"Berberian Sound Studio": decostruzione di un "giallo"

Articolo pubblicato il 16 novembre 2012
Articolo pubblicato il 16 novembre 2012
Uno tra i film più attesi a Sitges era proprio quello di Peter Strickland, uno dei principali esponenti del cinema europeo, che vedremo al 45º Festival del Cinema Fantastico della Catalogna. Una pellicola inglese che rende omaggio, da lontano, al cinema italiano più sovversivo.

"Berberian Sound Studio" (Peter Strickland, 2012), pellicola attesa al festival di Sitges, vuole essere un tributo – uno dei tanti – al film giallo: appellativo reso noto dal cinema horror italiano degli anni Settanta. Un genere che ha fatto scuola, con numerosissimi proseliti, talenti indiscussi non solo dell'horror, ma del cinema in generale: stiamo parlando di artisti del calibro di Dario Argento (che, per inciso, presenterà al Festival il suo Dracula, in una spregiudicata versione 3D) o di Lucio Fulci.

Le influenze del genere giallo nel cinema horror sono ampie e ancora presenti praticamente ovunque: dall'inflazionato thriller che di norma prevede un assassinio con coltello, passando per il sottogenere slasher, fino alla torture porn (oggi molto in voga). Tuttavia, ciò che più colpisce di "Berberian Sound Studio" è il suo approccio al genere giallo, decisamente più esplicito: così esplicito da prefiggersi come obiettivo la realizzazione stessa di questo genere di film.

L'attore protagonista veste i panni di un fonico inglese che viene assunto da un eccentrico regista horror italiano per incidere il suono del suo ultimo film. Fin dall'inizio, durante i primissimi istanti che servono a stabilire una relazione tra l'opera e lo spettatore, il metalinguaggio utilizzato va ben oltre la trama effettiva del film. Se la storia è un omaggio alla realizzazione di questo genere di questi film, il film stesso è uno strano esercizio cinematografico dove la narrazione convenzionale lascia il posto ad un sogno angosciante, nel quale lo spettatore viaggia insieme al protagonista, inabissandosi nelle profondità del proprio linguaggio cinefilo. È decisamente "metafiction" – un termine ormai popolare per via dell'abuso di volta in volta crescente in televisione (Community o 30 Rock, tra gli altri) – che, anche al culmine del film, si permette diversi minuti di passaggi quasi brechtiani. Un vero piacere!

A volte più vicino al cinema sperimentale, incluso il genere documentaristico, Berberian Sound Studio è un'opera d'arte che, ovviamente, non può essere giudicata alla stregua di un film convenzionale. Occorre uno sforzo, ma ne vale la pena. Uno di quei lavori che lasciano un marchio a fuoco sulla retina di chi osserva, grazie ai suoi suoni onirici e all'enigmatica interpretazione del favoloso Toby Jones.

Il film è stato accolto a Sitges tra – insolenti – fischi, ma anche applausi di coloro che hanno compiuto la fatica di immergersi in questo universo particolare e bizzarro: un universo che cerca di esaltare una maniera di fare cinema che, senza dubbio, è oramai scomparsa.

Foto: © pagina facebook ufficiale di Berberian Sound Studio; nel testo, © Artificial Eye. Video: ArtificialEyeStudio/YouTube.