Benvenuti negli Stati Uniti d’Europa

Articolo pubblicato il 25 marzo 2013
Articolo pubblicato il 25 marzo 2013
United States of Europe è una mostra itinerante dedicata all’identità europea e all’Europa di oggi. Il tema non è dei più semplici e il progetto parla dell’identità europea come prodotto dei confini geografici, ma anche come risultato della complessa macchina amministrativa di Bruxelles (impenetrabile ma potente). Cafebabel.
com è andato a dare un'occhiata durante la tappa parigina e vi propone una critica internazionale: italo-polacco-tedesca.

Esiste o no un'identità europea? Per circa 10 mesi la domanda ha attraversato l'Europa sulla scia dell'esposizione “United States of Europe”. Tuttavia, non è solo Johanna Suo, collaboratrice del Goethe Institut di Parigi e creatrice del progetto della mostra, a interrogarsi sulla questione. Oggi più che mai, la domanda è di grande attualità nel vecchio continente. Dei 27 paesi che compongono l'Unione Europea, soltanto dieci fanno parte del percorso itinerante dell’esposizione, passata per la capitale francese a febbraio, trascinandosi dietro un vento di domande, e risposte, poco incoraggianti. E, soprattutto, facendo prova dello scarso interesse mostrato dagli stessi francesi, ma non solo, dovuto probabilmente all’eloquente mancata partecipazione di quei paesi europei che proprio oggi affrontano una crisi economica, finanziaria e politica: Italia, Grecia e Spagna.Ma, al di là dei dubbi e delle incertezze che riguardano i paesi mediterranei, la mostra lancia un singolare grido d'aiuto nel desolato panorama europeo sempre più assorbito da questioni bancarie e monetarie, tentando di fare appello a una coscienza comune e di ricordare agli europei che non dovrebbero esistere solo identità nazionali, prive di senso e utilità se inserite in un contesto internazionale. Attraverso i lavori e le opere di numerosi artisti, come Kyriaki Costa, Anna Konik e Anu Pennanen, non è difficile intuire che ci sono ancora molti spunti e soluzioni che ancora non abbiamo esplorato, perché troppo concentrati sulle nostre piccole faccende locali.E che non ci dovrebbe essere bisogno di una mostra per ricordarci che prima di essere cittadini francesi, polacchi, italiani o tedeschi, siamo europei.

Flavia, Italia

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Nel 2009, in occasione delle elezioni al Parlamento europeo, la percentuale di partecipazione ufficiale è stata del 43%. Un gruppo di artisti ha deciso di prendere la parola e, attraverso l’arte, di porre una domanda fondamentale per l’integrazione europea: esiste davvero un’identità europea? Da qui la genesi di un progetto che mira non soltanto all’apertura del dibattito ma anche alla diffusione di tale concetto, qualunque esso sia. Ognuno ha risposto in maniera diversa, presentando il proprio punto di vista su tutti gli stati europei. La cipriota Kyriaki Costa ci mostra un elicottero che trasporta monumenti celebri in un luogo sconosciuto ponendosi al tempo stesso un quesito: e se l’identità comune portasse alla perdita del patrimonio individuale? Il gruppo irlandese Kennedy-Browne focalizza la propria attenzione sull’aspetto economico dell’integrazione e ci fa ascoltare la delusione degli impiegati di una grande azienda. Personalmente, sono rimasta colpita dall’installazione dell’artista estone Tanja Muravskaja, che non si limita a ragionare sulla sola identità europea ma va oltre, chiedendosi se esista una razza europea. La serie di soldati rasati, tutti pallidi e identici, colpisce lo spettatore e lo costringe a respingere una tale idea raccapricciante. Questo piccolo campione potrebbe bastare a far emergere la vera domanda: l’identità europea non è forse un’invenzione politica?

Anna, Polonia

"Il concetto di viaggio senza confini europei rimane comunque banale per la mia generazione, cresciuta a suon di Erasmus e Interrail"

"United States of Europe" si propone non solo come esposizione d’arte, ma anche come studio sociologico e piattaforma di discussione paneuropea. Questo progetto, dai molti obiettivi, è dedicato alla famigerata "identità europea”, un tema che, secondo alcuni, potrebbe spingere a darsela a gambe levate invece di invitare a riflettere. Programma troppo ambizioso per un progetto interessante? Proposte in cui si invita a elaborare “interpretazioni artistiche dell’Europa”, a dir la verità, mi sembrano senza senso e senza nessuna matrice europea. Peccato anche per le difficoltà finanziarie, in alcuni casi terribilmente evidenti, come la mancanza di traduzioni nelle altre lingue, a parte quelle considerate più importanti. Il progetto, però, sbalordisce per la cura dei dettagli: la guida alla mostra, ad esempio, è fatta come un passaporto, che riporta la scritta “United States of Europe”. Anche se, a dirla tutta, il concetto di viaggio senza confini europei rimane comunque banale per la mia generazione, cresciuta a suon di Erasmus e Interrail. Ad esempio, faccio davvero fatica a ricordare i tempi in cui in Italia si pagava in lire o bisognava passare il controllo alla dogana per andare in Repubblica Ceca. Sfogliando la guida al museo che indica gli artisti venuti da tutti gli angoli del continente per partecipare all’esposizione, mi ricordo che all’epoca mi divertivo a dare il mio indirizzo così: Universo – Via lattea – Sistema solare – Europa – Germania… Se dovessi presentarmi oggi, non utilizzerei la frase "Sono europea" e ammetto di non esprimere uno straordinario sentimento di eurofilia. Dopo aver visto la mostra, so almeno che non è un mio problema personale, ma una preoccupazione, questa sì, “europea”.

Kathrin, Germania

Inaugurata a Łódź (Polonia), l’esposizione itinerante United States of Europe è passata da Finlandia, Lituania, Portogallo, Cipro, Germania, Bulgaria e Francia. Prossima stazione: Cork (Irlanda), dove rimarrà sino al 31 marzo 2013, prima di concludersi nella capitale europea, Bruxelles.

Foto: copertina ©United States of Europe; testo ©Guillaume Coulanges