Berlinale 2011: tra giovani registi e impegno politico

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 14 febbraio 2011
Un anno dopo i festeggiamenti per il 60° anniversario, il Festival Internazionale di Berlino, dal 10 al 20 febbraio, si rimette a nuovo. Invece del glamour, l’evento ha scelto una grande varietà di giovani registi come protagonisti di un’edizione contrassegnata dall’impegno politico.

Berlino non è Cannes

Nonostante gli organizzatori abbiano cercato di dare alla città tedesca una nota di classe, l’azzurro del mare e l’orizzonte sereno della cittadina francese hanno poco da invidiare al cielo cupo di Berlino, tipico di questo periodo uggioso di fine inverno. In ogni caso, non mancano le celebrità. Jeff Bridges e i fratelli Coen hanno calpestato per primi il tappeto rosso della piazza Marlene-Dietrich, non certo per presentare un improbabile sequel del film The big Lebowski, ma per la prima europea del loro film western, True Grit. Possiamo anche contare sulla partecipazione di Madonna. Fedele alle sue abitudini, la cantante ha annunciato che condividerà giusto qualche minuto del suo film W.E. con una schiera ristretta di privilegiati.

Ma il parterre delle celebrità non ha un grande effetto a Berlino dove i vip rimangono personaggi marginali. Se il festival di Cannes gioca la carta del glamour, quello di Berlino vuole rimanere vicino al suo pubblico; come da consuetudine, infatti, una dozzina di piccoli cinema di quartiere, per un totale di 21 sale, lavorano in collaborazione con il festival, per far sì che l’evento sia accessibile a un pubblico più ampio.

La gioventù e le sue tribolazioni

Questa nuova edizione prevede la partecipazione di giovani registi, i cui film portano sulla scena il grido senza speranza dei trentenni con problemi relazionali. Nel suo film drammatico Come Rain, Come Shine, Lee Yoon-Ki racconta la storia di una coppia alla ricerca di un senso, in una pellicola spettacolare che tiene il pubblico con il fiato sospeso. Gli stessi dubbi e incertezze vengono rappresentati nel film The Future di Miranda July, dove una coppia si trova a combattere contro la progressiva alienazione, dovuta a una costante connessione su internet. Questa ricerca infruttuosa della felicità si ritrova inoltre al centro della produzione tedesca Schlafkrankheit di Ulrich Kohler.

Ugualmente in competizione, Pina è l’omaggio di Wim Wenders alla ballerina e coreografa Pina Bausch, deceduta nel 2009. Nonostante le numerose zone d’ombra che tuttora circondano questa pellicola, si sa che il film si basa su un gioco estetico fra danza e cinema presentato in 3D, che stuzzica la curiosità di numerosi esperti cinefili. Fra gli altri film attesi, in particolare nella sezione Panorama, troviamo il sequel di Tropa de Elite di Jose Padilha che si svolge nelle favelas di Rio de Janeiro, o The Devil’s Double di Lee Tamahori, un film di fantascienza dove un cavaliere nero semina il caos al suo passaggio. Da non dimenticare ugualmente la sezione Forum, che presenterà come d’abitudine film sperimentali provenienti da tutto il mondo, dedicata anche quest’anno alla proiezione di opere selezionate di Ingmar Bergman.

In gara per l’Orso d’oro, che verrà conferito il 19 febbraio a uno dei 16 film in competizione.

Solidarietà con Jafar Panahi

La programmazione del Festival sembra riscuotere successo fra gli abitanti di Berlino, che da lunedì scorso fanno a gara per i biglietti. Tuttavia una poltrona resterà vuota, in onore del regista iraniano Jafar Panahi, membro della giuria, ma vittima delle autorità del suo paese. Una manovra politica dovuta al successo, secondo la critica internazionale, dei suoi film che si schierano apertamente a difesa dei diritti umani e mettono a nudo verità scomode . Che si tratti della causa delle donne in Hors Jeu – premiato del Gran Premio della Giuria nel 2006 – o della questione sociale in Sang et Or – ricompensato a Cannes nel 2003 – il suo impegno e talento gli hanno valso l’invito nello scorso marzo a partecipare alla giuria dell’edizione 2011 della Berlinale.

Il profilo internazionale di Jafar Panahi non ha comunque impedito alle autorità iraniane di attaccarlo ancora una volta; in questa occasione al fianco del suo collega, il regista Mohammad Rasoulof che racconta del loro presunto progetto di girare un film sulla rivolta anti-governo dell’estate 2009. La sentenza è stata pronunciata lo scorso dicembre. Panahi e Rasoulof sono stati condannati a sei anni di reclusione e 20 di interdizione professionale. In solidarietà con la loro lotta per la libertà di espressione in Iran, il festival ha deciso di proiettare quattro lungometraggi e alcuni cortometraggi di Panahi nel quadro della programmazione ufficiale. Una sedia vuota simboleggerà la sua assenza in seno alla giuria.

Dieter Kosslick, il direttore del festival, ha sottolineato l’importanza di un tale messaggio nel contesto dei tumulti nel mondo arabo, commento che potrebbe essere inteso anche nel contesto della realtà iraniana: : “Chi avrebbe mai creduto, appena un mese fa, che alcuni di noi avrebbero rinunciato alle loro vacanze sotto il sole della Tunisia?”, ha detto in tono ironico. Questo è il tono del Festival Internazionale di Berlino, seppure in netto contrasto con il silenzio che circonda un’altra faccenda.

Iran, Russia: un’arma a doppio taglio

Cyril Tuschi è sotto pressione. Una settimana fa, lo studio berlinese del regista tedesco è stato saccheggiato e fra i computer rubati c'erano quelli contenenti la versione finale del suo documentario, Khodorkovski. Per cinque anni, Tuschi ha messo insieme 180 ore di interviste di parenti stretti, collaboratori e uomini politici collegati all’oligarca russo Mikhail Khodorkovski. Incarcerato dal 2003, condannato per appropriazione indebita e evasione fiscale, alcuni osservatori lo vedono come una vittima dissidente del sistema del Governo Putin. Il film, che dipinge il ritratto di Khodorkovski, rivela la corruzione dietro la facciata ufficiosa della Russia. Fortunatamente, una versione della pellicola inviata da Tuschi al festival verrà comunque proiettata, nonostante l’assenza dei portavoce russi del regista. Questi ultimi, in un primo tempo, contavano di partecipare all’anteprima, ma successivamente hanno disdetto il loro viaggio per timore delle rappresaglie.

21 sale cinematografiche della città di Berlino partecipano alle proiezioniDue pesi e due misure? Se da una parte erano prevedibili le reazioni sulla questione iraniana, l’argomento collegato alla Russia sembra invitare gli organizzatori a una maggiore cautela . Effettivamente, una semplice condanna delle violenze e delle intimidazioni contro un regista indipendente e il suo lavoro, qualunque siano gli autori, sarebbe stata sufficiente. Al contrario, la Berlinale ha preferito il silenzio.

Possiamo rallegrarci per un festival più vicino al pubblico e dalla programmazione ricca e variegata, ma resta il fatto che, per quanto riguarda l’impegno politico, ci saremmo aspettati maggiore coerenza.