. Sul tavolo da buffet non è rimasto nemmeno un centimetro di spazio libero: salame di cioccolato, insalata di patate con la maionese, riso alle verdure, pizza turca , pane arabo e yogurt – la scelta delle pietanze è varia e colorata come le persone nella sala. “Buona Festa del Sacrificio”, intona Daniel stringendo molte mani, mentre i primi fedeli iniziano ad accalcarsi intorno alla tavola imbandita. Daniel è l'unico a non avere il tempo di mettersi in coda: “Non fa niente”, dice sorridendo, intento ad aggiungere tre zollette di zucchero al suo caffé, “in qualche modo devo pur perdere un po' di calorie!”. Nei prossimi tre giorni ce ne saranno di sicuro abbastanza.

Partecipare alla preghiera collettiva nel giorno d’ inizio della Festa del Sacrificio è d’obbligo per ogni musulmano. Nei tre giorni di festa restanti ci si fa visita a vicenda fra amici e parenti. Anche Daniel ha la serata già organizzata. “ Fare il giro delle famiglie “, come lo definisce lui. Quando ci si ritrova con le famiglie si fa più di tutto una cosa. “Facciamo quello che ci riesce meglio”, ci spiega Daniel sghignazzando, “mangiamo”.

Foto: (cc)Dr. Pat/flickr; (cc)Travlr/flickr